Il comitato smonta i dati dei cantieri, invoca la Costituzione e propone aree alternative per salvare il polmone verde

Livorno, 2 settembre 2026 – Terza conferenza in tre giorni sulla questione dell’area di via Goito. Dopo quella da parte di Frangerini e quella del Comune di Livorno infatti, questa mattina hanno risposto dal Comitato degli Orti Urbani. Molti gli interventi di associazioni e residenti, ma prima di questi, alla base dell’incontro sono stati sottolineati i 5 punti chiave alla base della protesta:
1. La natura politica alla base della scelta
La conferenza si è aperta contestando la Giunta Salvetti. Il comitato ha respinto la tesi secondo cui la cementificazione sia un atto dovuto per vincoli di legge. L’edificazione è invece il risultato diretto del Piano Operativo approvato dall’amministrazione comunale la scorsa estate.
Al Comune sono state imputate due responsabilità: permettere a un costruttore di cementificare l’area interessata e sgomberare forzatamente il terreno dalle persone presenti. Tra queste viene sottolineata anche la presenza di anziani, studenti, professori e residenti.
2. La contestazione sui dati dei cantieri
Al secondo punto è stata affrontata quella che il comitato definisce la “bufala dell’1,83%”. Mappe alla mano, Giovanni Ceraolo ha mostrato che l’impatto reale dei cantieri sul terreno sarà nettamente superiore alla sola superficie dei futuri edifici.
Oltre a questo è stato sottolineato che le zone dove dovrebbero sorgere i 4 palazzi siano boschive. Dunque un impatto molto rilevante già dalla preparazione dei cantieri.

3. Le contraddizioni tra le altre due parti in causa
La conferenza è continuata evidenziano le discrepanze tra le dichiarazioni del Sindaco e quelle del costruttore. Frangerini ha affermato di non avere ancora un progetto pronto, mentre Salvetti ha parlato di “mini cantieri” e del trasferimento immediato dell’80% dell’area al Comune.
Secondo il comitato, l’unica reale priorità delle altri parti in causa è quella di liberarsi della protesta dei cittadini per procedere con i piani edilizi. L’imprenditore in compenso, aggiudicandosi il terreno a buon prezzo si è preso con esso anche il dissenso che ne deriva.
4. Il richiamo alla legalità e alla Costituzione
La conferenza ha proseguito con un richiamo alle norme. Il comitato ha rivendicato il rispetto del principio europeo del “consumo di suolo zero” e ha citato l’articolo 41 della Costituzione, secondo cui l’iniziativa privata non può recare danno alla salute e all’ambiente.
Oltre ad annunciare diffide e vie legali, i cittadini hanno confermato che difenderanno fisicamente l’area, sottolineando che una vittoria in tribunale tra tre anni sarebbe inutile se il bosco venisse cementificato adesso.
5. Le proposte alternative: aprire un tavolo per una ricollocazione
Concludendo, il comitato ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo di confronto trasparente con la proprietà e l’amministrazione per trasferire i diritti edificatori. L’obiettivo è spostare le costruzioni verso aree comunali già urbanizzate che necessitano di riqualificazione.
Tra le soluzioni proposte ci sono l’ex deposito ATL, via delle Case Rosse o casa Firenze. È inoltre stato ribadito che spetta alla Giunta stabilire dove sia possibile edificare, salvando il polmone verde esistente.

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