CULTURA Cambiamenti Livorno: riflessioni sulla Shoah e il conflitto Israele-Palestina

Cambiamenti Livorno: riflessioni sulla Shoah e il conflitto Israele-Palestina

L’importanza di comprendere e confrontare, senza dimenticare il passato e cercando la via per la pace nel presente

Fra le tante testimonianze della Shoah, abbiamo letto il pensiero di Lia Levi su Repubblica.

Pensiamo che nessuno riesca a tradurre in parole il peso profondo, fisico, nello stomaco, mentale, nello stato d’animo, che le sue parole provocano.

Noi che veniamo dalla lettura di Se questo è un uomo, di L’Agnese va a morire, di Il partigiano Johnny, libri prestati dalla biblioteca della scuola, o da quella di quartiere o comunale, QUANDO ERANO GLI INSEGNANTI AD INDICARLO non abbiamo mai avuto il dubbio sull’orrore dell’antisemitismo, sul “mai più” persecuzioni.

Un dubbio che oggi corre subdolo sulle ali del web, alimentato dall’ipocrisia di chi ritiene sia il momento giusto per affrancare le proprie origini politiche dal giudizio della Storia e per dribblare goffamente i princìpi della Costituzione del nostro Paese.

Mai nessuno di noi che scriviamo si sarebbe mascherato per Carnevale da ufficiale delle SS: si rideva con amara consapevolezza su Chaplin ne Il grande dittatore.

Ma nemmeno i nostalgici lo avrebbero fatto, perché sapevano di doversi vergognare, isolati in una società, di diverse idee politiche, ma fortemente antifascista.

Comprendiamo le parole di Lia Levi sull’orrore del 7 ottobre, la necessità del popolo di Israele di difendersi: AVERE un capo di governo come Netanyahu, fortemente in difficoltà interne per la sua politica illiberale, non è certo un attenuante per un eccidio come quello perpetrato da Hamas.

Ha ragione Lia Levi nel sottolineare le parole di un terrorista “ho ucciso tanti ebrei”, esempio di un irriducibile antisemitismo da parte di Hamas.

Non ha ragione nel sostenere la difesa indiscriminata di Israele contro i palestinesi di Gaza, civili, in larga parte giovani, bambini.

Non ha ragione nell’accusa che ci rivolge di non meritare il dolore del popolo ebraico dopo la Shoah: noi, salvo deliranti minoranze, da ottanta anni, abbiamo fatto nostro quel dolore.

Una riflessione: nonostante la diffusa vigliaccheria del silenzio, anche – ben peggio – del collaborazionismo, Israele ha ricercato e punito i criminali nazisti, non ha mai attaccato la popolazione tedesca, ha riconosciuto la Repubblica di Germania.

La Germania che proprio in questi giorni si è mobilitata in massa contro i rigurgiti di estrema destra.

Se la popolazione palestinese riuscisse, con l’aiuto dell’Europa e delle grandi democrazie, a isolare i terroristi, compirebbe un passo decisivo verso la pace.

E il popolo di Israele, che non è un’identità POLITICA con Netanyahu, dovrebbe compierne un altro per l’accettazione di un processo verso la coesistenza di due Stati.

FONTE: Associazione Culturale Cambiamenti.

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