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Differenziata: Livorno resta ancora sotto il 60% ma cercano di incolpare solo gli utenti

Per il quarto mese consecutivo Aamps non è riuscita a superare il 60% di raccolta differenziata.

Livorno aveva raggiunto e superato il 68% nel 2019, con un picco record del 70%, poi è scesa al 66% nel 2020, al 65% nel 2021, al 62% nel 2022 (tornando al di sotto del minimo obbligatorio per legge), per crollare al 59% quest’anno.

Le cause di questa tremenda debacle sono ancora da stabilire con precisione, ma sicuramente c’entrano le scelte completamente sbagliate dei vertici Aamps, che avevano promesso di risolvere il problema della mancata estensione della raccolta porta-a-porta a tutto il territorio, eliminando così il fenomeno del turismo dei rifiuti tra quartieri e quello dell’abbandono dei sacchetti intorno alle batterie di cassonetti “intelligenti”.

Invece di uniformare la raccolta porta-a-porta, migliorandone la fruibilità con servizi di supporto quotidiani (isole ecologiche, ecobus, ecc.), Aamps e Comune hanno ulteriormente aggravato la situazione tornando alla raccolta del vetro mediante cassonetti, cosa che ha comportato ovviamente abbandono di rifiuti intorno alle campane e difficoltà pratiche per gli utenti anziani o comunque più disagiati.

Tutto ampiamente previsto dal nostro Coordinamento, in base alle precedenti esperienze di centinaia di comuni.

Di fronte a questo scenario, ci sembra che Aamps e Comune stiano provando a dare tutte le colpe ai cittadini livornesi, aprendo mediaticamente la “caccia all’incivile”, quel cattivo utente che manderebbe in fumo tutti gli sforzi organizzativi dell’azienda.

Un modo un po’ vigliacco, a nostro avviso, per eludere il problema ed evitare di prendersi le proprie responsabilità.

Innanzitutto, i livornesi sono gli stessi che abitavano la città quando pochi anni fa raggiungeva il 70% di raccolta differenziata, quindi se allora gli incivili non riuscivano ad intaccare gli ottimi risultati prodotti nella gestione dei rifiuti mentre adesso sembrano in grado di vanificare il lavoro di tutti, l’attuale situazione è evidentemente creata da gravi colpe e grossolani errori dell’azienda.

Qualcuno dovrebbe prima o poi essere chiamato a risponderne, visto che in altre regioni la Corte dei conti ha condannato perfino sindaci, assessori e dirigenti per una raccolta differenziata rimasta sotto al 65% (e che ovviamente è schizzata subito al 70% dopo la sentenza).

A Livorno assistiamo per ora esclusivamente al tentativo di dare tutta la colpa al cittadino. Non che ci dispiaccia se i trasgressori vengono identificati e sanzionati, anzi per anni abbiamo chiesto un controllo puntuale che non c’è mai stato, ma ciò dovrebbe avvenire quando a monte c’è una buona organizzazione del servizio, non il caos a cui ci siamo abituati.

Si tratta comunque a nostro avviso solo di propaganda aziendale, visto che gli ispettori ambientali a Livorno sono passati da uno a tre, in una città di quasi 156.000 abitanti, contro le decine di addetti al controllo che operano in comuni anche molto più piccoli.

Non sarà in ogni caso la militarizzazione del servizio raccolta rifiuti, con telecamere puntate su ogni cassonetto e altre sciocchezze, a risolvere il disastro della raccolta organizzata da Aamps, se prima non si decideranno a seguire la strategia rifiuti-zero, come aveva promesso il sindaco, eliminando i cassonetti e incentivando il cittadino con una vera tariffa puntuale, offrendogli anche il supporto di isole ecologiche e servizi supplementar

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