Fiumi di parole sul passato del costruttore e sulla bioedilizia, ma niente rendering definitivo e pochi elementi concreti sul futuro dell’area di via Goito

Tetti verdi, risparmio energetico, gestione dell’acqua, raffrescamento naturale, ciclo di vita dei materiali, prestazioni energetiche degli edifici e bioedilizia hanno occupato buona parte dell’incontro, accompagnati da numerosi riferimenti alla storia personale e professionale del costruttore.
Una lunga spiegazione di come, secondo Frangerini, sia possibile realizzare nuovi edifici riducendo il loro impatto sull’ambiente e integrando maggiormente costruzioni e verde.
Molta bioedilizia, poco via Goito
Le slide hanno affrontato temi tecnici anche molto specifici.
Frangerini ha parlato delle prestazioni energetiche del patrimonio edilizio esistente, della vulnerabilità sismica, del ciclo di vita dei materiali e del cosiddetto LCA, il sistema utilizzato per valutare l’impatto ambientale complessivo di un edificio dalla produzione dei materiali fino al suo utilizzo.
Ampio spazio è stato dedicato soprattutto ai tetti verdi.
Secondo l’impostazione illustrata durante la conferenza, le coperture vegetali possono contribuire all’isolamento termico, alla gestione dell’acqua piovana e alla riduzione del surriscaldamento degli edifici e dell’ambiente circostante.
Frangerini ha affrontato anche il tema delle isole di calore urbane, sostenendo l’utilità della vegetazione e dell’evapotraspirazione per limitare l’accumulo e il rilascio di calore prodotto invece dalle tradizionali superfici impermeabili.
Una presentazione quindi dettagliata sul modo in cui Frangerini intende costruire.
Molto meno dettagliata, invece, sul progetto che dovrebbe sorgere in via Goito.
Il rendering che non c’è
Quello che molti si aspettavano di vedere non è infatti arrivato.
Non è stato presentato un vero rendering complessivo dell’intervento né una rappresentazione realistica capace di mostrare come potrebbe apparire l’area una volta completate le costruzioni.
Sono state mostrate fotografie dell’attuale comparto e alcune rappresentazioni generali, ma ancora non esiste un’immagine definitiva attraverso la quale valutare visivamente il rapporto tra edifici, verde, viabilità, parcheggi e spazi pubblici.
Non sono stati inoltre forniti tutti quei numeri che consentirebbero oggi di quantificare con precisione l’impatto complessivo dell’intervento: superficie realmente impermeabilizzata, spazi destinati a strade e parcheggi, distribuzione definitiva delle costruzioni e organizzazione complessiva del verde.
Il motivo è emerso durante lo stesso incontro: il progetto definitivo ancora non c’è.
La conferenza stampa è quindi servita soprattutto a presentare una filosofia progettuale e le tecnologie che Frangerini vorrebbe applicare all’intervento.
Per vedere il progetto vero e proprio bisognerà aspettare.
«Del business non me n’è mai fregato niente»
Accanto alla parte tecnica, Frangerini ha dedicato una parte consistente dell’incontro al proprio percorso professionale e personale.
Un racconto utilizzato per spiegare l’origine della sua attenzione verso la natura e verso un modello di costruzione che, nelle sue intenzioni, dovrebbe essere diverso dall’edilizia tradizionale.
In uno dei passaggi più netti della conferenza ha dichiarato:
«Del business non me n’è mai fregato niente».
Una frase con la quale Frangerini ha voluto sottolineare come, nella propria visione, l’attività edilizia non debba essere valutata soltanto sulla base del ritorno economico.
Secondo il costruttore, infatti, l’intervento di via Goito potrebbe diventare un esempio di rigenerazione urbana nel quale le nuove costruzioni convivano con verde, efficienza energetica e soluzioni ambientali innovative.
Un’impostazione che potrà però essere valutata soltanto quando sarà possibile confrontarla con il progetto concreto.
Costruire altrove? Frangerini non apre alla proposta
Durante la fase dedicata alle domande dei giornalisti è stata affrontata anche una delle ipotesi avanzate nelle ultime settimane: trasferire la capacità edificatoria su un’altra area, evitando nuove costruzioni sui terreni di via Goito.
Frangerini non ha manifestato particolare apertura verso questa possibilità.
Nella risposta ha richiamato, tra gli altri aspetti, i tempi necessari per individuare e rendere urbanisticamente utilizzabile una nuova area e ha rimandato all’Amministrazione comunale per quanto riguarda eventuali alternative.
Il confronto ha fatto emergere anche una diversa interpretazione sulla natura stessa dei terreni.
Da una parte chi considera gli attuali Orti Urbani un patrimonio verde da preservare integralmente; dall’altra Frangerini, che contesta una lettura dell’intero comparto come superficie verde intoccabile e sostiene la possibilità di intervenire mantenendo comunque una quota prevalente di spazi vegetali.
È probabilmente questo uno dei punti sui quali il confronto continuerà nei prossimi mesi.
Le domande rimaste senza un progetto davanti
Alla fine della conferenza qualcosa in più sulla visione di Frangerini è certamente emerso.
Sappiamo che il costruttore punta su tetti verdi, efficienza energetica, gestione dell’acqua, materiali a minore impatto e soluzioni progettuali capaci, nelle sue intenzioni, di ridurre le conseguenze ambientali delle nuove costruzioni.
Rimangono però ancora senza una risposta definitiva le domande più concrete.
Quanto terreno sarà realmente trasformato? Quanto verrà impermeabilizzato? Come saranno distribuiti edifici, strade, parcheggi e accessi? Quanto verde resterà effettivamente disponibile? E quale sarà il futuro degli attuali Orti Urbani?
Sono domande alle quali una conferenza sulla filosofia della bioedilizia non può rispondere.
Servirà il progetto.
Quello che questa mattina, almeno per ora, è rimasto fuori dallo schermo.

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