Racconto questo episodio non per incitare odio, ma per capire in che tipo di società stiamo vivendo
Questa mattina, verso le 6, mentre mi recavo a lavoro passando per le vie del mercato, mi sono imbattuto in un uomo di origine straniera (preciso: l’etnia non c’entra nulla) che stava spostando una grossa struttura su carrello in mezzo alla strada.
Io, senza dire nulla, mi sono semplicemente fermato ad aspettare che passasse. A un certo punto, però, quest’uomo si è girato verso di me e ha iniziato a borbottarmi nella sua lingua, per poi concludere urlandomi: «Che cazzo vuoi? Che cazzo guardi?»
Davanti a una reazione così, mi chiedo: voi cosa avreste fatto?
C’è chi avrebbe chiamato le forze dell’ordine e chi, come me, avrebbe preferito voltarsi e andarsene. Ammetto che sul momento ho provato rabbia e frustrazione, ma mi sono trattenuto. Non ho chiamato nessuno, anche perché, onestamente, non avrebbe cambiato nulla.
Purtroppo, episodi di violenza o aggressività nati dal nulla stanno diventando sempre più frequenti, e spesso finiscono in tragedia: basta una scintilla.
A mio parere, ci sarebbe bisogno di un serio intervento anche dal punto di vista giuridico: le leggi dovrebbero essere più efficaci, e chi ha il compito di farle rispettare dovrebbe agire con maggiore fermezza.
Oggi molte persone non hanno più paura delle conseguenze: si sentono libere di fare ciò che vogliono, senza alcun rispetto per gli altri.
Ribadisco: questa lettera aperta non vuole alimentare odio o pregiudizi, ma semplicemente condividere un’esperienza negativa che fa riflettere.
A volte, la cosa più saggia che possiamo fare è non reagire, anche quando la rabbia è forte. Perché certe parole non meritano risposta… e vale sempre la pena salvare la propria vita prima del proprio orgoglio.