Ovvero come una colata di cemento su un luogo verde non dovrebbe essere una questione politicamente divisiva
Livorno, 2 luglio 2026 – Negli ultimi anni, soprattutto su internet, ha preso sempre più piede il fenomeno della polarizzazione, questo si riassume nella divisione in due fazioni distinte, le quali hanno idee diametralmente opposte e spesso estreme.
Nella maggior parte dei casi le persone non hanno realmente questo estremismo, ma il tutto si trasforma in una battaglia in cui deve essere presa una posizione netta. Ci si dimentica quindi delle varie sfumature di grigio, e non è più importante ascoltare o confrontarsi, quanto attaccare la fazione opposta e pervaricarla.
Questo vale per la politica come per qualsiasi altro argomento, gli algoritmi poi tendono a mostrarci soprattutto i contenuti che ci danno ragione, facendoci credere che la nostra versione sia sempre la più corretta. Il tutto funziona anche a livello locale, e non esclude certo l’argomento di cui vorrei parlare oggi, la questione della vendita dell’area verde dove sorgono gli Orti Urbani in via Goito.
L’articolo non vuole accusare nessuno, né demonizzare la proprietà privata, ha solo lo scopo di informare sull’argomento in questione e sulle possibili conseguenze.
Non una questione politica
La prima cosa da ricordare è che stiamo parlando di un luogo verde, una piccola oasi dove dimorano piante, alberi e che ospita uccelli e altra fauna. Posti come questo dovrebbero essere di primaria importanza per il bene pubblico, dato che abbassano le temperature superficiali e migliorano il microclima, andando così a contrastare il fenomeno delle isole di calore.
Oltre a questo, il terreno naturale è permeabile, permette quindi all’acqua di filtrare, andando a prevenire allagamenti e il sovraccarico della rete fognaria. Per tornare a un recente e tragico episodio, l’effetto drenante dell’area verde ha contribuito in maniera significativa nel contrastare i danni dovuti all’alluvione del 2017.
Il posto è inoltre molto frequentato dagli abitanti del quartiere in cerca di fresco o che portano fuori il cane per un passeggiata. Qui sorgono gli Orti Urbani, dove chiunque può richiedere l’assegnazione di uno spazio, un luogo di aggregazione in cui passano persone di tutti i tipi, anche ultranovantenni. Non stiamo parlando delle cosiddette ‘zecche comuniste’, la politica non ha niente a che fare con tutto questo.
Abbiamo davvero bisogno di altro cemento e altri appartamenti?
Nel mondo si sta diffondendo il fenomeno della depavimentazione, ovvero la pratica per cui si tolgono strati di asfalto o altri materiali artificiali per far risorgere la terra sottostante. Davvero a Livorno abbiamo bisogno di ulteriori colate di cemento? Se in questo senso andiamo a vedere i numeri a livello nazionale, l’Italia ha oltre il 7% del territorio coperto da superfici artificiali, ben al di sopra della media europea del 4,4%.
Per quanto riguarda invece gli appartamenti, in città ce ne sono migliaia che per un motivo o per un altro sono al momento inutilizzati. Tra questi alcuni necessitano di interventi di manutenzione, un piano di recupero urbano avrebbe molto più senso rispetto a togliere altri spazi verdi alla cittadinanza.
Per chi possiede le abitazioni che circondano la zona invece? Questi subirebbero uno svantaggio in termini economici. Diversi parametri, tra cui la perdita di luminosità o di panorama, o semplicemente l’aumento del traffico e dei rumori contribuirebbero alla svalutazione degli appartamenti adiacenti.
Ultime considerazioni
In conclusione, un’area abbandonata e lasciata al degrado è stata riqualificata nel corso degli anni, diventando un luogo di benessere cittadino. La trasformazione ha richiesto fatica e impegno, e anche la gestione non è da meno, altro motivo per cui il tutto sarebbe stato lasciato volentieri nelle mani dell’amministrazione comunale o di qualche altra ente.
In questo senso sembra che nessuno abbia voluto sentire, e la città continua a sprofondare sotto il peso delle colate di cemento. La questione non è politica, non è abusivismo e non è una faccenda per pochi, è piuttosto la salvaguardia di luoghi importanti per la salute fisica e mentale degli abitanti della città, luoghi che pian piano stanno andando a sparire.