È morto Alessandro Costagliola, l’artista livornese ci ha lasciati all’età di 67 anni

Aveva cambiato la tradizione teatrale livornese. Il ricordo di Francesco Bruni e Carlo Neri

È morto Alessandro Costagliola. L’artista livornese ci ha lasciati all’età di 67 anni

Una maniera diversa e migliore di essere artista, una maniera di vivere l’arte senza scomparirci dentro, lavorando in maniera professionale come fa un artigiano. Se ne è andato a soli 67 anni per motivi di salute Alessandro Costagliola, lasciando le sorelle e tutti i colleghi a Livorno per i quali è stato guida e innovatore nel campo del teatro sperimentale. Teatro, musica e falegnameria, perché l’artista “artigiano” ha cominciato nelle falegnamerie dell’Accademia di Livorno a lavorare.

Tra i suoi colleghi e amici più affezionati c’è anche Francesco Bruni, il noto sceneggiatore e regista nato a Roma ma cresciuto a Livorno che ha collaborato per molti film di Paolo Virzì e ha adattato i libri di Andrea Camilleri per la serie TV Il Commissario Montalbano:

“Quando l’ho conosciuto abbiamo fatto diverse esperienze insieme con tante compagnie teatrali amatoriali, una persona autorevole in maniera gentile con un una notevole personalità. Erano gli anni di Pontedera e del Centro Grotowski, del teatro dell’innovazione e della ricerca di cui lui era un punto di riferimento. Negli anni successivi abbiamo fatto due spettacoli insieme. Il primo, “American Buffalo”, con Emanuele Barresi e “Il Guardiano”, il secondo, insieme a Carlo Neri. Ma ricordo anche il seminario sul teatro e sul movimento che tenne in una ex colonia a Tirrenia e il locale che aprì in Venezia, l’Oberon Club, vicino al Tribunale, dove si mangiava, si beveva e si faceva teatro. Una persona molto importante per la mia formazione, una presenza rassicurante, molto dolce e seria, non gridava mai, io lo chiamavo “Capo indiano” per questo. Andare in scena con lui metteva un senso di pace”.

Un altro ricordo arriva dall’attore e regista livornese Carlo Neri:


“Un prototipo unico e una persona rara che ha saputo gestire la sua passione senza affondarci dentro. Pur provenendo da esperienze di caratteristiche locali come la compagnia Piccolo a Livorno, Alessandro ha creato un cambio di passo per l’ambiente teatrale livornese e per quanto riguarda il contrasto tra la tradizione filodrammatica e la sperimentazione. Ha lavorato a Pontedera con artisti del calibro di Grotowski e Stanislasky e ha sperimentato tecniche lontanissime dalla tradizione teatrale italiana. Era una persona molto matura e coerente, con i piedi per terra, faceva l’artigiano in falegnameria ma lavorava in teatro molto meglio di tanti personaggi che si dicono artisti. Lui era un artigiano in tutto nel vero senso della parola e della passione per il lavoro che esprimeva. Negli anni 80 non c’era praticamente niente, stava iniziando forse Il Drive In in televisione e se non ci fosse stato lui la nostra generazione sarebbe convogliata in un’altra corrente, ci sentivamo in quel periodo dentro “un buco”. Non l’ho mai visto fare del male a nessuno, tutte le discussioni finivano con il suo splendido sorriso, un sorriso che mi piace ricordare perché amavo farlo ridere e vederlo ridere. Aveva anche un’altra dote molto rara, era una persona molto coerente, nelle scelte e nei rapporti e non tornava mai indietro sulle decisioni importanti. Non so se si sia mai sposato ma non ha mai avuto una famiglia, una sua scelta anche questa e nonostante questo non era una persona sola, aveva molti rapporti e molti amici. Ha vissuto molto con la mamma aiutandola, io per l’ultima volta l’ho visto due mesi fa e sembrava stesse bene poi stamani mi è arrivata la terribile notizia”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.