Grande preoccupazione dell’opinione pubblica

Da quest’anno probabilmente ci penseremo due volte prima di andare in vacanza in Giappone; questa volta non è colpa delle nuove varianti del covid. Ebbene forse anche tutti i coronavirus farebbero bene a stare lontani dalle coste nipponiche, dato che il governo del Sol Levante ha deciso di rilasciare nell’Oceano Pacifico l’acqua contaminata, impiegata per raffreddare i reattori danneggiati dall’incidente nucleare di Fukushima. La “lieta” notizia è stata data dal premier Yoshihide Suga, nonostante la netta opposizione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Occorre ricordare che il disastro fu una conseguenza del terremoto del Tōhoku dell’11 marzo 2011. Durante l’intenso evento sismico i reattori si spensero automaticamente. Purtroppo lo tsunami conseguente il terremoto, distrusse i gruppi di generazione di emergenza, che alimentavano i sistemi di raffreddamento dei reattori, generando tutti i problemi successivi. Da allora la centrale, pur avendo cessato la produzione, ha bisogno del continuo raffreddamento degli impianti per dissipare il calore generato dalle reazioni nucleari residue.
Il contenimento giornaliero della temperatura della centrale di Fukushima causa la contaminazione di circa 140 tonnellate di acqua. Questa nonostante venga trattata negli impianti di bonifica, continua ad avere una rilevante concentrazione di trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. In questa maniera sono state accumulate circa 1,25 milioni di tonnellate di liquido. Di questo passo le cisterne di contenimento raggiungeranno la massima capacità entro l’estate del 2022. L’inizio dello scarico delle acque è programmato fra due anni e durerà alcuni decenni. Da qui si sono innescate le preoccupazioni dell’opinione pubblica e dei paesi, geograficamente parlando, vicini e lontani dal Giappone.
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