LIVORNO Lucchesi il rugbista livornese: dalla LundaX Lions Amaranto all'Inghilterra l'emozionante ritorno in Azzurro

Lucchesi il rugbista livornese: dalla LundaX Lions Amaranto all’Inghilterra l’emozionante ritorno in Azzurro

Gianmarco Lucchesi, tallonatore del Benetton, racconta la sua esperienza dopo il ritorno in Nazionale

A due giorni dalla prima partita del ‘Sei Nazioni 2024’ (l’Italrugby ospiterà sabato alle 15:15 all’Olimpico di Roma l’Inghilterra) “vetrina’ sul rinnovato sito federale per Gianmarco Lucchesi, il tallonatore labronico classe 2000, rugbisticamente nato e cresciuto nella LundaX Lions Amaranto.

Come noto il fortissimo avanti del Benetton è rimasto molto legato al club livornese e non manca, tra un impegno sportivo e l’altro, di visitare il ‘Priami’ di Stagno, dove ritrova quei dirigenti ed quegli allenatori che lo hanno lanciato nel mondo professionistico e dove immancabilmente firma decine di autografi ai giovanissimi atleti delle varie under amaranto.

A Lucchesi è dedicato anche un intero capitolo del libro ‘Anatomia di un terzo tempo, il romanzo e la cronaca’, l’opera di 240 pagine uscita nei giorni scorsi, prodotta dalla stessa società dei ‘Leoni’. Il libro, presentato anche nella Sala delle Cerimonie del Comune di Livorno – con relatori, tra gli altri il sindaco Luca Salvetti e il delegato provinciale del CONI Giovanni Giannone – è a disposizione degli sportivi presso la segreteria del ‘Priami’. Ecco l’intervista a Lucchesi uscita sul sito federugby.it

Nel dicembre del 2022 si era rotto il legamento crociato anteriore e il legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro, dopo una lunga riabilitazione è tornato in campo col Benetton, e adesso sgomita per riprendersi la maglia azzurra: Gianmarco Lucchesi è tornato a lavorare con l’Italia, convocato da Gonzalo Quesada per l’esordio contro l’Inghilterra. Un’emozione incredibile dopo un 2023 difficilissimo, e tanta voglia di riprendere il percorso interrotto più di un anno fa: “Fisicamente sto molto bene, ma soprattutto ritornare è un’emozione incredibile. Sono fiero dell’opportunità che ho avuto e spero di poter scendere in campo con la maglia azzurra. A livello fisico ovviamente saranno dei test importanti per me, ma spero di poter aiutare la squadra e di esprimere il mio miglior rugby se me ne verrà data l’opportunità”.

Per le emozioni che stai provando, sarebbe praticamente un secondo esordio per te?

“Sì, è passato davvero tanto tempo. Purtroppo ho saltato anche il Mondiale, un evento importantissimo che capita solo ogni 4 anni. Tornare in campo avrebbe per me un grande significato, soprattutto dal punto di vista emotivo”.

Manchi in azzurro dal novembre del 2022, che squadra hai ritrovato dopo tutto questo tempo?

“Il gruppo ha fatto molta esperienza nel 2023. Alcune sono state positive, altre negative, ma in ogni caso a questo livello si imparano tante cose, e questo porta tutti ad avere una consapevolezza diversa, sia nella capacità di affrontare le settimane di preparazione, sia in campo. Il gruppo comunque è rimasto molto simile, e c’è un bellissimo rapporto tra di noi. Molti li conosco fin dalle nazionali giovanili, è un gruppo coeso che vuole dimostrare tanto e togliersi di dosso le ultime due partite del Mondiale”.

C’è il rischio di portarsi dietro le tossine delle sconfitte contro All Blacks e Francia?

“No, non ho questa percezione. Vogliamo dare il massimo e giocare il nostro miglior rugby. Ovviamente sappiamo quanto siano state complicate quelle due partite, ma sappiamo anche che quanto successo non deve in alcun modo condizionare quello che verrà”.

Contro l’Inghilterra le fasi statiche saranno di vitale importanza. Come state lavorando su questo aspetto?

“Ci stiamo focalizzando molto sulle fasi statiche. Vogliamo tornare ad essere l’Italia di un po’ di anni fa, che in mischia sapeva essere performante e che era riconosciuta per il suo drive avanzante. Stiamo lavorando molto per migliorare. Poi anche il breakdown sarà fondamentale, è uno degli aspetti su cui stiamo lavorando di più. In particolare vogliamo rendere il punto d’incontro il più veloce possibile in attacco, in modo da avere dei palloni più veloci in uscita dalle ruck che aiutino l’attacco e mettano in difficoltà le difese nel riposizionarsi. Ormai è un aspetto imprescindibile nel rugby moderno”.

Le assenze importanti nei primi 5 uomini (Riccioni, Ferrari e Lamb, ndr) non rischiano di complicare questo lavoro di miglioramento della mischia?

“Sicuramente sono assenze importanti, ma penso anche che siamo un gruppo valido qualitativamente, con più profondità nei ruoli. Penso quindi che le assenze si possano gestire bene, facendo comunque delle buone prestazioni”.

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