Pierburg-Rheinmetall, timori su fondi speculativi: richiesta di un piano industriale pubblico

Nel comunicato di Potere al Popolo Livorno l’appello a tutelare l’occupazione e mantenere produzioni civili: “Pronta anche l’ipotesi di acquisto o esproprio per pubblica utilità”

immagine tratta da Google Maps

La vertenza dello stabilimento Pierburg entra in una fase che Potere al Popolo Livorno definisce “paradossale” e in linea con la perdita di patrimonio industriale sul territorio. Nel mirino ci sono i possibili acquirenti e la mancanza, ad oggi, di garanzie considerate sufficienti sulla continuità produttiva e occupazionale.

Due fondi internazionali e l’ipotesi “carve out”

Secondo quanto emerso dall’ultimo tavolo ministeriale, sarebbero arrivate proposte di acquisto per lo stabilimento da parte di due gruppi d’investimento internazionali con sede a Monaco di Baviera: Ecco Group e Aurelius Group. Nel comunicato si sottolinea che entrambi risultano specializzati nel “carve out”, cioè nell’acquisto di rami d’azienda, con finalità che vengono descritte come spesso speculative.

Le scadenze: preliminare entro marzo, chiusura entro fine settembre

Nel testo si parla di un contratto preliminare di vendita da firmare entro marzo e di una chiusura formale della transazione entro il 30 settembre. Un punto critico, secondo Potere al Popolo, riguarda la tempistica rispetto agli ammortizzatori sociali, che a quella data risulterebbero già scaduti.

Sindacati: chieste clausole occupazionali

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto clausole a tutela dell’occupazione. Il comunicato interpreta questa richiesta come un segnale: allo stato attuale, si afferma, Rheinmetall non mostrerebbe una preoccupazione adeguata per i livelli occupazionali. La linea del gruppo tedesco viene descritta così: dismissione del comparto civile e spostamento verso armamenti e componentistica per il settore bellico.

“Serve un piano dello Stato, non un’operazione privata”

Per Potere al Popolo la via d’uscita passa da un piano industriale “serio” a regia pubblica. Nel comunicato si critica l’assenza di una strategia nazionale e si chiama in causa il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, accusato di proseguire lungo una traiettoria di “svendita dei settori industriali” e di mancanza di investimenti strutturali, con scarsa capacità di incidere sulle scelte di multinazionali e fondi.

Regione e precedenti: il richiamo al caso GKN

La presa di posizione si rivolge anche alla Regione Toscana. Il comunicato riconosce toni “forti”, ma sostiene che la linea politica non risulterebbe coerente con la necessità di “nuove vie” contro delocalizzazioni e speculazioni. Come esempio viene citato il caso GKN: il Consorzio Industriale della Piana, formato dal collettivo dei lavoratori e dall’amministrazione locale, viene descritto come fermo da mesi per questioni tecniche non precisate, che nel comunicato vengono interpretate come mancanza di volontà politica.

Comune: “dovere politico di difendere il tessuto produttivo”

Pur riconoscendo che l’amministrazione comunale non ha competenze dirette nelle trattative societarie, il comunicato chiede una posizione politica netta. In particolare, si sollecita il Comune a rappresentare la comunità nelle sedi opportune e a non accettare “compromessi al ribasso”. Nel testo si citano anche dichiarazioni ritenute ambigue sulla possibilità di produrre armi pur di soddisfare Rheinmetall e gruppi finanziari.

La richiesta: chiarezza, tutela del lavoro e produzione civile

Il comunicato conclude con una richiesta di trasparenza sulle intenzioni reali del gruppo e dei potenziali acquirenti, sia sul piano produttivo sia su quello occupazionale. Se necessario, Potere al Popolo propone che la Regione, insieme all’amministrazione locale, proceda all’acquisto o all’esproprio del sito per pubblica utilità. L’obiettivo indicato è la creazione di un consorzio industriale pubblico, con produzione civile, garanzia dei livelli occupazionali e gestione partecipata da lavoratrici e lavoratori.

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