Continuano ad aumentare le firme della comunità scolastica per difendere un bene comune e chiedere trasparenza

Livorno, 16 settembre 2026 – Il mondo della scuola torna sulla faccenda degli Orti Urbani di via Goito. Dopo il primo appello, e la successiva risposta pubblica dell’assessora all’urbanistica Silvia Viviani, si aggiungono altre firme e una nuova lettera articolata. Nel testo (consultabile QUI) i docenti respingono l’accusa di disinformazione, proponendo una riflessione sui beni comuni.
Di seguito una sintesi per punti dei passaggi chiave della lettera
I docenti respingono fermamente l’ipotesi che il loro appello sia frutto di disinformazione, sottolineando le ampie competenze scientifiche, storiche e giuridiche dei 357 firmatari. Per garantire una corretta e completa informazione alla cittadinanza, chiedono formalmente che il loro testo venga pubblicato sul sito istituzionale del Comune. Accanto alla replica dell’assessora.
Cos’è un bene comune
I firmatari chiariscono di non aver mai parlato di bene “pubblico” ma di “bene comune”, rifacendosi ai principi della Commissione Rodotà. Un’area diventa tale in base alla sua funzione sociale e ambientale (come via Goito, trasformata da discarica a rifugio climatico) e richiede una gestione orizzontale e partecipata dal basso, indipendentemente dalla proprietà registrata al catasto.
Riconoscere i beni comuni
Viene respinta con forza la definizione dell’esperienza degli Orti Urbani come un’occupazione abusiva senza titolo. I docenti ricordano che nell’ordinamento giuridico italiano ed europeo esiste da tempo un dibattito che tutela l’uso collettivo e continuativo di uno spazio abbandonato, riconoscendogli una funzione sociale meritevole di tutela (come nei regolamenti sugli usi civici urbani di Napoli).
Saper distinguere
Richiamando il proprio ruolo educativo, i docenti invitano a fare una distinzione storica e politica tra l’abusivismo per profitto individuale e l’occupazione come pratica di lotta collettiva. Storicamente, la disobbedienza civile e la cittadinanza attiva sono servite proprio a far emergere la legittimità di diritti universali di fronte a norme inadeguate e orientate alla conservazione dei privilegi.
Un nuovo protagonismo sociale
Lo stop al consumo di suolo e alla cementificazione non sono più scelte ideologiche, ma risposte necessarie a una drammatica emergenza climatica e sanitaria. I Comuni sono chiamati alle loro precise responsabilità dal Regolamento UE 2024/1991 e dal decreto legislativo del 2026. Questi impongono il blocco di qualsiasi perdita netta di verde urbano fino al 2030, superando ogni vecchia pianificazione urbanistica.
Tra cura del verde e “micro-cantieri”
I docenti smentiscono che i cittadini abbiano impedito la manutenzione dell’area, che è stata invece salvata dall’incuria grazie al volontariato. Esprimono inoltre fortissimi dubbi logistici sui tre “micro-cantieri” proposti: la frammentazione dei lavori triplicherebbe i siti di stoccaggio e complicherebbe i rifornimenti stradali, sventrando un ecosistema rigoglioso a ridosso di due plessi scolastici da tutelare.
Occupar(si)
L’area è stata “occupata” nel senso donmilaniano del “prendersi cura” (I care), un gesto civico che le istituzioni dovrebbero valorizzare. I firmatari si dicono pronti a partecipare a futuri percorsi democratici e incontri pubblici, a patto che l’amministrazione metta i progetti concreti nero su bianco prima dell’approvazione e rispetti la visione del consumo di suolo zero.