Verde urbano: manifestazione il 5 settembre in difesa dell’area di via Goito

Sei ettari di natura e socialità minacciati dalla speculazione edilizia

Livorno, 26 agosto 2026 – C’è un angolo di Livorno dove la terra respira, le persone si incontrano e la biodiversità resiste ai margini del cemento. Si tratta dell’area verde che sorge tra via Goito, via dell’Ambrogiana, via dell’Erbuccia e via da Verrazzano: sei ettari di rifugio climatico che rischiano di sparire a causa della speculazione edilizia.

Questo spazio, nel tempo, è stato adottato dai cittadini che lo hanno ripulito dallo stato di abbandono in cui versava, trasformandolo in un presidio di aggregazione. Ma la situazione non si riduce solo a questo: nella zona dimorano centinaia di alberi, una vera e propria barriera naturale contro l’inquinamento, le isole di calore e la minaccia delle alluvioni.

La manifestazione

Per bloccare i progetti della cementificazione dell’area è stata indetta una manifestazione sabato 5 settembre. Molte realtà, sia locali che non, e molte persone hanno infatti deciso di mobilitarsi in favore del verde e del benessere cittadino, con un corteo nazionale che partirà alle ore 16 proprio da via Goito per arrivare fin sotto al Comune di Livorno. Oltre a questo, da giovedì 3 a domenica 6 settembre è stato organizzato un campeggio nell’area.

Gli orti: un mezzo non un fine

In questo contesto, gli Orti Urbani sono serviti a riqualificare l’area, restituendola alla cittadinanza e creando socialità tramite l’agricoltura e l’organizzazione di eventi. Alcune critiche sono state mosse in tal senso, tuttavia gli orti sono sempre stati un mezzo per mantenere lo spazio verde, non il fine ultimo. La difesa della zona è incentrata sulla salvaguardia dell’ambiente, un bene comune di cui possono usufruire tutti.

Il nodo della questione sul compromesso del Comune

Dal canto suo il comune parla di un 20% di terreno edificabile contro un 80% di parco pubblico, numeri che omettono di calcolare l’impatto ambientale complessivo. Infatti, l’area verde verrà inevitabilmente ridotta e frammentata non solo dai 4 palazzi in progettazione, ma anche da reti fognarie, allacci energetici, strade di accesso e parcheggi.

A questo si aggiunge l’impatto dovuto ai cantieri destinati a protrarsi a lungo. Gli scavi necessari al progetto, il passaggio dei mezzi pesanti e lo stoccaggio dei materiali sono elementi che influiscono sul suolo, compromettendone la struttura e andando a gravare sull’ecosistema circostante.

Una soluzione alternativa

Le alternative per tutelare le parti in causa potrebbero esserci: una delocalizzazione tramite permuta infatti tutelerebbe sia il rifugio climatico sia gli interessi del costruttore. Questa è una delle richieste alla base della protesta, ovvero che il Comune proponga al costruttore uno scambio di pari valore, ma in un’area già urbanizzata. Un terreno già asfaltato, e magari dismesso, che permetterebbe di preservare un suolo naturale e al contempo di riqualificare una zona cittadina abbandonata.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.