Intervista esclusiva a Federico Campanella, livornese doc, allenatore dell’anno in Serie B
Intervista esclusiva a Federico Campanella, livornese doc, allenatore dell’anno in Serie B.
Nato e cresciuto a Livorno
La pallacanestro livornese continua a fare parlare di se. Dopo la promozione in Serie B, a distanza di 18 anni, della Pielle Livorno ed il bellissimo campionato che sta facendo la Libertas Livorno 1947 sempre in Serie B ora tocca ad un allenatore, ancora in Serie B.
Federico Campanella, nato e cresciuto a Livorno, figlio d’arte, il padre Maurizio è stata arbitro e allenatore, è stato nominato come migliore coach della Serie B alla guida della Bakery Piacenza. Noi lo abbiamo raggiunto e ci abbiamo scambiato due parole.
Ciao Federico, partiamo subito con il botto, come ti senti ad essere l’allenatore dell’anno?
E’ una grande, immensa soddisfazione. E’ un premio a tutto ciò che ho fatto, la gavetta, i vari sacrifici, l’impegno e la dedizione che ho messo sin dal primo giorno da quando, a 20 anni, ho deciso di fare l’allenatore. Ci tengo a dire che non è un riconoscimento personale ma di tutti, di tutta la squadra e di tutto lo staff. Devo ringraziare la mia squadra, il mio staff e la società per l’opportunità che mi ha dato. Devo ringraziare anche i miei giocatori per la possibilità che mi hanno dato per mettere in pratica la mia filosofia di pallacanestro. Ringrazio anche il mio staff per aiutarmi e supportarmi in ogni momento.
Sei da tanto tempo lontano da Livorno, ti manca la tua città natale?
Ho preso la mia valigia e seguito la mia strada. Sono lontano dal Livorno dal 2006. Dopo l’ultimo anno, che ho fatto l’assistente in Serie A al Basket Livorno prima a Paolo Moretti e poi a Sandro Dell’Agnello, sono andato a Siena, Cecina, Montecatini, di nuovo Siena e poi Piacenza. Ora sono al secondo anno a Piacenza. Mi manca Livorno, i livornesi, il mare e sentire parlare livornese. Quando uno nasce in una città grandiosa e fantastica come Livorno ne sente poi la mancanza. E’ una grande gioia tornare in città quando vengo a trovare mia madre.
Con la tua Bakery Piacenza, nella finale di Coppa Italia di Serie B, hai già affrontato la Libertas Livorno 1947, come ha visto la formazione labronica?
Lo vista bene. Una grande squadra, ben allenate, che gioca bene. L’impressione che ho avuto è che stiano interpretando al cento per cento la personalità, il cuore e l’agonismo dei livornesi. E’ una squadra che non molla mai, sanguigna e molto unita. Mi ha fatto un’ottima impressione. E’ anche imbottita di top player per la categoria. Il risultati non sono assolutamente un caso.
Il fatto di non giocare le semifinali contro Rimini, per il famoso fatto del Covid19, inciderà bene o male sulla tua squadra? O meglio, il riposo rispetto agli avversari, inciderà positivamente o temi un calo di tensione?
Sinceramente non credo che sia un vantaggio. Abbiamo fatto l’ultima partita il 21 maggio e rigiocheremo, gara 1 delle finali, il prossimo 13 giugno, praticamente quasi un mese dopo. Per una squadra come noi che cresce nell’agonismo e nella tensione pre-gara, stare fermi, a questo punto della stagione, per così tanto tempo lo vedo come un qualcosa di non positivo. Non sarà facile mantenere alta l’attenzione, la qualità, l’intensità ed il ritmo degli allenamenti. Dobbiamo fare il meglio che possiamo perché poi abbiamo 1 settimana dove ci giochiamo la stagione ed il traguardo prestigioso che è la Serie A. Sfrutteremo questi giorni per arrivare a gara 1 delle finali preparati al meglio possibile sotto tutti i punti di vista ma, ripeto, non è facile.
Un ricordo legato a tuo padre Maurizio?
Di mio padre potrei dire mille cose. A lui devo tutto. Gli devo la dedizione che metto in tutto quello che faccio, mi ha insegnato a non mollare mai e mi ha trasmesso la passione per la pallacanestro. Il miglior esempio che potevo avere. Da piccolo mi portava a vedere le partite e grazie a lui mi sono innamorato di questo sport. Lui stesso mi ha spinto a fare il corso allenatori. Per questo motivo, ogni volta che vinco qualcosa di importante come, ad esempio, la Coppa Italia oppure il premio di allenatore dell’anno non posso fare altro che guardare con gli occhi il cielo e ringraziarlo perché voglio credere che lui da lassù sia orgoglioso di me perché gli devo tutto. Come lui ha fatto con me anch’io voglio essere un ottimo padre per mia figlia.