Siamo andati ad incontrare il Gran Maestro Onorario del GOI per parlare della nuova pubblicazione
“Per non perdere la memoria. Stradario massonico livornese” è il nuovo libro dell’ex vicesindaco di Livorno e Gran Maestro Onorario del GOI Massimo Bianchi.
Noi siamo andati a trovarlo per sentire di cosa tratta questa nuova pubblicazione, ecco quello che ci ha detto:
“Il libro è l’elenco dei luoghi della città, strade, piazze e parchi che sono state intitolate a personaggi che hanno avuto la nostra stessa appartenenza. Massoni che, sia a livello locale che a livello nazionale, hanno avuto un ruolo tale da essere ricordati con la toponomastica che non è una cosa qualsiasi. La toponomastica potrebbere servire, se ovviamente ben utilizzata, ad incentivare, non solo il ricordo del personaggio, ma anche la curiosità di approfondire i ruoli del personaggio. Un esempio è piazza Attias: noi tutti ci passiamo e sono convinto che il 98% delle persone che vi passano non sanno per quale motivo si chiama così. Attias è un personaggio che nel ‘700 ebbe un ruolo importante. Preciso, io non sono uno storico ed i miei libri non sono libri di storia, ma cerco di incasellare avvenimenti, date e personaggi in modo che gli storici, quelli con la s maiuscola, possono trarne spunto e questa è la mia preoccupazione. La seconda è che, il succedersi delle generazioni, fa perdere la memoria. A Livorno, come uso spesso dire, “la storia comincia sempre da domani”. E’ una città che non ha grandi memorie e non ha il culto delle memorie. Modigliani, recentemente, grazie all’Assessore alla Cultura Lenzi, Mascagni, che per decenni è stato impronunciaibile, ma poi nel complesso una serie di persone che hanno fatto grande Livorno si sono perse. Il mio compito, almento per la parte alla quale appartengo da 55 anni, ovvero il Grande Oriente d’Italia, è quello di cercare di fissare la memoria”.
Possiamo quindi dire che è una specie di memorandum per le nuove generazioni e per chi ignora le tradizioni e la storia di Livorno?
“Io ho scritto sette libri, uno sulla storia del Partito Socialista livornese, altro libri sulla storia della massoneria. Il primo libro si intitolava “L’orgoglio della memoria”. Prima ho ricordato il caso dell’Attias perché è proprio lì che è nato il mio libro. Un giorno, mentre passavo dalla piazza, vedendo una scolaresca che stava disegnando il palazzo “S. Elisabetta” ed un’insegnante, che tra le altre cose conoscevo, gli chiesi se sapevano perché si chiamava Attias e ci fu un gelo. E questo libro “L’orgoglio della memoria” è l’elenco, nudo e crudo, di tutto vie , scuole ed istutizioni che i fratelli che ci hanno preceduto hanno dedicato al bene dell’umanità. Ne esistono ancora tre a Livorno di queste istituzioni e sono la Fratellanza Artigiana, fondata da Guerrazzi nel 1861, la Societa’ della Cremazione che quest’anno ha compiuto 140 anni e la Società Volontaria di Soccorso fondata da logge livornesi. Queste società sono nate in un forte clima anticlericale che caratterizzò la massoneria nella costruzione della classe dirigente del regno, alla fine dell’800, in risposta alle mene del Vaticano che non accettò, fino alla Prima Guerra Mondiale, il nuovo regno”.
Visto che parliamo di toponomastica affrontiamo l’argomento che ha fatto discutere molto, nelle scorse settimane, a livello nazionale, ovvero l’intitolazione di un luogo a Livorno a Oriana Fallaci, lei che ne pensa?
“Io avrei votato certamente in maniera favorevole. E’ un errore disconoscere i meriti di una scrittrice, conosciuta ed apprezzata nel mondo, di una cultura libertaria che ha espresso una forte personalità ed anche giudizi. Non intitolarle una strada, quando si è intitolata a personaggi minori che sono come il nome scritto sulla sabbia, poi scompaiano, è un errore. Un errore che identifica una soglia di settarismo tutt’ora presente nella sinistra livornese. Il muro di Berlino è caduto, c’è stato il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, ma queste discriminazioni persistono. Ad esempio si da della resistenza una visione solo di parte quando, invece, è stato un moto popolare che ha visto coinvolte più componenti. Si è antifascisti ma si celebrano gli antifascisti solo di un certo tipo. Altro esempio non si celebra il Grande Oriente d’Italia che per 20 anni è stato in esilio a Parigi, le nostre sedi sono state incendiate, anche a Livorno in via Borra, vennero sequestrate, come quella della Fratellanza Artigiana che venne resa solo dopo la Liberazione. Il Grande Oriente d’Italia visse in poverà con un Gran Maestro, Alessandro Tedeschi, medico ebreo livornese, che morì poche ore prima che la Gestapo lo andasse a prendere”.
Concludiamo con l’appuntamento per la presentazione del libro che si svolerà giovedì 20 luglio alle ore 18 alla Fratellanza Artigana in piazza dei Domenicani in Venezia
“E’ un’iniziativa tradizionale. Da 18 anni la Loggia Lemmi, e l’Oriente di Livorno, celebra questa data. Abbiamo invitato l’Assessore alla Cultura Lenzi, il giornalista Mascambruno ed il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi“.