99 anni al regista più longevo d’Italia
Le parole servono ad arrivare a un concetto, non a caso il linguaggio esprime opinioni, preferenze e può rivelare saggezza, anche col primo modo di vedere il mondo: lo sguardo.
Le parole, i concetti, le immagini, evocano sentimenti, ma descrivere una vita è impossibile con frasi, aforismi e poesie. Esse ambiscono alle idee, ma gli artisti, a volte, hanno talmente tanto da dire che il loro retaggio crea un alone immenso.
Nel cinema, si parla di occhi, penne, spiriti audaci e sprezzanti di regole, che mai sarebbero stati tali seguendo altre vie.
Compie novantanove anni Amasi Damiani, nato il 26 di settembre del 1927, appartenente al mondo della prima cinematografia indipendente, che vide gli albori dei lavori di Federico Fellini.
Invero, Damiani fu allievo e aiuto regista di Roberto Rossellini, il quale comprese come il giovane Amasi, bramasse la creazione di un suo cinema, libero, a tratti calligrafico, ma sempre con una propria narrazione dove il vero è corteggiato da sguardi, intenzioni e intimi desideri.
Damiani non ha solo spaziato tra i generi della commedia e del western, ma ha collaborato con autori come Risi, Comencini e Monicelli.
Speciale l’amicizia che ha legato lui e la moglie Adriana Lamacchia a Giulietta Masina, con la quale ebbero idee su come poter incidere nell’industria del tempo.
Damiani si è concesso negli ultimi anni, anche al genere documentaristico: dai grandi artisti della tradizione pittorica italiana, creando dei veri e propri docu-film, fino a lavori impegnati per il sociale, rivolti anche alla sua Livorno.
Questa è la città dove aprì la ‘New Race’, scuola di cinema per giovani registi e amatori della settima arte, nel 2010. Ma non si è mai fermato. Le esperienze di Roma, i premi arrivati dopo decenni, si pensi quello ricevuto al Campidoglio, a Roma, il 20 settembre 2023 “Premio alla Carriera ‘Premio Cinema Indipendente-Sergio Pastrone’ –”, hanno confermato un certo valore quando Amasi è tornato a uno dei suoi primi amori: il teatro.
Sono degli ultimi anni, opere messe in scena come “Processo a Dio”, “Stato contro Nolan”, “La Commedia di Candido”, “L’alba a Mezzanotte” dalla penna di Stefano Massini, oppure “La Diva”, ideata dal fratello Alberto Damiani, che ne fanno un instancabile operatore che della regia, anche teatrale, ne ha fame, bisogno, ma sempre per voglia di trovare una bellezza antica.
Del suo cinema c’è molto, ma oltre agli ultimi lavori, tutti girati a Livorno come “Emozioni” e “Oltre l’Amore”, si sa solo che dal 5 di ottobre cominceranno le riprese di un altro film chiamato “Il Bello della pazzia”.
Un longevo regista, attualmente il più anziano, ancora in vita ed ancora in attività, con l’anima curiosa di un fanciullo, rimasta la stessa di quando conobbe Antonio De Curtis, in arte Totò, Erminio Macario, Silvio Noto ed Anna Magnani.
Riconosciuti i suoi film con riferimenti unici, come ‘inetichettabili’, ‘indefinibili’, mentre lui stesso chiamato, simpaticamente, ‘anarchico del cinema’ o ‘pittore del cinema italiano’, ha attirato l’interesse di una produzione locale, che ha attualmente in lavorazione un documentario sulla sua figura di regista titolata in maniera omonima a una sua opera: “La Regia è finita? – Amasi Damiani ritratto di un autore libero” . Questa riprende una pellicola di Amasi Damiani del 1977, e Umberto Vivaldi Jr. , regista indipendente e giovane assistente alla regia di produzioni italiane, vuole scoprire di più sul concittadino labronico.
Dopo una vita di arte e bellezza, tra set e produzioni internazionali, vedi quelle americane e orientali, e qui si ricorda uno dei suoi lavori più di nicchia come “I nomi di Dio” realizzato per la RAI, oppure il film “Jesus” primo e unico lavoro a ricevere il logo del Vaticano per il Giubileo del 2000, il ciak è ancora in piena ripresa.
Non ancora giunti allo stop, si continua a girare la linea di una lunga vita, ricca di ricordi e ancora da guardare per i prossimi lavori. Auguri Amasi Damiani, felicitazioni all’ultimo Maestro del primo cinema autorale e indipendente.