Il circolo livornese e Legambiente Toscana presentano le osservazioni al progetto ENI per il parco eolico galleggiante: attenzione a navigazione, pesca, biodiversità e possibile connessione con Darsena Europa e riconversione della raffineria

Legambiente apre il confronto sul progetto ATIS, il grande impianto eolico offshore galleggiante promosso da ENI, sottolineandone le potenzialità per la transizione energetica ma chiedendo allo stesso tempo ulteriori approfondimenti nella fase di Valutazione di Impatto Ambientale.
Il circolo Legambiente di Livorno e Legambiente Toscana hanno infatti presentato una serie di osservazioni alla documentazione progettuale, evidenziando come un’infrastruttura di questo tipo possa rappresentare un’importante opportunità per il territorio, a condizione che vengano affrontati con attenzione gli aspetti legati alla sicurezza della navigazione, alla tutela dell’ambiente marino e alla convivenza con le attività economiche tradizionali.
Secondo Legambiente, il progetto ATIS si inserisce in un momento storico caratterizzato da una forte crisi energetica e climatica, con la necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Un’opportunità per il sistema Livorno
Per l’associazione ambientalista, l’impianto potrebbe assumere un ruolo strategico anche per il futuro della costa livornese, in particolare in relazione a due grandi interventi in corso: la nuova Darsena Europa e la riconversione della raffineria ENI.
La nuova infrastruttura portuale avrà infatti un crescente fabbisogno energetico, anche in relazione alla possibilità di fornire energia elettrica alle navi durante la sosta in porto.
Secondo Legambiente, una quota significativa di questa energia potrebbe provenire proprio da fonti rinnovabili come l’eolico offshore.
Anche il percorso di trasformazione della raffineria ENI, con la prospettiva della produzione di idrogeno, potrebbe beneficiare della disponibilità di energia rinnovabile prodotta dall’impianto.
“Per adeguare ATIS a queste esigenze – sottolinea Legambiente – sarebbe necessario valutare un diverso dimensionamento dei cavi e delle sottostazioni galleggianti, prevedendo anche la possibilità di un collegamento con un futuro cavidotto diretto verso il porto di Livorno”.
L’associazione intende inoltre coinvolgere Legambiente nazionale per favorire un confronto diretto con ENI.
Il porto di Livorno candidato per l’assemblaggio delle piattaforme
Tra gli aspetti evidenziati nelle osservazioni c’è anche il possibile coinvolgimento del porto di Livorno nelle attività legate alla realizzazione dell’impianto.
Secondo Legambiente, lo scalo livornese presenta caratteristiche favorevoli grazie alla vicinanza con l’area di installazione del parco e alla disponibilità di spazi sia nelle aree portuali interessate dalla Darsena Europa sia nell’area dell’Interporto Vespucci.
La realizzazione e la gestione di un impianto offshore galleggiante di grandi dimensioni potrebbe inoltre favorire lo sviluppo di nuove filiere industriali legate alla cantieristica, alla logistica, all’ingegneria offshore e alla manutenzione.
Le richieste sulla sicurezza e sull’ambiente
Nel documento presentato alla procedura VIA, Legambiente evidenzia diversi punti che necessitano di integrazioni.
Tra questi figura il tema della navigazione: secondo l’associazione, l’aumento stimato del rischio di collisione richiede misure operative vincolanti, come corridoi dedicati per il traffico marittimo, sistemi avanzati di segnalamento e monitoraggio continuo tramite sistemi AIS.
Attenzione anche al rapporto tra impianto e attività di pesca. Legambiente chiede che venga chiarito il divieto di pesca a strascico all’interno dell’area del parco e lungo i corridoi dei cavi, oltre alla definizione di un piano condiviso con i pescatori professionali.
Per quanto riguarda la biodiversità marina, l’associazione evidenzia come le strutture offshore possano produrre anche effetti positivi, favorendo nuovi habitat artificiali attraverso il cosiddetto “reef effect”, purché siano progettate con criteri ecologici e accompagnate da monitoraggi biologici nel lungo periodo.
Particolare attenzione viene inoltre richiesta per la tutela dei cetacei e la gestione del rumore subacqueo, con la proposta di monitoraggi acustici specifici e misure di riduzione degli impatti.
“Una grande opportunità industriale e occupazionale”
Nelle conclusioni delle osservazioni, Legambiente sottolinea come ATIS non debba essere valutato soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche per le ricadute economiche e occupazionali.
“La realizzazione di un impianto offshore galleggiante di grande scala – evidenzia l’associazione – può attivare filiere industriali ad alto valore aggiunto, dalla costruzione delle piattaforme alla componentistica, dalla cantieristica navale alla logistica e alle attività di manutenzione”.
Secondo Legambiente, lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante potrebbe contribuire anche al posizionamento dell’Italia in un settore in forte crescita a livello internazionale, creando nuove competenze e opportunità industriali.
“Le osservazioni formulate – conclude il direttivo del circolo Legambiente Livorno Luciano De Majo – mirano a migliorare la qualità del progetto e della sua valutazione ambientale, affinché l’iniziativa possa coniugare transizione energetica, tutela degli ecosistemi marini e sviluppo economico”.
FONTE: COMUNICATO STAMPA LEGAMBIENTE LIVORNO

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