EVENTI 190 anni mura lorenesi

I 190 anni delle Mura Lorenesi

Domenica 30 marzo la Sala conferenze della Biblioteca Labronica presso il Bottini dell'Olio ospiterà l'incontro promosso dall'Associazione culturale “Il Pentagono” per ricordare la costruzione della cinta daziaria

Domenica 30 marzo la sala conferenze della Biblioteca Labronica presso il Bottini dell’Olio ospiterà l’incontro promosso dall’associazione culturale “Il Pentagono” per ricordare la costruzione della cinta daziaria

Centonovant’anni fa, nel marzo del 1835, viene avviata la costruzione della cinta daziaria di Livorno nota con l’appellativo di “Mura lorenesi” (o “Mura Leopoldine”) in seguito al “motu proprio” del 27 luglio 1834 col quale Leopoldo II di Lorena, Granduca di Toscana, intende ampliare la zona di porto franco includendo con una cerchia muraria i sobborghi sorti al di fuori delle mura medicee e vaste aree rurali circostanti l’esistente nucleo urbano.

Tale anniversario sarà il tema dell’incontro ospitato domenica 30 marzo (ore 16,30) nella Sala conferenze della Biblioteca Labronica presso i Bottini dell’Olio (piazza del Luogo Pio) a cura dell’Associazione culturale “Il Pentagono” con videoproiezioni e il commento di stampe, documenti e immagini.

L’incontro vedrà la partecipazione di Marcello Paffetti (Associazione “Il Pentagono”), Stefano Ceccarini (Gruppo Fermodellistico Livorno “F. Tonello”) e Massimo Sanacore, ex direttore dell’Archivio di Stato di Livorno: «Racchiusa in una piccola teca – rivela Marcello Paffetti (Il Pentagono) – verrà esposta la medaglia commemorativa coniata per celebrare la franchigia accordata alla città di Livorno a partire dal 1°agosto 1834. Sarà inoltre comunicata l’esatta altezza della cinta daziaria misurata adesso con strumenti di elevatissima precisione».

Alte e sottili le Mura Lorenesi, aventi esclusivamente funzione doganale e non difensiva, si snodavano per circa otto chilometri racchiudendo una città in forte espansione. Si pensi che dal 1745 al 1845 la popolazione livornese era passata dai 32.500 agli 80.000 abitanti con la creazione di nuovi sobborghi.

La realizzazione della cinta daziaria viene affidata all’ingegnere fiorentino Alessandro Manetti, formatosi a Pisa, a Firenze e a Parigi (presso l’École nationale des ponts et chaussées), dal 1834 a capo della “Direzione del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade” del Granducato di Toscana e autore di importanti progetti nel territorio granducale (bonifiche in Maremma, sistemazioni idrauliche in Val di Chiana, alcuni ponti sospesi, etc.).

La progettazione delle sei porte delle Mura Lorenesi è invece assegnata all’architetto Carlo Reishammer, genero del Manetti, che introduce il connubio fra pietra e ferro. Si parla infatti della Porta a Mare, della Barriera Maremmana, della Porta San Leopoldo, della Barriera Fiorentina, della Porta San Marco e della Dogana d’acqua. Di quelle sei porte, dopo le demolizioni postunitarie e le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, sopravvivono il basamento della Dogana d’Acqua, la Barriera Fiorentina (poi Barriera Garibaldi) e la Porta San Marco che riveste un’importanza particolare sul piano storico ed architettonico.

La Porta San Marco rappresenta infatti uno dei simboli risorgimentali della “Difesa di Livorno” del 10-11 maggio 1849 contro le forze austriache venute a restaurare il potere lorenese. Ma racchiude anche un interessante esempio dell’unione di pietra e metallo (in questo caso la ghisa) richiamata in precedenza, attraverso la cosiddetta “Architettura del ferro” che si avvia in Europa nei primi decenni dell’Ottocento e che qui in Toscana troviamo, fra l’altro, nella Chiesa di San Leopoldo a Follonica e nel Tepidarium Roster a Firenze, mentre a Livorno è rinvenibile anche nel Teatro Goldoni e nel Mercato delle Vettovaglie.

Info: ingresso libero.

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