CRONACA chiusura sede

Capolinea dopo 25 anni per il caposaldo dello sport labronico: chiusa la sede CONI

La storia del presidio di riferimento per lo sport labronico si ferma ad un quarto di secolo. Smantellati gli uffici sotto i colpi del piano nazionale di “Sport e Salute”. Il delegato Giannone: «Taglio sciagurato, ma non ci arrendiamo».

LIVORNO, 1° Luglio 2026 – Le serrande si sono abbassate per l’ultima volta. Da oggi, Mercoledì 1° Luglio 2026, la storica sede del CONI provinciale di Livorno in via Piemonte ha chiuso ufficialmente i battenti. Si conclude bruscamente un capitolo fondamentale lungo ben 27 anni: dal 1999 a oggi, quella struttura non è stata una semplice succursale amministrativa, ma il vero cuore pulsante dello sport livornese, dove federazioni, tecnici, arbitri, dirigenti e famiglie hanno programmato i successi di un movimento diventato modello in tutta Italia.

L’annuncio, carico di commozione, è arrivato nei giorni scorsi durante una conferenza stampa d’addio convocata nei locali ormai dismessi. Al tavolo erano presenti il Delegato Provinciale Giovanni Giannone, il Presidente del CONI Toscana Simone Cardullo, il Vicepresidente Diego Saccà ed una folta rappresentanza delle federazioni del territorio.

Il piano “Sport e Salute” e il fallimento delle trattative

La chiusura della sede labronica si deve al piano di riorganizzazione centralizzato avviato da Sport e Salute, la società finanziaria statale nata per volontà del Governo alla quale è seguito un nettissimo taglio lineare di ben 36 sedi provinciali del CONI in altrettanti capoluoghi italiani.

A nulla sono valsi i disperati tentativi di mediazione messi in campo a livello locale negli ultimi mesi; le istituzioni e i singoli dirigenti hanno cercato strenuamente di imbastire una trattativa per un contratto d’affitto diretto tra il CONI, le singole federazioni e la proprietà privata dell’immobile di via Piemonte, ma una serie di insormontabili ostacoli tecnici e burocratici ha invalidato ogni trattativa per l’accordo.

Le ferite dello sport livornese: la mappa del disastro

La chiusura della struttura vede nello sfratto degli uffici del Comitato Olimpico l’incipit di un effetto domino che trascina con sé l’intero ecosistema sportivo della provincia.

Struttura / Ente coinvoltoImpatto e Destinazione dal 1° Luglio 2026
Sede CONI ProvincialeChiusa. Trasferimento (ipotesi concreta) al Centro di Preparazione Olimpica (CPO) di Tirrenia.
5 Federazioni RegionaliSfrattate. Rischio concreto di perdere la presenza fisica e logistica dei presidi nella città di Livorno.
Associazioni BenemeriteSenza sede. Perdita del punto di incontro, aggregazione e consulenza per dirigenti e genitori.

«Non si tratta di chiudere la sola sede del CONI — ha spiegato con durezza il delegato provinciale Giovanni Giannone — ma di smantellare la casa di altre cinque federazioni regionali che a Livorno svolgevano un’intensa attività organizzativa. Viene a mancare un presidio nato nel 1999. In queste stanze venivano studiati i progetti che hanno reso Livorno un polo unico in Italia. Era un punto di informazione vitale, soprattutto oggi, in un momento così delicato come quello successivo alla riforma dello sport».

Le lacrime storiche e il legame con la città

Il legame tra Via Piemonte e la città è profondo, quasi viscerale. L’area verde adiacente allo stabile è stata non a caso intitolata dal Comune di Livorno a Gino Calderini, memorabile Presidente che negli anni Novanta lottò con le unghie e con i denti per regalare una casa comune a tutte le discipline dello sport labronico.

In questo contesto colmo di addii e memorie, la testimonianza di un altro pilastro dello sport cittadino come Mario Tinghi ha rappresentato lo zenit più toccante dell’incontro con la stampa.

«Il dispiacere più grande — ha confessato Giannone con un filo di voce — è stato vedere un dirigente che ha fatto la storia dello sport livornese come Mario Tinghi raccontare le vicende di questa sede con le lacrime agli occhi. In quel pianto c’è tutta l’amarezza di chi ha donato una vita intera al volontariato sportivo».

Nonostante lo sfratto esecutivo e il probabile trasferimento degli uffici centrali a Tirrenia, fuori dai confini comunali, Giannone lancia un messaggio di resistenza: «Non molliamo. Cercheremo con tutte le nostre forze di ricreare un polo in città, essenziale per il coinvolgimento di atleti e famiglie. Ci auguriamo che da Roma qualcuno si svegli e ci dia il sostegno necessario per ritrovare presto una nuova casa».

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