Moschee abusive? Dopo le polemiche il caso arriva in Prefettura

Il Comitato per l’ordine e la sicurezza affronta il tema dei locali utilizzati come luoghi di culto. Il Comune farà verifiche su destinazioni d’uso e requisiti di sicurezza

Sede della Prefettura di Livorno
La Prefettura di Livorno ha avviato un tavolo di confronto per le verifiche sui locali adibiti a luoghi di culto.

La questione era stata sollevata pubblicamente anche dalla Lega, che nei mesi scorsi aveva indicato alcuni fondi del centro, tra cui quelli di via dell’Angiolo e piazza Garibaldi, chiedendo verifiche sulla loro regolarità.

Questa mattina la Prefettura di Livorno ha riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica proprio per affrontare il tema dell’utilizzo di alcuni immobili formalmente destinati ad attività associative, culturali, commerciali o artigianali, ma che, secondo le segnalazioni ricevute, potrebbero essere adibiti stabilmente o prevalentemente a luoghi di culto.

Il comunicato ufficiale della Prefettura non indica né le confessioni religiose né gli indirizzi degli immobili interessati, ma il contesto nel quale nasce la riunione riconduce inevitabilmente il confronto anche alla questione dei locali utilizzati come luoghi di preghiera islamici.

Il Comune farà i controlli

Il Comune di Livorno ha accolto la richiesta della Prefettura e procederà, attraverso gli uffici tecnici e la Polizia municipale, agli accertamenti sui locali segnalati.

Per ciascun immobile sarà verificata la destinazione d’uso autorizzata e la sua corrispondenza con l’attività concretamente svolta.

Qualora emergessero irregolarità, il Comune valuterà i provvedimenti conseguenti nell’ambito delle proprie competenze.

«Di fronte alle segnalazioni e alle preoccupazioni manifestate dai cittadini – ha dichiarato il prefetto Giancarlo Dionisi – ho chiesto che venga fornita una risposta chiara, documentata e priva di ambiguità».

L’obiettivo è stabilire se nei locali interessati vengano svolte occasionalmente attività di preghiera oppure se questi siano utilizzati in maniera stabile e organizzata come veri e propri luoghi di culto.

Destinazione d’uso e sicurezza

La Prefettura sottolinea che non si tratta soltanto di una questione formale.

Dalla destinazione effettiva dell’immobile dipendono infatti requisiti riguardanti agibilità, accessibilità, capienza, sicurezza degli impianti, vie di esodo, condizioni igienico-sanitarie e prevenzione incendi.

Le Forze dell’ordine continueranno inoltre a monitorare gli eventuali aspetti riguardanti l’ordine e la sicurezza pubblica.

«La libertà di culto deve essere garantita»

La Prefettura precisa contemporaneamente che la libertà di culto non è in discussione.

«La libertà di culto deve essere garantita a tutti e senza discriminazioni, ma deve essere esercitata in luoghi regolari e sicuri», afferma Dionisi.

E chiarisce che le stesse regole valgono per una moschea, una chiesa, un tempio di qualsiasi confessione o qualsiasi altro spazio aperto alla partecipazione collettiva.

«Nessun diritto viene messo in discussione – conclude il Prefetto – ma non possono esistere zone franche rispetto alla legalità, alla destinazione d’uso e alla sicurezza delle persone».

Adesso saranno quindi gli accertamenti tecnici del Comune a stabilire se i locali segnalati siano effettivamente irregolari e, eventualmente, sotto quali profili.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.