
Un viaggio pittorico tra culture e identità: l’arte di Cesare Borsacchi a Pisa

Pisa, 1 dicembre 2023. E’ stata inaugurata questo pomeriggio, venerdì 1 dicembre, la
mostra dell’artista Cesare Borsacchi dal titolo “Colori e dolori del pianeta” al
Fortilizio della Cittadella (lungarno Simonelli). La mostra, curata dal critico d’arte Nicola
Micieli, sarà visitabile fino al 17 dicembre con apertura nei seguenti giorni: sabato 2 e
domenica 3 dicembre con orario 10.30-12-30 e 15.30-18.30; giovedì 7 dicembre con
orario 15.30-18.30; venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 dicembre con orario 10.30-12-30 e
15.30-18.30; giovedì 14 e venerdì 15 dicembre con orario 15.30-18.30; sabato 16 e
domenica 17 dicembre con orario 10.30-12-30 e 15.30-18.30. Negli stessi orari di
apertura della mostra di Cesare Borsacchi al Fortilizio della Cittadella, sarà aperta al
pubblico anche la Torre Guelfa. L’organizzazione è a cura del Comune di Pisa con
l’ufficio cultura ed è patrocinata dalla Fondazione ARPA.
«Cesare Borsacchi – dichiara l’assessore alla cultura, Filippo Bedini – è un pisano
giramondo, ma un vero pisano, che ha vissuto i primi 25 anni della sua vita in San
Rossore. Poi la vita l’ha portato in molti paesi stranieri, fino al 1995, quando è ritornato a
casa a Pisa, dove ha continuato a svolgere la sua attività di pittore. La pisanità di
Borsacchi è “certificata” dal fatto che anche Giuseppe Viviani, amico del padre, ha avuto
modo di apprezzare e incoraggiare il pittore che muoveva i primi passi. Con la mostra di
Cesare Borsacchi il Comune di Pisa intende, con convinzione, inaugurare un nuovo
filone sinora non adeguatamente frequentato e valorizzato, e dedicato agli artisti che tra
800 e 900 hanno lasciato importanti tracce artistiche nel panorama locale e non solo. Se
importanti istituzioni come Palazzo Lanfranchi e la Fondazione Pisa con Palazzo Blu
hanno in questi anni aperto delle finestre sui nostri artisti tra 800 e 900, realizzando
mostre in occasione di acquisizioni o con pezzi del loro patrimonio, il Comune può
sicuramente fare meglio da questo punto di vista, anche stimolando iniziative come
quella proposta da oggi al Fortilizio. Incominciamo da Borsacchi, che negli ultimi 50
anni ha effettuato mostre in Italia e all’estero e le sue opere sono presenti nei musei e
nelle fondazioni di tutto il mondo. Pisa è sempre presente nelle sue opere: negli
sgargianti colori di tanti quadri, che rimandano ai paesi africani e sudamericani da lui a
lungo frequentati, la città d’origine si riaffaccia, emerge, fa capolino in svariate forme, a
volte con richiami espliciti, altre con riferimenti velati. L’occasione della mostra al
Fortilizio della Cittadella nel mese di dicembre è un bel regalo di Natale che Borsacchi fa
alla sua amata Pisa».
«Per quanto controllata e persino in parte sigillata in una sorta di visualità araldica – ha
affermato il critico d’arte Nicola Micieli – la pittura di Borsacchi possiede comunque
una sua immediatezza, una trasparenza comunicativa. La formazione di Borsacchi, del
tipo che in pedagogia si chiama ‘‘permanente”, il suo linguaggio e la sua sensibilità, è
avvenuta per successivi incontri ed esperienze legate a contesti contrassegnati da una
forte identità etnografica, oltre che a singole personalità creative incontrate e frequentate
nel loro ambiente di vita e di lavoro. L’arte pre-colombiana e quella tribale africana, la
cultura araba e islamica e quella latino-americana hanno contato quanto le opere di
insigni grandi maestri dell’arte occidentale conservate nei musei, o la conoscenza sul
campo di movimenti quali il muralismo messicano e di artisti di prestigio come Siqueros
che non potevano non impressionare profondamente un pittore come Borsacchi attento
alla sinergia tra tradizione culturale autoctona e le nuove proposte creative. Quel che
conta è che da migrante Borsacchi ha assimilato sempre al proprio nucleo originario
l’identità altra dei segni e delle illuminazioni raccolti durante il viaggio, nel senso che
partendo dall’oasi di San Rossore e dal bacino materno dei monumenti pisani di Piazza
dei Miracoli che così spesso si intravedono sullo sfondo del fitto della boscaglia, il suo
percorso nei luoghi del mondo si è compiuto, stazione dopo stazione, sempre avendo
presenti, interiorizzati, i luoghi nativi. Le immagini delle sue “visioni ischemiche”
scaturite da una parentesi di “assenza” ovvero da un viaggio specialissimo nel cono
d’ombra della malattia, confermano il carattere squisitamente interiore del viaggio
visionario che Borsacchi compie con la pittura».

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