Zona rossa, scontro istituzionale: FdI accusa il sindaco di non fare misure strutturali

Piazza Garibaldi e zone limitrofe: secondo i consiglieri, la Prefettura di Livorno chiede interventi stabili (minimarket, baracchine, illuminazione), ma dal Comune non arrivano risposte decisive.

Livorno, 07 Febbraio 2026- Sulla sicurezza nell’area di Piazza Garibaldi e nelle zone vicine “si sta consumando un fatto politico e istituzionale grave”. È l’accusa contenuta in un comunicato firmato da Marcella Amadio e Alessandro Perini (FdI), rivolto direttamente al sindaco Luca Salvetti.

Nel testo si sostiene che, mentre “le istituzioni statali” mettono in campo strumenti straordinari, il Comune non adotterebbe quelle misure “strutturali” che servirebbero a rendere duraturi i risultati.

La “zona rossa” e le richieste della Prefettura

Nel comunicato si ricorda che la “zona rossa” è una misura temporanea. Proprio per questo, si afferma, il prefetto Giancarlo Dionisi avrebbe chiesto più volte al sindaco di affiancare agli strumenti emergenziali alcuni provvedimenti stabili di competenza comunale.

Tra gli interventi citati:

  • chiusura anticipata dei minimarket nelle aree sensibili;
  • demolizione definitiva delle baracchine;
  • potenziamento dell’illuminazione pubblica.

Baracchine e minimarket: “atteggiamento contraddittorio”

Secondo i firmatari, sul tema baracchine il Comune avrebbe cambiato linea: prima l’abbattimento, poi l’inserimento “al centro di un nuovo progetto urbanistico”. Un passaggio che, si legge, “richiede spiegazioni chiare alla città”.

Sui minimarket, il comunicato parla di un rifiuto a introdurre un regolamento sugli orari nelle aree più problematiche. Nel testo si sostiene che, in certe fasce orarie e contesti, alcune attività possano aggravare degrado, abuso di alcol e microcriminalità.

“Rischio ritorno di spaccio e illegalità”

Un punto centrale del comunicato è l’allarme sul “dopo zona rossa”. Secondo i consiglieri, senza misure comunali stabili, spaccio e illegalità potrebbero tornare rapidamente negli spazi “faticosamente riconquistati”. Nel testo si parla anche di “lavoro di sabotaggio” e si attribuisce al sindaco una responsabilità politica che, secondo i firmatari, non potrebbe essere scaricata su altri livelli istituzionali.

La mozione in Consiglio comunale

Nel comunicato viene annunciata la presentazione di una mozione in Consiglio comunale. L’obiettivo dichiarato è chiedere formalmente al sindaco se intenda adottare o meno i provvedimenti richiesti, “così da chiarire davanti alla città” la linea dell’amministrazione su sicurezza e legalità.

In chiusura, i firmatari scrivono che i cittadini hanno diritto di conoscere la verità e di giudicare le scelte (o le mancate scelte) di chi governa. E spiegano che l’uso del termine “criminogeno”, nel loro ragionamento, descriverebbe un effetto concreto su degrado e microcriminalità, non una semplice polemica.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.