Orti Urbani, Salvetti: «Tutto in regola». Il Comune non fermerà Frangerini

Il sindaco difende le scelte su via Goito: l’edificabilità esiste da anni ed è stata ridotta dall’Amministrazione. Nessun acquisto pubblico dell’intera area e nessun blocco al privato, purché il futuro progetto rispetti il Piano

Il sindaco Luca Salvetti durante una conferenza stampa a Livorno
Il sindaco Luca Salvetti ha chiarito la posizione del Comune sulla vicenda degli Orti Urbani di via Goito.

È questo uno dei punti più chiari emersi dalla conferenza stampa del sindaco Luca Salvetti sulla vicenda di via Goito.

La posizione di Palazzo Civico resta quella già espressa nelle scorse settimane: l’acquisto dei terreni è avvenuto attraverso una procedura giudiziaria regolare e la possibilità di costruire su una parte dell’area esiste da molti anni, ben prima dell’arrivo di Frangerini e dell’attuale amministrazione.

Il Comune, dunque, non mette in discussione il diritto del nuovo proprietario a presentare un progetto.

Questo non significa però carta bianca: qualsiasi intervento dovrà rispettare le previsioni urbanistiche, le procedure autorizzative e i limiti stabiliti dal Piano.

«Il Comune era già intervenuto»

Salvetti ha respinto anche una delle critiche più frequenti delle ultime settimane: quella di un’Amministrazione rimasta immobile fino all’asta.

Secondo la ricostruzione del sindaco, il Comune sarebbe intervenuto già negli anni precedenti attraverso gli strumenti urbanistici, riducendo progressivamente la capacità edificatoria dell’area fino agli attuali circa 4.500 metri quadrati.

La grande maggioranza del comparto dovrebbe invece rimanere destinata a verde, parco e agricoltura urbana.

La scelta politica dell’Amministrazione è stata quindi quella di ridurre quanto si poteva costruire, non di cancellare completamente l’edificabilità.

Perché il Comune non ha comprato tutto?

Salvetti ha spiegato anche perché Palazzo Civico non abbia scelto di acquistare l’intero comparto.

Secondo il sindaco, spendere oltre un milione di euro di risorse pubbliche per acquisire tutti i terreni sarebbe stato difficilmente giustificabile, considerando che con l’attuazione della previsione urbanistica una parte largamente maggioritaria dell’area dovrebbe comunque diventare verde pubblico.

In sostanza, la posizione del Comune è: non utilizzare denaro pubblico per acquistare integralmente un terreno quando gran parte di quella superficie dovrebbe successivamente passare alla collettività attraverso la trasformazione urbanistica.

Frangerini può andare avanti, ma dentro le regole

Sul rapporto con il costruttore, Salvetti continua inoltre a sostenere che l’Amministrazione non fosse stata informata preventivamente della sua intenzione di partecipare all’asta.

La vendita giudiziaria e le decisioni urbanistiche del Comune restano quindi, secondo Palazzo Civico, due piani distinti.

Adesso però Frangerini è il proprietario dell’area.

E finché presenterà un progetto compatibile con ciò che il Piano consente, il Comune non sembra intenzionato a impedirne la realizzazione.

È questo il punto che segna anche la distanza più evidente con chi protesta contro l’intervento.

Una parte dei cittadini chiede infatti di preservare integralmente il terreno e di evitare qualsiasi nuova costruzione. La linea dell’Amministrazione è diversa: mantenere la grande maggioranza dell’area a verde, ma consentire l’edificazione nella quota prevista dagli strumenti urbanistici.

Il vero confronto ora è sul progetto

La partita, dunque, si sposta sul progetto che Frangerini presenterà.

Dovranno essere chiariti la superficie realmente impermeabilizzata, la posizione degli edifici, parcheggi e accessi, la gestione del verde e soprattutto quale spazio resterà per l’agricoltura urbana.

Ma dal punto di vista politico la conferenza di Salvetti chiarisce un elemento importante:

Palazzo Civico non intende azzerare l’edificabilità di via Goito né bloccare Frangerini soltanto perché una parte della città contesta l’intervento.

La linea è quella di far rispettare il Piano.

Ed è proprio su questa scelta — consentire di costruire sul 20% circa del comparto invece di preservare integralmente l’area — che continuerà inevitabilmente il confronto sugli Orti Urbani.

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