CULTURA laura è scomparsa

da “Quaderno Psichiatrico: “Laura è Scomparsa”

Laura sta tornando a casa, ma al capolinea dell’autobus non è scesa, non è tra i passeggeri

Frammento n.4 – Annotazioni relative all’ospite Laura T.

Oggi, lunedì 21 aprile 2014

Laura è entrata nella nostra struttura sanitaria l’ 8 agosto del 2003. E proprio oggi, a oltre dieci anni di distanza dal ricovero, e a soli venti giorni dalla firma delle dimissioni, ricevo notizia della sua scomparsa. Una volta uscita dalla Clinica, non si è presentata all’appuntamento che aveva con il padre alla fermata del pullman. Ho deciso di convocare la famiglia per avere dettagli sugli accadimenti. Ho ricostruito i passi che ha compiuto, per fare chiarezza attraverso quanto di importante mi è stato raccontato. Vivo con un malessere interiore tutta questa cosa, è un malessere a cui non so dare un nome, o un perché, ma che mi spinge comunque a scavare, a non abdicare allo stato delle cose, a cercare di capire. Quello che segue è il resoconto dei fatti di quello che pare sia accaduto in questi venti giorni.

Venti giorni fa.

Fabrizio è in attesa di sua figlia Laura al capolinea degli autobus. Scendono tutti i passeggeri ma la ragazza non è tra le persone che sono salite su quella corsa. Si preoccupa, avevano appuntamento lì alla fermata. Lei gli aveva telefonato dicendo: “Arrivo sabato”. Dopo due anni trascorsi al Centro di Riabilitazione, Laura sta tornando a casa.

Ma è scomparsa improvvisamente. Aveva con sé un assegno di cinquantacinque euro dato dal nostro centro terapico, i soldi necessari per arrivare a casa. Fabrizio avvisa la madre, Eliana, che controlla subito la pagina Facebook, ma non ha attività recenti e questo li fa sprofondare in un orrore indicibile. Laura è scomparsa. I genitori informano la sorella, e il cognato, tutti entrano in azione con volantini e poster. Gli agenti iniziano una frenetica attività di indagini e di ricerche.

Si apre una nuova pista. Ha cercato di incassare un assegno in un supermercato. L’hanno vista. Il video mostra la ragazza che cerca di incassare l’assegno con documenti falsi. Ma non è lei. Qualcuno ha cercato di incassare il suo assegno, qualcuno che gliel’ha rubato? O un’amica complice della fuga?

Ormai Laura è scomparsa da una settimana. E’ una ragazza misteriosa, atleta da record, leader della scuola, una scintilla, “un petardo”, così la definiscono i suoi compagni, in particolare i più giovani. Una ragazza sempre pronta ad aiutare, di indole positiva ma funestata da una tossicodipendenza che le annebbia la mente, specie negli ultimi anni.

Si hanno notizie da Porto Ercole. La mamma Eliana con il patrigno di Laura (Michele) arrivano al parco comunale e trovano un borsone. È la borsa di Laura. Gli agenti di polizia perlustrano l’area come fosse la scena di un crimine. Il contenuto della borsa è scioccante: foto, lettere, appunti ricevuti dagli amici negli ultimi tempi, ma sono stati lasciati lì. Intenzionalmente? Possibile che si abbandonino cose così?

Si teme sia vittima di un delitto. Nel borsone di Laura trovano lo scontrino del supermercato Auchan del posto e il video mostra che compra vodka e soda. Ma non sanno cosa sia successo dopo. La famiglia, le autorità e tutta la comunità sono molto preoccupati.

Quindici giorni fa.

La polizia ha creato una task force per condurre a tappeto una ricerca nel grande parco comunale. Ci sono zone desolate dove un corpo potrebbe essere nascosto. Il patrigno decide di chiamare un investigatore e la scelta cade su Gabriele Mocco, specializzato nella ricerca di persone scomparse. Mocco trascorre del tempo con il padre Fabrizio, per avere informazioni sul passato della ragazza. Un vita ribelle, in cerca di indipendenza e libertà, ma che ben presto si trasforma in elemosina e tossicodipendenza. La ragazza vive così per un po’, poi chiede l’aiuto dei genitori e il padre le prospetta una comunità di recupero. Laura accetta, e dopo anni di terapia e sobrietà può tornare a casa. La mancanza di qualsiasi indizio porta a cupe riflessioni. Più questa storia va avanti e più si teme che si possa trattare di omicidio.

Cinque giorni fa.

Ci sono avvistamenti che sono attendibili. Hanno visto Laura presso Desenzano del Garda. Sono trascorsi quindici giorni, senza sapere se la figlia sia viva o morta. Testimoni affermano di averla vista quattro giorni prima. I genitori e il patrigno si precipitano sul posto. Cominciano a visitare le strutture alberghiere, gli ostelli e alla fine trovano un tizio che dice di averla vista mentre lavorava, che c’era odore di droga e sporcizia, e che c’era un uomo a farle compagnia. Anche una ragazza la riconosce nella foto, dice di averci parlato e a questo punto i genitori tornano a casa rincuorati: Laura almeno è viva, anche se la sua fragilità emotiva li preoccupa. Ciò nonostante, è soltanto una ragazza di ventinove anni che ha deciso di non voler tornare a casa, di non voler più i contatti con la famiglia. Sono giorni di alti e bassi. Ogni indizio porta a un vicolo cieco e la madre è angosciata all’idea che possa vivere con i senza tetto. La avvistano di nuovo in un supermercato di Desenzano, qualcuno la riconosce e le chiede se ha chiamato casa:

“L’ho già fatto”, risponde Laura alla dipendente, con un tono asciutto che fa sembrare verità la menzogna, e poi si allontana.

La famiglia spera con tutto il cuore che lei trovi la sua strada, e che soprattutto sia una strada migliore di quella che pare aver preso. La sorella, con la foto di Laura tra le mani, proprio oggi mi ha detto: “Le voglio bene, ma dobbiamo aspettare che sia lei a decidere come andrà a finire questa storia. Ci piacerebbe che ci chiamasse per dirci che va tutto bene. Tutto qui”.

Considerazioni finali.

La verità è che Laura continua a drogarsi, e per me è una dura ammissione di colpa, è sapere che ho fallito. Sono stato io a firmare la sua dimissione. Eppure, nonostante tutto, non riesco a non pensare al libero arbitrio, e al fatto inconfutabile che alla fine ognuno si salva da solo.

“Questo luogo” mi ripeteva sempre, “è una città nella città. Dentro abbiamo tutto il necessario per garantire l’autosufficienza: cucina, dispensa, lavanderia, sartoria, panetteria, laboratori, teatro, chiesa, farmacia , laboratori scientifici, sala operatoria, camera mortuaria. Avete pure istituito una moneta ad uso esclusivo degli ospiti…Io qui ci sto bene, non ho bisogno di niente altro. Non vorrei uscire di qui per entrare in un’altra città, una città vera”.

Le dissi: “Vuoi che per te, questo diventi un ergastolo bianco?”

La nostra è ritenuta una struttura all’avanguardia, affollatissima, tanto da richiedere l’apertura di altre succursali per contenere l’alto numero di ospiti. Gli ettari di aree alberate, campi e filari vengono lavorati dai pazienti, secondo i dettami dell’ergoterapia.

Laura amava lavorare in giardino. Curava le aiuole, i fiori e in particolare le rose. Ha partecipato , con le sue opere ad atelier di attività espressive di art brut. Leggeva molto e la trovavo spesso in biblioteca, o partecipava a diversi laboratori di socializzazione. La clinica è tappezzata di scritte e disegni di Laura ma anche di altri ospiti, artisti intenti ad “illuminare” i muri di un luogo di sofferenza. Per lei stare nel mondo esterno era faticoso mentre in Comunità si sentiva protetta e “poteva dare libero sfogo alla sua follia”.

Aveva una buona autonomia, si spostava da sola, rapporti significativi con la famiglia di origine, rapporti di amicizia con persone esterne. Nonostante fosse affetta da psicosi maniaco-depressiva, e nonostante i suoi indubbi progressi, Laura non voleva uscire da questa città. Voleva rimanere qui.

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A cura di Laura Petreccia, Vito Capogna


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