Riassunto di un anno terribile, gli eventi in città da gennaio ad oggi
Salutiamo questo anno tremendo, lo salutiamo con le lacrime agli occhi che piangono i morti e le ferite che questa città si trova ad affrontare, ma non ci sono, quest’anno, pianti di commozione. Il 2020 è stato un anno terribile per tutto il mondo e Livorno non fa eccezione. In una città che ormai eravamo abituati a sentir definire “area di crisi complessa” serviva una rinascita, non il colpo di grazia. Invece quest’anno porta via tanti concittadini, tante attività commerciali e tanti posti di lavoro, è l’anno più nero, quello del Covid, Livorno ne esce piegata, ma non spezzata, da sempre la città ha una resilienza impressionante, il 2021 comincerà in ginocchio, ma è da lì che si parte per tornare in piedi. L’Osservatore di Livorno ha accompagnato la città e la sua gente nei suoi dolori e nei suoi successi, e si trova a fare un compendio dell’anno non finito che finirà.
Questa è Livorno nel 2020, questi siamo noi:
Gennaio
Il 2020 sembra sorridere, Livorno fa la voce grosse e sembra una Firenze al mare. Grossi lavori di decoro urbano, la rivalorizzazione di piazza del Luogo Pio e la grande mostra di Modigliani. Il 15 gennaio arriva Mattarella, era da tempo che non si vedeva Livorno così vestita a festa, prima si reca alla commemorazione del nostro illustre concittadino Carlo Azeglio Ciampi al teatro Goldoni e poi al Museo della città, a vedere la mostra. L’esposizione ha rilevanza nazionale, una delle poche commemorazioni del grande Dedo in Italia, i ristoranti e gli alberghi si riempiono, Livorno diventa meta turistica e i commercianti ne riconoscono i benefici oggettivi. I numeri sono impressionanti, oltre 110.000 visitatori, la mostra di Modigliani è fra le più visitate in Italia.
Febbraio
Sembra l’anno giusto per la nostra città, dal palco dell’Ariston il cuore ci batte forte. Enrico Nigiotti, nostro concittadino, incanta il pubblico. Nella sera dei duetti, al fianco della fiorentina Irene Grandi, spunta Bobo Rondelli, il livornesissimo è da pelle d’oca e si prende il gradimento di tutta Italia. S’inizia a parlare insistentemente di un virus che viene dalla Cina, il Coronavirus, ma Livorno ha troppo da fare per pensarci.
Marzo
Il 3 marzo il Covid-19 arriva a Livorno: a risultare positivo al tampone è un 55enne, Stefano Cavero, deceduto tre settimane più tardi nell’incredulità generale, Livorno è attonita davanti a quell’onda sconosciuta che avanza inesorabile.
“Purtroppo, tempo non ce n’è […] le nostre abitudini vanno cambiate e vanno cambiate ora, dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia, lo dobbiamo fare subito e ci riusciremo solo se tutti ci adatteremo. È per questo che ho deciso di adottare misure ancora più forti e ancora più stringenti per contenere l’avanzata del Coronavirus e proteggere la salute dei cittadini”.
Con queste parole dure, il premier Giuseppe Conte, il 9 marzo fa una cosa senza precedenti. L’Italia è chiusa in casa, non si potrà uscire se non per comprovate esigenze e resteranno aperte solo le attività essenziali. Il 9 marzo si fa la storia, in anticipo su tutta Europa si conia il termine dell’anno, l’Italia entra in lockdown davanti al mondo attonito ed incredulo, Livorno esegue mettendo in campo tutti i controlli necessari.
Aprile
Nel mese di aprile le misure si fanno più stringenti, i contagi continuano a salire e le strade sono deserte. Gli Italiani rispondono bene alle misure e le strade di Livorno restano silenziose, la paura è tanta. L’Autorità Portuale e l’amministrazione Salvetti danno avvio alla pulizia dei fossi, un’operazione unica nel suo genere che rimuove relitti di imbarcazioni da diporto e rifiuti di ogni genere. I fossi splendono come non succedeva da decenni, ne avevamo sentito parlare solo nei racconti dei nostri padri e dei nostri nonni, quelle persone che stanno morendo dentro agli ospedali, i più fragili, la memoria storica della città. Credevamo esagerassero, ma il lockdown ha dato loro ragione, i fossi possono essere puliti.
Maggio
Inizia il mese della fase 2, i casi di positività diminuiscono e i livornesi sentono il richiamo del mare. Sono già due mesi in ritardo con l’abbozzatura, i più fortunati si sono avvantaggiati su balconi e giardini. Gli stabilimenti balneari preparano il vestito buono per l’estate, ma è difficilissimo, le misure di contenimento sono tante, gli aiuti pochi e il ritardo incalcolabile. I Pancaldi rinunciano agli ombrelloni, spezzando una tradizione secolare, i Lido escogitano i giorni alterni finendo come esempio anche sulla Rai nazionale, i Fiume limitano gli ingressi su base giornaliera. A metà maggio Livorno si sveglia orfana dell’ex presidente della provincia Giorgio Kutufà; discusso, amato e odiato ma senza dubbio uno dei personaggi storici della politica livornese, si chiude un’era politica.
Giugno
Alla paura inizia a prevalere la voglia di normalità, i locali, totalmente riaperti, si popolano, riprende la movida e iniziano le vacanze, anche su impulso del Bonus Vacanze dato dal governo. Ma in città le tragedie non finiscono, si piange Andrea Matteucci, giovane atleta 17enne della Libertas Runner, investito da una ragazza di 22 anni.
Luglio
Una tromba d’aria devasta il lungomare di Quercianella. Ma ci sono anche buone notizie, l’estate è entrata nel vivo. Con l’input “Riparti Livorno” sono adottate una serie di misure per ridare impulso ai vari settori. Livorno risponde, si rianima in fretta e l’estate sembra lasciare alle spalle i brutti ricordi e le brutte perdite di poche settimane prima. Dobbiamo convivere con il virus, allora via alle tradizioni vecchie e nuove. S’inizia con la Regata Labronica, proseguendo con Effetto Venezia e poi la straordinaria novità del Mascagni Festival che per dieci giorni sul palco della Terrazza Mascagni, fa parlare di Livorno e la incanta. Ma è anche il mese dei problemi di sicurezza in zona Garibaldi, l’Amministrazione prova a proporre un piano di ripristino del quartiere.
Agosto
Effetto Venezia, con modalità diffusa sulla città, riscuote grande successo, gioia, soddisfazione e anche un allentamento delle misure contenitive, il Covid sembra un ricordo. A fine mese una tragedia colpisce il garden store Ghiomelli, in via Firenze. Un simbolo per la città, una famiglia che da oltre 40 anni lavorava con e per i livornesi. La città si stringe attorno alla tragedia, la nostra testata segue passo passo l’evento per raccontare un pezzo di città che se ne va.
Settembre
Entra nel periodo di fuoco la campagna elettorale, Giani e la Ceccardi si fronteggiano con eventi anche in città, ma alla fine la spunta Eugenio Giani, Presdiente del consiglio regionale. Nel collegio di Livorno entrano in consiglio Gianni Anselmi (record di preferenze) e Francesco Gazzetti per il PD. L’opposizione, invece, manda Marco Landi della lega, elbano doc. Finisce l’era Rossi ed inizia quella Giani. Nel frattempo è terremoto Livorno Calcio, dopo 21 anni Aldo Spinelli cede il Livorno ad una cordata di imprenditori finanziata da Banca Cerea.
Ottobre
I casi Covid tornano a crescere, la realtà supera la speranza, il virus non se n’è andato, le libertà estive s’iniziano a pagare care, il mondo va verso nuove chiusure: è l’inizio della seconda ondata. Livorno, nel frattempo, fa parlare di sé in tutta Italia per un’ aggressione immotivata e vergognosa da parte di una cinquantina di ragazzini a carabinieri e polizia municipale in piazza Attias.
Novembre
Eccoci, la seconda ondata annunciata, ma a cui nessuno credeva, è arrivata dirompente, più forte della prima. I livornesi più fragili iniziano a morire in maniera più massiccia che in primavera. Se nella prima ondata, però, la paura aveva prevalso su tutto, le chiusure stavolta sono accolte con rabbia. Si moltiplicano le manifestazioni di dissenso delle categorie più colpite, in piazza della Repubblica la nostra testata racconta di una pacifica manifestazione contro il governo. L’esecutivo, per fronteggiare la seconda ondata, divide l’Italia in 3 colori, su base regionale, in base alla diffusione del virus sul territorio: la Toscana viene inserita in zona gialla, esultano i cittadini e i commercianti. Si potrà fare vita normale, uniche restrizioni saranno i locali chiusi alle 18 e il coprifuoco alle 22. Nell’arco di cinque giorni, però, la regione diventa prima arancione e poi rossa, fra la rabbia dei toscani e dei livornesi, primo fa tutti Eugenio Giani, che manifesta il suo dissenso, ma nulla può.
Dicembre
il Livorno Calcio subisce le ingiurie di una cordata di imprenditori poco seri e squattrinati, il fallimento sembra inevitabile, quando, come sempre, tocca al nostro angelo custode metterci una pezza. In extremis, Aldo Spienlli, ci mette il cuore e ci salva, provvedendo al pagamento di stipendi e contributi la cui inadempienza avrebbe portato la squadra amaranto all’esclusione dal campionato. Grazie al Rotary club inizia il restauro dei 4 mori, il monumento simbolo della città tornerà a splendere. Il comune distribuisce oltre 4600 buoni spesa per le persone in difficoltà e, a fronte della mancanza di eventi dovuta al virus, decide di illuminare in maniera straordinaria la città per natale, di modo che “ognuno possa vivere il proprio quartiere illuminato a festa”. Il direttore degli Uffizi, l’amministrazione e il presidente Giani annunciano di voler portare una succursale degli Uffizi a Livorno, nelle ex Terme del Corallo. Parte il progetto Uffizi al mare. La fine dell’anno porta la speranza della rinascita, con una Livorno nuova che risorge, come ha sempre fatto. Una città complessa, multiforme e controversa, spesso contraddittoria, ma una città che non si piega, riparte, sempre.
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