Ad Atreju la ministra dell’Università risponde agli studenti di Medicina citando Berlusconi. Pioggia di critiche: “Insulti invece di ascolto”
Roma, 12 dicembre 2025 – Succede ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia a Roma. Durante un dibattito dedicato all’università, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini viene interrotta da un gruppo di studenti di Medicina, in mobilitazione contro il nuovo “semestre filtro” per l’accesso alla facoltà.
«Non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno», protestano i ragazzi. Il riferimento è alla seconda prova d’ingresso, giudicata durissima dopo un primo appello in cui era passato poco più di uno studente su dieci.
Dal palco, la ministra decide di rispondere non solo nel merito ma anche sul piano simbolico. Prende in prestito uno slogan storico di Silvio Berlusconi e lo rovescia sui contestatori: «Sapete cosa diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità».
Parole che accendono il clima in sala: parte l’applauso del pubblico di Atreju, mentre gli studenti continuano la protesta. La ministra, dopo lo scambio, scende dal palco e prova a parlarci direttamente, ricordando gli investimenti rivendicati dal governo – circa 9,4 miliardi per l’università e oltre 800 milioni per le borse di studio – e rilanciando con una domanda polemica: «Stavate meglio pagando 30 mila euro?»
Fuori dalla festa, però, esplode la bufera. Esponenti del Partito Democratico parlano di «ragazze e ragazzi che protestano legittimamente contro una riforma rivelatasi un colossale flop» e accusano Bernini di aver scelto l’insulto invece del confronto. C’è chi arriva a chiederne le dimissioni.
Da sinistra, Rifondazione Comunista ribalta la frase: «Meglio comunisti che berlusconiani». Da +Europa, Riccardo Magi critica duramente il tono della ministra, accusandola di “bullizzare gli studenti” invece di fare autocritica sulle modalità di accesso a Medicina. La stessa frase – «Siete dei poveri comunisti» – diventa immediatamente una clip virale, rilanciata da testate, social e talk show. In poche ore il caso esce dai confini della festa di partito e diventa un tema nazionale.
Al netto delle bandiere politiche, il punto sollevato dagli studenti è molto concreto: il semestre filtro e le nuove prove di accesso a Medicina rischiano, secondo loro, di trasformarsi in un anno perso per molti, aumentano stress, ansia, ricorso allo psicologo e, denunciano i collettivi, situazioni di forte disagio e casi estremi. Gli universitari non stavano contestando «una persona», ma una scelta istituzionale: la riforma dell’ingresso a Medicina, varata dal ministero, che giudicano inefficace e confusa.
Il nodo politico e comunicativo è semplice: è accettabile che una ministra della Repubblica, di fronte a una protesta studentesca, etichetti chi contesta come «poveri comunisti» e «inutili»? Da un lato, Bernini rivendica il diritto di rispondere agli slogan con altri slogan, ricordando di essere «abituata alle contestazioni» e di voler parlare con gli studenti fuori dai cori da stadio. Dall’altro, resta l’immagine di un’esponente di governo che, invece di abbassare i toni, sceglie un linguaggio divisivo, richiamando un lessico da campagna elettorale proprio mentre dovrebbe rappresentare tutti gli studenti, anche quelli che non la votano.
E qui arriva la domanda finale: una ministra che etichetta un gruppo di studenti che protestano per il loro percorso di studi… è tutto a posto?