Copia della reliquia esposta fino al 31 maggio e forse oltre
Miti e leggende sono affascinanti, nell’immaginario della storia umana, soprattutto quando il carattere è sacrale e verità e mistero si intrecciano.
Fra tutti quelli che hanno vissuto in questa terra, Joshua, per noi Gesù, derivante dal nome ebraico Yehoshua, è il personaggio storico, realmente vissuto che anche dopo la sua morte ha continuato a influenzare le dinamiche sociali e politiche del continente europeo per una reliquia: la veste in cui si pensa, e si crede, sia stato avvolto il suo corpo dopo la morte.
Ebbene, una corporazione, più di tutte le altre, si dice fu più operosa, nel proteggere e custodire tale velo di lino, fino alla sua attuale posizione, all’interno del Duomo di Torino: i Cavalieri Templari.
Oggi rappresentati dall’organizzazione dei ‘Templari Cattolici d’Italia’, hanno convenuto di esporre, assieme alla realtà culturale del “Gioiello Dimenticato”, una copia della Sacra Sindone alla Cripta di San Jacopo in Acquaviva.

Una storia complessa, una cronologia avvincente quella della Sindone, che l’ha vista lasciare il suo primo luogo di stanziamento a Gerusalemme, per stare poco più di duecento anni nella Valle del Giordano e arrivare ad Edessa in Anatolia (attuale Turchia).
Nel 994 D.C. viene presa dai bizantini, trasferita a Costantinopoli e adorata con il nome di ‘Mandylion Acheropita’, che significa ‘panno non dipinto da mano umana’ . Essendo adoratori della reliquia perché credevano in alcuni poteri, i bizantini conservavano anche il legno della Croce e la Lancia di Longino.
La Sindone fu poi saccheggiata nel 1204 durante la 4° Crociata scomparendo. Riappare miracolosamente ad Atene: i Templari la trasferiranno in Francia presso la famiglia De la Roche, e qui rimarrà per centocinquant’anni.
Monarchi francesi e autorità religiose distrussero lo scheletro dei Templari negli anni, uccidendoli e disperdendo le tracce dell’Antico Ordine, ma nel 1353 la Sindone riappare nel monastero di Lirey, vicino a Troyes, ad opera di un certo Geoffrey de Charny, omonimo e nipote del Templare morto sul rogo, che la consegna ai monaci, pur mantenendo il possesso.
Un secolo dopo Margherita di Charny cede la reliquia ad Anna di Lusignano, moglie del Duca Ludovico di Savoia, ed essi la conservano nella cappella di famiglia a Chambery fino al 1578 per poi trasferirla nell’attuale luogo a Torino, nella Cappella Guarini nel Duomo della città.
Una storia che ha ancora molto da dire, e la città di Livorno, sembra aver ben risposto alle esigenze di curiosità culturali di riferimento.
La copia della Sacra Sindone sarà esposta fino alla fine del mese e probabilmente oltre, è possibile prenotare una visita guidata scrivendo a simonorfini@gmail.com, oppure chiamando i seguenti recapiti:
342 1461075 (Simona);
349 4977152 (Bruno);
335 1357877 (Antonella);
335 1017909 (Fabio).