La vittoria di Sal Da Vinci chiude un Festival di Sanremo incerto e poco incisivo, tra brani senza vero slancio emotivo e un’edizione destinata più alla riflessione che all’entusiasmo

Il sipario è calato su Sanremo 2026 con la vittoria di Sal Da Vinci, accolta più con dubbiosità che con un vero trasporto emotivo da parte nostra.
Non una contestazione, piuttosto quella sensazione, familiare a chi ama la canzone e soprattutto la canzone italiana di trovarsi leggermente fuori sincrono, o tornati indietro nel tempo.
È stato, senza troppi giri di parole, un Festival sottotono. Non necessariamente povero, ma sospeso. Un’edizione fatta di canzoni che sembrano, difettare d’impatto emotivo richiesto dall’immediatezza televisiva.
Brani che non si concedono al primo ascolto, che non cercano lunga memoria ma nemmeno riescono a imprimersi con decisione. Nessun vero tifo per qualcuno in particolare: solo canzoni da riascoltare e forse da capire meglio lontano dalla gara.
Nel nostro gruppo di ascolto “Sanremo 2026 insieme”.
Le nostre pagelle sono nate tra messaggi e commenti, chattando e vivendo insieme il Festival fino a tarda notte grazie ad una piccola rappresentanza dislocata in Toscana.
L’Osservatore e La Redazione Online ringraziano per questo vari staff: il ristorante Alla maniera di Grace di Pisa, Franco Dardari Parrucchieri di Viareggio, Centro Estetico Livre’ di Stagno Livorno, Studio Fotografico 22 di Stagno Livorno, Dischi Volanti Edizioni, Mantide Concerti di Firenze, Welcome, strumenti musicali di Livorno, ai quali si sono aggiunti quanti desideravano partecipare ed è stata una bella esperienza.
All’inizio dell’ultima serata avevamo già pubblicato la nostra top five, quasi per gioco ma anche per difendere un’idea personale di ascolto.
Dentro c’erano Fulminacci, con la sua fragile lucidità cantautorale; Dito nella Piaga, capace di disturbare senza compiacersi e risultare innovativa; Sayf la vera rivelazione di questo Festival e poi Arisa e Raf, due modi diversi di abitare la tradizione senza trasformarla in nostalgia. Tre di loro sono poi entrati davvero nella cinquina finale del Festival: un piccolo allineamento inatteso.

Il podio definitivo ha raccontato un equilibrio particolare
L’Esito di Sayf al secondo posto con “Tu mi piaci tanto”, Ditonellapiaga terza “Che fastidio”, Arisa quarta con “Magica Favola”, mentre la quinta posizione è andata alla coppia formata da Marco Masini e Fedez con “Il male necessario”. Un risultato che conferma quanto questa edizione abbia oscillato tra linguaggi diversi senza trovare una direzione davvero condivisa pur di restare nella tradizione. Dopo i Måneskin che lo hanno vinto e Lucio Corsi, l’Italia verrà rappresentata all’Eurovision Song Contest da Sal Da Vinci…
I premi collaterali, invece, hanno restituito forse la fotografia più interessante del Festival.
Il Premio della Critica “Sala Lucio Dalla” è andato a Serena Brancale, riconoscendo una proposta artistica coerente e personale, mentre il Premio Mia Martini è stato assegnato a Fulminacci.
Quello per il miglior testo è stato attribuito a Marco Masini e Fedez, mentre quello per il miglior arrangiamento musicale ha premiato Dito nella Piaga, confermando come la ricerca sonora abbia trovato più consenso tra gli addetti ai lavori che nel televoto emotivo.
Il Premio Tim è andato ancora a Serena Brancale dopo che già nei giorni precedenti era stato annunciato per Ermal Meta il riconoscimento People & Planet – Canzone sostenibile, segno di un artista sempre attento anche ai temi sociali ed umani.

Ogni sera ha portato con sé anche un fatto di cronaca, quasi a ricordare quanto Sanremo resti uno specchio del Paese reale, mentre i premi alla carriera — da Fausto Leali a Caterina Caselli fino a Mogol — hanno costruito un filo continuo tra passato e presente.
E poi, quasi a sorpresa, il passaggio di testimone: Carlo Conti ha annunciato sul finale Stefano De Martino come prossimo presentatore e direttore artistico del Festival.
Una scelta che apre interrogativi più che certezze, segnando la volontà di spostare ancora una volta il focus dello spettacolo verso un linguaggio televisivo diverso, più contemporaneo, forse più leggero.
Alla fine resta una sensazione incerta e poca voglia di riascoltare le canzoni. Non un Festival da bocciare, ma nemmeno uno destinato a lasciare un segno, ma sia chiaro che la professionalità di Carlo Conti non è messa in discussione.
Forse un’edizione di transizione, fatta di canzoni che avranno bisogno di uscire dall’Ariston per trovare davvero il proprio spazio.
E noi restiamo lì, dalla parte dell’ascolto lungo: un po’ delusi, sì, anche dalla 20ª posizione di Enrico Nigiotti, ma ancora curiosi di scoprire quali brani sopravvivranno quando le luci saranno definitivamente spente e resterà soltanto la musica.
Di seguito, il video realizzato da Tiziana Etna dedicato al vincitore di questa edizione:
-FOTO DI ELISA HEUSCH-

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