“Oggi la gente non solo non rispetta le precedenze e il Codice della strada, ma vuole anche avere ragione, con tanto di resto”.
Livorno, 03 Luglio 2026- Questa mattina, intorno alle 12:30, mentre uscivo dal lavoro in scooter e percorrevo via Marradi nella mia corsia, all’altezza del distributore di benzina vicino all’ufficio postale, ho vissuto un episodio molto grave e pericoloso.
In quel momento diverse auto sembravano avere fretta di sorpassare per immettersi nella strada che collega a via Roma. A un certo punto, un conducente su una macchina bianca ha invaso letteralmente la mia corsia con una manovra estremamente imprudente, rischiando di colpirmi in pieno.
Preciso che quel tratto di strada curva verso una via che poi si collega a via Roma, ma questo non giustifica in alcun modo il fatto di occupare in anticipo la corsia opposta, mettendo a rischio chi procede regolarmente nella propria corsia.
Solo per fortuna non si è verificato un incidente con conseguenze potenzialmente gravissime.
Come se non bastasse, dopo aver messo a rischio la mia incolumità, questa persona mi ha anche rivolto insulti pesanti, dicendomi: “Vai a cagare, vai cretino”.
Scrivo questa lettera non per alimentare polemiche, ma perché credo sia necessario richiamare tutti a un senso di responsabilità.
Qui non si tratta semplicemente di maleducazione o di fretta: si tratta di comportamenti che possono mettere seriamente a rischio la vita degli altri. Chi guida un’auto, uno scooter o qualsiasi altro mezzo ha il dovere di rispettare le regole della strada e, soprattutto, le persone.
Mi riservo di valutare, nelle sedi opportune, ogni azione necessaria a tutela della mia persona.
Rivolgo quindi un appello alla cittadinanza: guidare con prudenza non è un favore che si fa agli altri, ma un obbligo civile e morale. La fretta, l’arroganza e l’aggressività alla guida possono trasformare una normale giornata di lavoro in una tragedia.
Chiedo rispetto, attenzione e responsabilità.
Perché sulla strada non siamo soli, e la vita degli altri non può dipendere dall’impazienza o dall’incoscienza di qualcuno.