Lunedì 30 giugno alla Goldonetta lo spettacolo-concerto a cura del Coro “Garibaldi d’assalto” con le compagnie “I Leggendari” e “Trabagai Teatro” e il supporto di Socrem
Maria Torrigiani, grande voce del canto popolare, sarà ricordata a un anno dalla sua scomparsa con lo spettacolo-concerto “Cantacronache che fu?” in scena lunedì 30 giugno (ore 21,30) col supporto di Socrem. Sul palco saranno il Coro “Garibaldi d’assalto” diretto da Pardo Fornaciari e le compagnie teatrali “I Leggendari” e “Trabagai Teatro” insieme a Giorgio Monteleone, Elena Farulli e Agata Monteleone che ci faranno (ri)scoprire chi erano i “Cantacronache” da cui prende il titolo l’evento e ai quali Maria era particolarmente legata.
Scritto da Ephraim Pepe e Diego Luschi partendo da un’idea di Maria Grazia Fontani, lo spettacolo si sviluppa attraverso un dialogo vivace tra Elena, Giorgio e la giovane Agata, intervallato dagli interventi musicali del Coro “Garibaldi d’assalto” La trama prende il via dalla ricerca scolastica di Agata sulla vita prima e dopo la guerra. Per aiutarla, Elena e Giorgio, interpreteranno vari personaggi illustrati e realizzati dall’artista Francesco Tonarini, raccontando storie personali e collettive attraverso il canto: «Il fulcro dello spettacolo – spiegano gli organizzatori – è la scoperta dei “Cantacronache”, un movimento musicale nato con l’intento di “evadere dall’evasione”. Fondato da figure del calibro di Italo Calvino, Sergio Liberovici, Michele Straniero, Fausto Amodei e Umberto Eco, i “Cantacronache” si proponevano di creare canzoni che parlassero di “cose vere”, in contrasto con la “musica gastronomica” che, secondo loro, mirava solo a distrarre e non far pensare, dividendo le persone e impedendo loro di accorgersi dei veri problemi».
“Cantacronache” è stato un collettivo musicale nato a Torino nel 1957 con l’intento conferire alla canzone un significato di impegno sociale lontano dal mondo della canzonetta sviluppatosi nel dopoguerra e avendo il suo fulcro nel Festival di Sanremo: «I ”Cantacronache” volevano creare musica che facesse riflettere sulle “porcate politiche”, la persistenza del pensiero fascista ancora negli anni ’50 e ’60, sul consumismo e sull’impatto del boom economico che ha alienato le famiglie. Le loro canzoni divennero simbolo delle battaglie per i diritti dei lavoratori e la sicurezza, denunciando ingiustizie come gli incidenti nelle miniere e lo sfruttamento del lavoro. Questa musica “che fa pensare” ha sfidato l’indifferenza e ha lasciato un’eredità profonda, influenzando numerosi artisti successivi che hanno raccolto la loro eredità».
Durante lo spettacolo potremo ascoltare canzoni come “Oltre il ponte” di Italo Calvino e Sergio Liberovici, autori anche di “L’avvoltoio”, “Tredici milioni” di Emilio Jona e Fausto Amodei, “Viva la pace” di Michele L. Straniero e Sergio Liberovici, “Ero un consumatore” di Fausto Amodei, “Con ventiquattro megatoni”, testo di Umberto Eco su musica di Adriano Celentano oppure “Contessa” di Paolo Pietrangeli.
Info: ingresso gratuito.