FIRENZE Aree interne

La cultura come welfare: Confcooperative Toscana rilancia il ruolo delle cooperative nelle aree interne

Il report di Fondo Sviluppo fotografa una rete di 60 tra biblioteche, piccoli musei e impianti sportivi contro lo spopolamento. Si cerca strategia con le istituzioni.

FIRENZE, 3 Luglio 2026 – Spesso invisibili nei grandi circuiti urbani, ma vitali per la tenuta del tessuto sociale regionale: sono le cooperative che gestiscono la cultura, il turismo e lo sport nelle “aree interne” della Toscana. Un universo complesso composto da 60 imprese che, secondo il recente report di Fondo Sviluppo, non si limita a erogare servizi, ma genera un vero e proprio sistema di protezione sociale.

«La nostra presenza nei comuni più decentrati — spiega Francesca Caderni, presidente di Confcooperative Cultura Turismo Sport Toscana — va ben oltre la gestione di una biblioteca o di un impianto sportivo. È un’azione che combatte l’isolamento e sostiene la “Restanza”, quel desiderio di rimanere nei propri territori nonostante le difficoltà, trasformandolo in un’opportunità di crescita collettiva».

Una rete capillare al femminile

Il report di Fondo Sviluppo offre una fotografia nitida di un settore dinamico e a forte trazione femminile, dove le donne rappresentano il 56,4% degli occupati. L’impegno delle cooperative è distribuito su sette comparti chiave:

  • Servizi culturali e turistici: 50%
  • Sportivo: 13,3%
  • Comunicazione e informazione: 11,7%
  • Spettacolo: 10%
  • Settore turistico: 8,3%
  • Scolastico: 6,7%

Questa capillarità è l’antidoto principale allo spopolamento delle aree montane e collinari, dove la cooperativa diventa l’unico presidio in grado di garantire occasioni di socialità, integrazione e valorizzazione turistica di qualità.

La cultura come cura: il modello del “Welfare Culturale”

Uno dei punti cardine della riflessione di Confcooperative è il superamento del concetto di “tempo libero” in favore del Welfare Culturale. Non si tratta più solo di intrattenimento, ma di un modello integrato dove le arti, il patrimonio storico-artistico e la natura diventano strumenti per promuovere la salute psicofisica.

«Oggi — continua Caderni — la scienza conferma che le arti e le attività sportive sono vere e proprie forme di cura. Stiamo lavorando sul concetto di “prescrizione sociale”: medici e psicologi possono finalmente riconoscere l’attività artistica o ambientale come una terapia per migliorare l’umore, ridurre l’ansia e favorire la salute degli individui, specialmente nelle comunità più isolate».

Le sfide: superare il “massimo ribasso”

Nonostante la resilienza dimostrata, il settore soffre ancora di criticità strutturali che ne minacciano la sostenibilità. Confcooperative punta il dito contro tre ostacoli principali:

  1. Gare d’appalto al massimo ribasso: Politiche che sacrificano la qualità in nome del risparmio, mettendo a rischio la stabilità delle imprese.
  2. Carenza di competenze: La difficoltà crescente nel reperire figure professionali specializzate.
  3. Governance e visibilità: La necessità di promuovere una maggiore parità di genere ai vertici e di far comprendere meglio, al pubblico e alle istituzioni, l’impatto sociale concreto del lavoro svolto.

L’appello alle istituzioni: dal servizio alla partnership

Per invertire la rotta, la Federazione propone un cambio di paradigma radicale nel rapporto con gli enti locali. «Non vogliamo essere semplici esecutori di servizi delegati — conclude la presidente —. Proponiamo alle istituzioni una partnership strategica basata su strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione. Le nostre cooperative devono essere alleate stabili delle amministrazioni per combattere l’isolamento e costruire, insieme, un nuovo futuro di coesione sociale per la Toscana».

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