CRONACA Livorno

Maurizio Tortorici, il ricordo e il dolore sono ancora strazianti dopo 29 anni

 Fu ucciso con un colpo di pistola da un agente della Polstrada in via delle Cateratte dopo un inseguimento in sella alla sua moto.

Era il 20 aprile come oggi ma del 1993, dopo tanti anni in molti ricordano ancora il caso Maurizio Tortorici come uno dei più significativi e drammatici della Livorno popolare, colpita al cuore, rabbiosa, in cerca di giustizia.

La crisi occupazionale, l’eco della parola giustizia per il sangue versato per la tragedia ancora fresca del Moby Prince sempre in aprile solo due anni e il fatidico colpo di pistola esploso dall’agente della Polstrada che pose termine alla fuga e alla vita di Maurizio, 22 anni, colpevole solo di non aver rinnovato l’assicurazione alla sua moto da cross.

Un ragazzo normale, un livornese dei quartieri popolari di San Marco, lo stadio, gli amici, il bar e la paura di prendere la multa e di vedersi sequestrare la moto che era la sua passione. Prima il panico poi la fuga alla vista della Polizia, la caduta in via delle Cateratte, gli agenti che scendono dalla macchina e poi il colpo di pistola.

“Mi hanno sparato, non ho fatto niente, muoio”. Queste furono le ultime parole di Maurizio prima di morire all’ospedale. Per Livorno fu un caso di quelli che si ricordano per sempre e che rimangono nella storia della città perché il cuore popolare dei livornesi è forte e non smette mai di battere. I più grandi ricordano bene il movimento di protesta e i disordini che si svilupparono vicino alla questura la notte stessa. Più di 5000 studenti nei giorni successivi scesero in piazza per chiedere giustizia per una morte innocente e per il sangue inutilmente versato.

Maurizio era un bravo ragazzo, zero precedenti penali e i Livornesi non perdonarono l’affronto subito per la morte di uno dei suoi figli in maniera così ingiusta. Ci fu un’interrogazione ministeriale, il questore nella notte fu costretto a chiedere scusa pubblicamente per l’omicidio del giovane livornese al fine di evitare più gravi disordini.

Allo stadio furono stesi striscioni sul campo di gioco in ricordo di Maurizio e come poche volte tutta la città si strinse in un abbraccio pieno di dolore.

Sulla dinamica del tragico evento si scrisse molto, fu ipotizzato l’omicidio volontario per Flavio Pontanari, l’agente che uccise Maurizio, poi venne fuori che la pistola era difettosa ma Pontanari non avrebbe dovuto comunque impugnarla quella pistola né tantomeno puntarla verso Maurizio, in quell’occasione. Pontanari fu condannato prima a 2 anni per omicidio colposo solo dopo dieci anni, un tempo troppo lungo, lunghissimo, in cui il dolore senza giustizia non poté fare altro che crescere. Poi la pena fu sospesa e l’agente tornò in servizio prima a Viareggio e poi a Lucca in ufficio. Infine fu condannato a risarcire la grossa somma versata dallo Stato alla famiglia Tortorici in risarcimento.

“Ma i soldi non contano niente in questi casi”, dichiarerà più volte la sorella di Maurizio, Stefania Tortorici. Il senso di colpa non abbandonerà mai la mente dell’agente Pontanari, come il dolore non abbandonerà mai la famiglia Tortorici e tutti i livornesi, per uno dei drammi più inutili e dolorosi che abbiano scosso l’opinione pubblica della città in una maniera così terribile che il grido di dolore ancora oggi risuona nella memoria di tutti.

Simone Consigli

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