Una mostra di grande pregio, composta da più di 200 opere, volta a valorizzare l’enorme patrimonio dell’arte giapponese proveniente da collezioni italiane

La mostra “HOKUSAI” in esposizione nelle sale di Palazzo Blu a Pisa, inaugurata lo scorso 24 ottobre e visitabile fino al 23 febbraio 2025, rappresenta un’occasione unica per conoscere a fondo Katsushika Hokusai, artista giapponese poliedrico versatile ed innovativo vissuto a cavallo tra il ‘700 e l’800, che è stato il maggior esponente del filone artistico dell’Ukiyo-e, (letteralmente significa “immagini del mondo fluttuante”), il genere di stampa artistica giapponese impressa su carta con matrici di legno, nata e sviluppatasi durante il periodo ‘Edo’ – che è oggi la città di Tokio – tra l’inizio del XVII e la fine del XIX secolo.
Una mostra di grande pregio questa, composta da più di 200 opere, volta a valorizzare l’enorme patrimonio dell’arte giapponese proveniente da collezioni italiane, non solo attraverso molte opere di Hokusai ma anche attraverso quelle degli allievi che lo affiancarono, portando poi avanti il suo immenso lavoro.
Si tratta di opere provenienti dal Museo Edoardo Chiossone di Genova e dal Museo d’arte Orientale di Venezia, che mostrano la passione per l’arte giapponese dell’incisore Edoardo Chiossone e del Conte di Bardi Enrico principe di Borbone, vissuti nella seconda metà dell’800.
La mostra prende avvio con le vedute degli imponenti celebri ponti giapponesi, con incredibile minuzia di dettagli e soprattutto la novità nell’uso della policromia, ai quali seguono altri paesaggi delle capitali e delle province del Giappone riprodotti dall’artista, come ad esempio “La cascata di Ono lungo la strada di Kiso”. Sono presenti inoltre all’interno delle teche numerosi libri illustrati, tra i quali troviamo “Panoramica delle vedute celebri della Capitale Orientale”.
“La Grande onda di Kanagawa” di Hokusai rende protagonista la potenza della natura che sovrasta l’essere umano ed è senza dubbio l’opera più rappresentativa ed iconica dell’ukiyo-e, facente parte della serie delle Trentasei vedute del monte Fuji, presenti in una sala dedicata, ma in questa sede espositiva possiamo ammirare anche varie rappresentazioni di soggetti sottratti alla censura, come numerose scene di vita quotidiana e quelle a sfondo erotico, chiamate ‘Shunga’, cioè letteralmente “immagini di primavera”.
Il monte Fuji merita di certo particolare attenzione poiché rappresentava per i giapponesi il monte degli Dei ed è diventato simbolo di unità nazionale anche grazie a questa serie di vedute, che inizialmente dovevano essere 36, ma avendo riscosso grande successo sul mercato, divennero poi 46 fogli.
Hokusai in questa serie rappresenta l’azione dell’uomo nella quotidianità, sia nei momenti dedicati al lavoro che in quelli dedicati invece allo svago e al divertimento, ma con il monte sempre presente – a varie distanze – sullo sfondo, quasi come se fosse una sorta di guardiano imperturbabile di queste attività quotidiane.
Viene minuziosamente rappresentata la laboriosità di coloro che vivono nei pressi dell’imponente montagna, ed anche i loro stessi sentimenti di stupore, paura o affanno.

L’approccio di Hokusai alle linee, al colore e all’intera costruzione dell’immagine era originale ed innovativo per l’epoca e stravolgeva i canoni pittorici fino ad allora raggiunti; per questo gli impressionisti e post-impressionisti vi trovarono grande fonte di ispirazione.
L’applicazione di nuove tecniche e di materiali innovativi ha reso l’artista il massimo esponente di quello che si poteva definire un ‘nuovo giapponismo’.
Una sezione apposita è stata dedicata ai Manga, ‘Schizzi sparsi di Hokusai. Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose’, quindici volumi pubblicati in inchiostro nero con soltanto alcuni tocchi rosati a partire dal 1814 e conclusi dopo la morte di Hokusai, che sono una specie di compendio sul suo stile.
Il maestro ha prodotto un’enorme quantità di manuali, con modelli e motivi decorativi per artigiani di vari settori; manuali che insegnavano a disegnare con tratto veloce figure di ogni tipo, come anche danzatori, guerrieri ed eroi leggendari, con lo scopo di dare una guida ai molti allievi e a chiunque si volesse avvicinare alla pittura.
Proseguendo è possibile ammirare le serie di Hokusai dedicate alle antologie di poesia classica: “Specchio dei poeti giapponesi e cinesi” e “Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati della balia”.
Nel caso della prima serie si tratta di opere destinate ad un pubblico colto, che fosse capace di cogliere le origini dei personaggi rappresentati all’interno dei paesaggi – che segnarono la storia della poesia classica – o anche l’ispirazione ai versi per cui erano celebri; con la seconda serie, di cui in mostra troviamo alcuni esemplari, invece egli si rivolgeva ad un pubblico più ampio, per far conoscere un’importante antologia poetica tra i circoli letterari.
Salendo al piano superiore troviamo la parte dedicata ai ‘surimono’, una produzione ukiyo-e dalla grande raffinatezza tecnica, realizzata per una ristretta committenza privata: biglietti augurali o commemorativi, annunci, inviti o calendari destinati soprattutto a circoli poetici o scambiati in particolari occasioni, come a Capodanno, con soggetti legati al folclore, alla mitologia o alle festività tradizionali.
Possiamo in questo caso ammirare piccoli dettagli riprodotti minuziosamente, con l’aggiunta di pigmenti metallici in oro e argento, lacca per lucidare, o anche la tecnica del groffato, con cui si otteneva un particolare effetto a rilievo.
A questa produzione dettero un grande contributo anche gli allievi di Hokusai, alcuni dei quali presenti in mostra a fianco alle opere del maestro, con grande originalità di temi, tecniche e formati, dai piccoli quadrati di carta, ai sottilissimi formati verticali, fino ai grandi formati orizzontali e alle forme a ventaglio.

È questo il caso di Totoya Hokkei, disegnatore raffinato che divenne uno dei primi e più noti allievi di Hokusai e realizzò circa ottocento surimono, e di un altro importante artista e poeta giapponese: Yashima Gakutei. Egli era molto abile nell’uso della groffatura per creare particolari texture in alcune parti delle stampe, soprattutto nei motivi floreali e geometrici delle vesti dei soggetti protagonisti.
All’interno della mostra è presente inoltre “Memory of Waves”, un’opera immersiva creata dal collettivo “TeamLab”, che reinterpreta con un linguaggio tecnologico e coinvolgente la potenza simbolica e visiva delle onde, facendo arrivare l’eredità di Hokusai fino ai nostri giorni.
Curatrice della mostra, che sta attirando a Palazzo Blu migliaia di visitatori, Rossella Menegazzo, organizzatrice di convegni internazionali ed autrice di pubblicazioni di arte e fotografia che collabora con diverse testate culturali italiane.
La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 19, ed il sabato la domenica e i festivi dalle 10 alle 20, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Lascia un commento