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Pronto soccorso di Livorno, oltre 16.800 accessi in due mesi: «Assistenza sempre garantita»

A Livorno, il Pronto soccorso registra 210 pazienti al giorno, con picchi di 260. Il primario Dallatomasina fa il punto su attese, ricoveri e personale.

Pronto soccorso dell'ospedale di Livorno con personale medico e pazienti
Il Pronto soccorso di Livorno ha registrato oltre 16.800 accessi in due mesi estivi.

Il primario Luca Dallatomasina fa il punto sulla pressione estiva: circa 210 pazienti al giorno, picchi fino a 260. «Le attese dipendono dalla priorità clinica, per le emergenze non c’è attesa»

Dal 1° giugno sono stati registrati 16.860 accessi. Circa la metà riguarda codici 4 e 5, quindi urgenze minori o non urgenze; il 40% è rappresentato dai codici 3 e il restante 10% dai codici 1 e 2, cioè le situazioni più gravi.

«Livorno gestisce anche i casi più gravi della provincia»

Il Pronto soccorso livornese non prende in carico soltanto i pazienti della città.

Dallatomasina ricorda che l’ospedale riceve anche la centralizzazione dei casi più gravi provenienti dalla provincia e, per alcune specializzazioni, anche pazienti da fuori provincia. Un elemento che aumenta la complessità clinica dei casi trattati.

Il primario invita inoltre a non considerare automaticamente gli accessi con codice minore come impropri: tutti i pazienti vengono valutati, ma le priorità cliniche incidono inevitabilmente sui tempi di attesa.

Tempi di attesa: 13 minuti per i codici 2

Per i codici 3, 4 e 5 l’attesa media è di circa due ore e mezza, con una mediana di 100 minuti.

Per le urgenze indifferibili, i codici 2, la media scende invece a 13 minuti, mentre per le emergenze non è prevista attesa. Dal 15 luglio, inoltre, l’introduzione del Team di Valutazione Rapida (TVR) avrebbe contribuito a migliorare il trend.

Oltre 1.500 ricoveri

Dal 1° giugno sono stati ricoverati 1.563 pazienti, pari al 9,2% degli accessi.

Dallatomasina sottolinea come il Pronto soccorso sia ormai un luogo nel quale vengono effettuati diagnosi, monitoraggio e terapie, e non un semplice punto di passaggio verso i reparti.

Sul caso di una paziente anziana rimasta 36 ore in Pronto soccorso, il direttore precisa inoltre che quel periodo non sarebbe stato trascorso semplicemente in attesa di un letto: durante la permanenza vengono effettuati esami, monitoraggi e trattamenti, anche per stabilizzare il paziente o evitare un ricovero non necessario.

Personale e nuove soluzioni organizzative

Resta il problema della carenza di medici, una criticità che secondo Dallatomasina riguarda i Pronto soccorso di tutta Italia.

Negli ultimi mesi a Livorno è stata effettuata una nuova assunzione, mentre altri medici sono stati reperiti attraverso contratti di continuità assistenziale e il supporto del reparto di Medicina. Questo ha consentito di attivare il Team di Valutazione Rapida, con il rafforzamento anche del personale infermieristico.

«La pressione è alta, ma il sistema regge»

«Il Pronto soccorso è sottoposto a una pressione molto elevata», riconosce Dallatomasina, sottolineando però che l’organizzazione continua a garantire la presa in carico dei pazienti e una risposta tempestiva alle urgenze più gravi.

Il messaggio ai cittadini è quindi quello di comprendere il sistema delle priorità: chi resta molte ore in Pronto soccorso non è necessariamente in attesa passiva, ma può essere sottoposto a esami, terapie e monitoraggio durante tutto il percorso assistenziale.

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