Sviluppi significativi sulla vicenda di Claudio e Federico Paganelli, bloccati dall’esercito israeliano. Sono 29 gli italiani trattenuti. La Farnesina chiede chiarimenti urgenti.
Livorno, 20 Maggio 2026 – Ci sono importanti e concitati aggiornamenti sulla sorte di Claudio e Federico Paganelli, fermati a bordo della Global Sumud Flotilla. Il caso che coinvolge i due attivisti livornesi, Israele e la diplomazia internazionale è in rapida evoluzione. Infatti, l’operazione della marina militare in acque internazionali si è conclusa con il blocco totale delle imbarcazioni.
Attualmente, i nostri concittadini si trovano al porto di Ashdod. Insieme a loro, ci sono altri 27 passeggeri di nazionalità italiana e oltre 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo.
Il giallo del blitz: la smentita sui feriti
Nelle ultime ore, si è acceso un forte scontro informativo sulle modalità dell’abbordaggio che ha coinvolto gli attivisti livornesi. Israele, tramite una nota ufficiale dell’esercito (Idf), ha smentito la presenza di feriti.
Secondo i militari, l’operazione è avvenuta dopo ripetuti avvertimenti, utilizzando esclusivamente mezzi non letali. Al contrario, la famiglia Paganelli e i portavoce della Flotilla avevano denunciato con forza l’apertura del fuoco. Inoltre, per protestare contro il fermo, ben 87 passeggeri hanno iniziato uno sciopero della fame.
L’intervento della Farnesina
Nel frattempo, il Ministero degli Affari Esteri a Roma sta guidando una complessa trattativa. Il Ministro Antonio Tajani ha attivato tempestivamente i canali diplomatici, chiedendo una verifica urgente circa l’uso di proiettili di gomma.
Di conseguenza, l’Ambasciata d’Italia ha richiesto l’accesso consolare immediato. L’obiettivo è incontrare i 29 connazionali trattenuti per accertarsi del loro reale stato di salute e garantire la tutela dei diritti fondamentali.
I due scenari per il rientro
Quali sono, quindi, i tempi per il ritorno a casa di Claudio e Federico Paganelli? Secondo le prime indiscrezioni legali, si profilano due possibili strade:
Il rimpatrio volontario accelerato:
Se accetteranno di firmare il foglio di via volontario, le procedure saranno immediate e il rientro in Italia potrebbe avvenire già nelle prossime ore.
L’espulsione giudiziaria coatta:
Se, al contrario, decideranno di non firmare il documento per protesta politica, la procedura passerà per le vie legali. In questo caso, i tempi di permanenza nelle strutture di accoglienza rischiano di dilatarsi di ulteriori 24 o 48 ore.
L’attenzione dell’intera comunità resta altissima sulla vicenda dei due attivisti livornesi. Israele è ora atteso a fornire risposte formali e rapide alle autorità consolari italiane.