Alcuni marittimi pagavano una mini tangente per ottenere certificati falsificati, mentre in un caso è stato scoperto un medico che rilasciava certificati di malattia senza verificarne l’autenticità

Livorno, 18 Aprile 2023- Corruzione tra i marittimi e personale medico-sanitario, sarebbero diversi indagati per corruzione nel porto di Livorno tra il personale medico e infermieristico destinato ai naviganti, ovvero al personale di bordo delle maestranze marittime. La Squadra Mobile di Livorno ha avviato dall’estate scorsa un’indagine tesa a dimostrare una serie di episodi corruttivi nei quali sarebbero coinvolti alcuni elementi della pubblica sanità portuale collusi in diversi ambiti, i quali riguarderebbero presumibilmente ricezione occulta di denaro in somme tra i 50 e 100 euro per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio o addirittura rilascio di certificazioni senza alcuna abilitazione e addirittura con firma falsa.
Sarebbero stati contestati almeno 27 episodi tra il 2022 e il 2023 soltanto dal rilascio di certificazioni non autorizzate da parte del personale infermieristico, ma questa parrebbe soltanto la stima recente. Non solo sarebbero state scambiate false certificazioni per denaro, ma sarebbero state richieste altre prestazioni in cambio di firme false volte ad eludere ogni controllo, in quanto mai attestate dai due medici nominati al controllo. Si citano negli atti 5 episodi da parte di tre marittimi per i quali non sarebbe stata affatto accertata l’idoneità.
I medesimi indagati, due medici e un infermiere, sarebbero poi ulteriormente sotto il mirino avendo essi, in concorso tra loro, protratto il medesimo meccanismo certificando false malattie mai verificate e per i quali sarebbero stati firmati i documenti dall’infermiere stesso, inidoneo allo scopo.
Come se non bastasse, si profila l’ipotesi di assenteismo in larga scala sulla struttura, in quanto le indagini avrebbero svelato le manomissioni adoperate dal personale al fine di risultare operanti seppure in assenza, semplicemente scambiandosi il “badge”.
Stando al comunicato ufficiale della Questura di Livorno
Con riferimento ai reati di “alsitàinatti”, poi, l’infermiere accusato di corruzione e due medici, sono indagati per avere, in concorso tra loro, a favore di diversi marittimi, falsificato numerosi certificati di malattia. In particolare, i due medici, in qualità di pubblici ufficiali, avrebbero formato certificati di malattia falsi in quanto attestanti visite mediche in realtà non effettuate e attestato, conseguentemente, malattie non verificate; mentre l’infermiere avrebbe redatto materialmente le certificazioni. Con tali condotte, secondo la contestazione preliminare, sarebbe stato anche commesso il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Il reato di truffa è ipotizzato anche con riferimento a vari episodi di cosiddetto assenteismo, riguardanti alcuni medici e alcuni infermieri. In particolare gli indagati avrebbero fatto ricorso a vari artifici consistenti nell’inserire manualmente, nel portale di rilevamento della presenza, un orario di entrata e di uscita diverso da quello effettivo; nel consegnare il proprio “badge” a colleghi per far risultare falsamente in servizio soggetti che invece erano assenti; nello scambiarsi reciprocamente i propri badge personali, di talché ciascuno avrebbe registrato in ingresso o in uscita non solo il proprio badge, ma anche quello di altri colleghi. Per tali condotte viene anche prospettata la violazione dell’art. 55 quinquies D. Lgs. 165/2001 (Testo Unico sul Pubblico Impiego).
Il Giudice
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Livorno, ritenendo sussistenti gravi indizi dei reati contestati e per i quali il Pubblico Ministero aveva richiesto l’applicazione di misure cautelari, nonché il pericolo di reiterazione dei reati, ha emesso, l’ordinanza cautelare con cui ha disposto nei confronti di un infermiere, le cui condotte sono state ritenute dal G.I.P. espressione di una “prassi illecita ormai consolidata”, la misura coercitiva degli arresti domiciliari e la misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio e del divieto di esercitare l’attività professionale di infermiere, per la durata di 12 mesi. Inoltre, il Gip ha disposto la misura coercitiva dell’obbligo di presentazione quotidiana alla P.G. per altri infermieri.
Tale misura è stata applicata anche per i medici indagati; per essi il Gip ha pure disposto la sospensione dal pubblico ufficio e il divieto di esercitare l’attività professionale di medico per la durata di 6 mesi. Va precisato che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, le contestazioni dovranno essere ulteriormente verificate nell’eventuale giudizio.
Solo una sentenza definitiva di condanna potrà far ritenere colpevoli gli indagati.