Il caso dei Bagni Pancaldi Acquaviva riaccende lo scontro sull’accesso al mare. Da una parte chi denuncia una privatizzazione della costa, dall’altra chi ricorda i costi necessari per garantire pulizia, sicurezza e servizi

Un tornello, una richiesta di pagamento da 7,50 euro e una domanda apparentemente semplice: si può chiedere un biglietto a chi vuole soltanto raggiungere il mare?
È bastato il video pubblicato dal presidente di +Europa e Radicali Italiani Matteo Hallissey, insieme ad altri attivisti, per riaccendere una discussione che a Livorno esiste da decenni.
In meno di 24 ore il filmato è diventato virale, provocando una vera e propria protesta sul web. Il precedente articolo pubblicato dall’Osservatore di Livorno, intitolato “Il mare è di tutti: blitz di +Europa e Radicali Italiani contro tornelli e biglietti d’ingresso”, ha raccolto centinaia di reazioni.
La maggioranza dei commenti è nettamente contraria al pagamento. Ma esiste anche una parte dell’opinione pubblica che difende gli stabilimenti e pone una questione concreta: chi deve sostenere i costi per mantenere strutture pulite, sorvegliate e funzionanti?
La vera questione, quindi, è capire che cosa si stia pagando: il diritto di raggiungere il mare oppure i servizi offerti dallo stabilimento?
Che cosa è successo
Nel video agli attivisti viene richiesto il pagamento di 7,50 euro per entrare ai Bagni Pancaldi Acquaviva.
Gli autori del filmato sostengono però di voler attraversare lo stabilimento soltanto per raggiungere il mare, senza utilizzare piscina, docce, cabine, lettini o altri servizi.
La contestazione si concentra quindi sui tornelli e sulle modalità con cui viene consentito il passaggio gratuito verso il mare.
Per alcuni il tornello rappresenta un ostacolo inaccettabile davanti a un bene pubblico. Per altri è invece uno strumento necessario per controllare gli ingressi e distinguere i clienti da chi vuole soltanto attraversare la struttura.

Che cosa dice la legge
Su un punto occorre essere chiari: una concessione balneare non trasforma il mare e il demanio marittimo in una proprietà privata.
La normativa nazionale impone ai concessionari di consentire il libero e gratuito accesso e transito necessario per raggiungere la battigia.
Questo non significa, però, che chi entra gratuitamente possa utilizzare ogni servizio dello stabilimento.
Piscine, cabine, docce, spogliatoi, lettini, ombrelloni e aree attrezzate possono essere riservati ai clienti paganti.
La distinzione fondamentale è semplice:
raggiungere il mare è un diritto; utilizzare i servizi dello stabilimento può avere un prezzo.
Ed è proprio nella difficoltà di separare chiaramente queste due situazioni che nascono le proteste.
Che cosa prevede il Comune di Livorno
Sul sito del Comune di Livorno la risposta è già pubblicata.
L’Amministrazione precisa che, nonostante la revoca della precedente ordinanza balneare comunale, sono rimaste in vigore le disposizioni relative al libero accesso al mare attraverso gli stabilimenti balneari cittadini.
È inoltre previsto che all’ingresso di ogni struttura venga esposta una cartellonistica chiara e facilmente consultabile dall’esterno, con le informazioni relative al passaggio gratuito.
Il Comune ha pubblicato anche le planimetrie dei percorsi di accesso riguardanti i principali stabilimenti cittadini, tra cui Pancaldi, Acquaviva, Lido, Fiume, Tirreno, Roma, Rex, Nettuno e altri.
Il punto, quindi, non è stabilire se il libero accesso esista: per il Comune deve essere garantito.
Resta però da verificare se nella pratica la cartellonistica sia sempre sufficientemente visibile, se il percorso sia immediatamente comprensibile e se il personale distingua correttamente chi vuole utilizzare i servizi da chi desidera soltanto raggiungere il mare.
Perché è scoppiata tanta rabbia
Nei commenti social ricorrono continuamente gli stessi concetti: il mare come bene comune, la differenza tra concessione e proprietà privata, la scarsità degli accessi liberi e la richiesta di maggiori controlli.
«La spiaggia è un bene demaniale. L’accesso al mare è gratuito per tutti», scrive una lettrice.
La rabbia, però, non nasce soltanto dai 7,50 euro.
Nasce dalla sensazione che a Livorno il mare sia molto presente nel paesaggio, ma non sempre facilmente accessibile. Muri, cancelli, stabilimenti storici, aree militari e tratti di costa rocciosi rendono la situazione cittadina diversa da quella delle grandi spiagge sabbiose.
Il problema diventa ancora più evidente per anziani, persone con disabilità e famiglie con bambini piccoli, che non sempre possono utilizzare scogliere, discese ripide e accessi poco attrezzati.
Quando le alternative pubbliche sono poche o difficili da raggiungere, il biglietto non viene più percepito come il prezzo di un servizio facoltativo, ma come un pedaggio necessario per arrivare al mare.
Le ragioni di chi difende gli stabilimenti
Esiste però anche un’altra parte della discussione che merita di essere ascoltata.
Gli stabilimenti sostengono costi per personale, assistenza ai bagnanti, pulizia, acqua, energia, manutenzione, assicurazioni, sicurezza e ripristino delle strutture dopo le mareggiate.
Un commentatore osserva che strutture come Pancaldi o Lido non potrebbero essere semplicemente aperte senza regole, perché qualcuno deve controllare, pulire e sostenere i costi di gestione.
Un’altra lettrice fa notare che alcune persone, dopo essere entrate per raggiungere il mare, possono finire per utilizzare bagni, docce, lavapiedi, cabine o spazi pagati dagli abbonati.
Anche questa obiezione è comprensibile.
Non è corretto pretendere gratuitamente servizi mantenuti da un’impresa privata. Ma la soluzione non può essere far pagare automaticamente chiunque entri.
Servirebbero percorsi gratuiti ben delimitati, cartelli visibili, personale formato e sistemi semplici per distinguere chi attraversa lo stabilimento da chi ne utilizza le strutture.
Come funziona nel resto d’Italia
In Italia il modello prevalente è misto: stabilimenti in concessione, spiagge libere e spiagge libere attrezzate.
Negli stabilimenti si pagano normalmente lettini, ombrelloni, cabine e servizi. Il transito necessario per raggiungere il mare deve invece restare gratuito.
Il problema è che l’applicazione concreta cambia molto da Comune a Comune.
In alcune località esistono corridoi pubblici facilmente riconoscibili. In altre il cittadino deve attraversare uno stabilimento, spiegare al personale che non intende utilizzare i servizi e, talvolta, affrontare una discussione.
Proteste simili si sono registrate anche in altre zone d’Italia, segno che non si tratta soltanto di un problema livornese.
Come funziona in Europa
Anche nel resto d’Europa esistono stabilimenti, beach club, ristoranti e servizi a pagamento.
La differenza principale è che in molti Paesi la separazione tra spiaggia pubblica e servizio privato risulta più evidente.
In Francia l’accesso pedonale alle spiagge deve restare libero e l’utilizzo pubblico e gratuito rappresenta la destinazione principale della costa.
In Spagna la normativa prevede accessi pubblici e gratuiti al mare e vieta che le spiagge abbiano un utilizzo esclusivamente privato.
Si possono pagare lettini, ombrelloni, ristorazione e altri servizi, ma normalmente non viene richiesto un biglietto soltanto per entrare in spiaggia.
Il modello europeo non elimina quindi l’attività privata: separa più chiaramente il diritto di accesso dai servizi commerciali.
Concessioni balneari: le gare arriveranno, ma non immediatamente
Il tema è destinato a diventare ancora più acceso con le future gare per le concessioni demaniali.
La normativa nazionale stabilisce che le concessioni attualmente esistenti continuino ad avere efficacia fino al 30 settembre 2027. In presenza di difficoltà oggettive nella conclusione delle procedure, il termine potrà essere differito, con un atto motivato, ma non oltre il 31 marzo 2028.
Le amministrazioni possono comunque avviare prima le procedure pubbliche, e alcuni Comuni italiani hanno già pubblicato bandi per nuove concessioni.
Per quanto riguarda Livorno, al momento non risulta pubblicato sul sito comunale un bando generale per riassegnare gli attuali stabilimenti balneari cittadini.
Non è quindi corretto parlare di aste imminenti già annunciate a Livorno, ma il passaggio alle procedure pubbliche entro il 2027 rappresenta ormai una prospettiva concreta.
Le future gare potrebbero diventare l’occasione per fissare regole più chiare su libero accesso, servizi, accessibilità, tariffe, cartellonistica e tutela degli spazi pubblici.
La nostra opinione
Serve soprattutto maggiore trasparenza.
Chi entra deve sapere immediatamente, prima di arrivare al tornello, quale sia il percorso gratuito per raggiungere il mare e quali servizi siano invece a pagamento.
I 7,50 euro possono essere un prezzo legittimo per chi sceglie di utilizzare uno stabilimento attrezzato. Diventano contestabili quando vengono percepiti come il costo obbligatorio per poter fare un semplice bagno.
Il mare deve restare accessibile. I servizi, quando vengono utilizzati, è giusto che siano pagati.
La soluzione non è una guerra tra cittadini e gestori, ma regole chiare, percorsi visibili e controlli uguali per tutti.

Lascia un commento