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Prostituzione ha un codice Ateco: cosa cambia davvero?

Dal 1° aprile 2025 l’Istat ha introdotto il codice 96.99.92 per inquadrare fiscalmente il settore, ma la legge Merlin resta in vigore. Quali sono le conseguenze pratiche? Ecco le principali novità, le reazioni politiche e i dilemmi giuridici

Un codice fiscale per un’attività tra legalità e reato

Da aprile 2025, l’Istat ha creato il codice Ateco 96.99.92, inserito nella categoria “Servizi di incontro ed eventi simili”. In pratica, significa che chi svolge attività di prostituzione o escort potrà registrarsi fiscalmente con una voce dedicata.

Ma questo vuol dire che la prostituzione è legalizzata?
No. La legge Merlin del 1958, che vieta lo sfruttamento e le case chiuse, è ancora valida. Quindi, anche se esiste un codice fiscale apposito, chi apre un’attività di escort o gestisce un locale di prostituzione può comunque essere perseguito penalmente. È un paradosso tipicamente italiano: da una parte lo Stato può incassare tasse da queste attività, dall’altra la legge le rende (in parte) illegali.

Cosa prevede il nuovo codice Ateco?

Il codice 96.99.92 comprende:

  • Servizi di escort e accompagnamento
  • Agenzie di incontri a sfondo sessuale
  • Organizzazione di eventi e locali legati alla prostituzione

L’Istat chiarisce che si tratta di una misura di classificazione statistica: non modifica in alcun modo la legge. Chi utilizza questo codice deve comunque rispettare le norme vigenti (legge Merlin inclusa) e rischia sanzioni penali in caso di violazione.

Legalizzazione o semplice tassazione?
  • Prostituzione autonoma
    Chi si prostituisce autonomamente poteva già dichiarare il reddito con il codice generico 96.09.09. Ora, con il nuovo 96.99.92, c’è una voce più precisa e dedicata.
  • Sfruttamento e favoreggiamento
    Restano reati con pene fino a 6-8 anni. In altre parole, se qualcuno apre un’“agenzia di escort” e fa da intermediario, rischia pesanti sanzioni.
  • Locali e case chiuse
    Nonostante il nuovo codice faccia riferimento anche a “gestione di locali di prostituzione”, la legge Merlin le vieta ancora.

Risultato: Lo Stato può teoricamente tassare un’attività che, in certi casi, è considerata illegale.

Reazioni politiche: chi festeggia e chi protesta
  • Lega (Matteo Salvini)
    Definisce il nuovo codice Ateco “un passo avanti verso legalità e controllo”, sostenendo che così si potrebbe far emergere il lavoro sommerso.
  • M5S e Codacons
    Lo considerano “assurdo”, perché un reato non si può tassare. Hanno annunciato interrogazioni parlamentari per chiarire questa contraddizione.
  • Confimprenditori
    Ha già anticipato la possibile creazione di “FederEscort”, un sindacato dedicato al settore, con l’idea di arrivare a contratti collettivi di lavoro.
Impatto economico: un giro d’affari da 4,7 miliardi all’anno

In base alle stime:

  • 4,7 miliardi di euro il volume d’affari del settore, soprattutto in Lombardia, Lazio e Campania
  • 2,6 miliardi di gettito fiscale potenziale, se l’intero sommerso fosse regolarizzato
  • Nessuna tutela previdenziale: le sex worker, pur pagando le tasse, non hanno garanzie pensionistiche né protezioni sindacali.
Cosa cambia davvero per escort e prostitute?
  • Possono aprire partita IVA col nuovo codice, dichiarando in modo chiaro il tipo di prestazione offerta.
  • Aumentano i controlli fiscali, poiché un codice dedicato rende più facile individuare l’attività.
  • Rimane il rischio penale per chi organizza o gestisce servizi di prostituzione altrui (favoreggiamento, sfruttamento).
Verso una riforma della legge Merlin?

Al momento non ci sono proposte concrete di modifica, ma il dibattito si è ravvivato.

  • Abolizionisti: vogliono mantenere il divieto di sfruttamento (modello attuale).
  • Regolamentazionisti: propongono un modello “alla tedesca”, in cui prostituzione e case chiuse sono legali e controllate.

L’avvocato penalista Marco Del Re sottolinea la necessità di “una norma che distingua chiaramente l’aspetto fiscale da quello penale”.

L’introduzione del codice Ateco 96.99.92 rappresenta un passo formale verso la regolarizzazione fiscale del settore, ma non risolve i nodi centrali:

  • Come conciliare la riscossione delle tasse con il divieto di sfruttamento?
  • Riusciranno le lavoratrici e i lavoratori del sesso ad avere tutele sanitarie e previdenziali?

Per ora, il messaggio resta ambiguo: “Pagate le tasse, ma non avete ancora diritti chiari”.

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