Sindacati, Arci e il Garante dei detenuti denunciano le condizioni drammatiche e insalubri della struttura livornese. L’apertura imminente di un nuovo padiglione da 134 posti riaccende lo scontro: «Pronti a chiedere il sequestro giudiziario sul modello di Sollicciano».

LIVORNO, 15 Luglio 2026 – Una situazione drammatica che mina la dignità degli individui, calpesta i principi costituzionali e rischia di trasformare l’emergenza sociale in una polveriera. Davanti ai cancelli della casa circondariale “Le Sughere” di Livorno, i rappresentanti sindacali, dell’associazionismo e delle istituzioni di garanzia si sono riuniti in una conferenza stampa congiunta per lanciare un grido d’allarme rimasto troppo a lungo inascoltato.
La mobilitazione locale — sostenuta con convinzione anche dall’Amministrazione comunale di Livorno — si inserisce nell’ambito della giornata di protesta nazionale indetta da “Alleanza per l’articolo 27”. Si tratta del cartello nazionale nato a Roma lo scorso 6 Febbraio e promosso da oltre venti associazioni tra cui Cgil, Arci e la Conferenza dei garanti territoriali per rimettere al centro dell’agenda politica e sociale la crisi strutturale del sistema penitenziario italiano.
I numeri del collasso: un tasso di affollamento oltre il limite
Le cifre fornite da Gianfranco Francese (segretario generale Cgil Livorno), Alessio Simoncini (presidente Arci Livorno), Marco Solimano (garante dei detenuti del Comune di Livorno) e dal collaboratore Alessandro Scotto fotografano una realtà ormai fuori controllo all’interno dello stabilimento di via delle Sughere. Riassumendo, è come segue:
| Reparto di Reclusione | Persone Attualmente Presenti |
| Reparto Alta Sicurezza | 125 |
| Reparto Media Sicurezza | 70 |
| Reparto Nuovi Giunti | 18 |
| Tasso di Sovraffollamento Complessivo | 139% |
Il nuovo padiglione e l’aut-aut sulla “Media Sicurezza”
Nei prossimi giorni all’interno delle Sughere verrà finalmente inaugurato un nuovo padiglione, completamente ristrutturato, che avrà una capienza massima in grado di accogliere fino a 134 reclusi. Una boccata d’ossigeno che, tuttavia, rischia di essere vanificata dal probabile trasferimento di detenuti provenienti da altre carceri della penisola.
Proprio questa novità strutturale è al centro della ferma richiesta avanzata dai promotori della protesta. Si legge:
«Chiediamo a gran voce che, parallelamente all’apertura di questa nuova sezione, venga disposta l’immediata e definitiva chiusura del vecchio reparto di media sicurezza. Parliamo di un padiglione ormai totalmente fatiscente, insalubre e degradato, che calpesta la dignità e il decoro non solo dei reclusi, ma anche degli agenti di polizia penitenziaria e degli operatori che vi lavorano quotidianamente. Se l’Amministrazione penitenziaria non procederà in tal senso, siamo pronti a presentare un esposto formale alla magistratura per chiedere il sequestro giudiziario del reparto, esattamente come avvenuto per la casa circondariale di Sollicciano a Firenze».
Costituzione e nuove emergenze: la crisi del modello rieducativo
Il manifesto politico e umano della protesta è racchiuso nelle parole dell’articolo 27, terzo comma, della Costituzione Italiana: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
L’obiettivo dell’Alleanza è spingere il legislatore verso un superamento della centralità della pena detentiva in favore di misure sanzionatorie alternative, capaci di favorire il reale reinserimento sociale del condannato.
I promotori denunciano come le politiche penali adottate a livello centrale negli ultimi quattro anni abbiano pesantemente esasperato la crisi. L’introduzione di nuove fattispecie di reato, spesso nate per assecondare “emergenze sociali” non supportate da dati reali, ha generato un aumento incontrollato delle presenze nelle carceri italiane, portando a condizioni di detenzione che le associazioni non esitano a definire intollerabili e indegne di uno Stato di diritto.