L’avvocato Calamassi chiarisce tutti i dubbi relativi alla Brexit, l’accordo tra UE e Gran Bretagna
L’avvocato Calamassi chiarisce tutti i dubbi relativi alla Brexit, l’accordo tra UE e Gran Bretagna.
“The deal is done” , cioè l’accordo è fatto.
Queste sono le parole con cui la sera del 24 dicembre 2020, il Premier britannico Boris Johnson ha annunciato il raggiungimento del tanto atteso accordo fra Regno Unito ed Unione europea, che disciplinerà i rapporti reciproci del post-Brexit dal 1° gennaio 2021.
A partire dal 2016, quando i sudditi di Sua Maestà hanno deciso di uscire dall’Unione europea, lo spettro del no-deal, cioè di un’uscita senza accordo, aleggiava sui cieli d’Europa e della Manica per i molti, preoccupanti, aspetti che ne sarebbero derivati.
Si pensi a titolo esemplificativo che un no-deal avrebbe significato l’applicazione di dazi commerciali per i beni e servizi scambiati fra le due sponde della Manica.
Ciò sarebbe stato tanto più grave se si pensa ai dati dell’interscambio commerciali fra le due aree:
Nel 2019, il Regno Unito ha venduto merci all’UE per 294 miliardi di dollari, pari al 43% del totale, mentre oltre la metà delle importazioni britanniche, per un controvalore di 374 miliardi, è arrivata dall’Unione europea.
Pertanto il raggiungimento dell’accordo in questione rappresenta un punto di svolta molto importante per il futuro sia europeo che britannico.
Ma vediamo in concreto quali sono gli aspetti principali di tale intesa.
Come accennato, l’accordo, composto di oltre mille pagine, dovrà essere approvato dalle due parti (il Parlamento di Westminster e quello di Strasburgo) ed entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021; garantirà il libero scambio per diversi beni e creerà una piattaforma per la cooperazione futura in ambiti quali la lotta al crimine, l’energia e la condivisione dei dati.
Di seguito i punti salienti:
Tariffe:
L’accesso al mercato dell’Unione per il Regno Unito ne sarà esente. Lo stesso avverrà per molti prodotti europei destinati all’UK.
In definitiva, per gran parte delle merci i rapporti fra UK e Ue continueranno ad essere disciplinati dal libero scambio come è accaduto finora e senza applicazione di dazi;
Commercio:
I produttori del Regno Unito dovranno seguire sia gli standard britannici che quelli europei.
Mobilità:
Dall’inizio del 2021 sarà interrotta la libera circolazione delle persone tra l’Ue e il Regno Unito. Dal 1° gennaio scatterà, infatti, il nuovo sistema di immigrazione.
Coloro che arriveranno in Gran Bretagna alla ricerca di un’occupazione dovranno avere un visto, che verrà rilasciato solo se si ha già un’offerta di lavoro e una retribuzione prevista di almeno 25.600 sterline (circa 28 mila euro).
Ci si potrà stabilire nel Paese tramite un sistema di immigrazione a punti, accumulandone minimo 70 ad esempio con un’offerta di lavoro da uno sponsor riconosciuto dall’ Home Office, con un livello di inglese intermedio B1, oltre che a un alto livello di reddito.
Per chi possiede un dottorato di ricerca, in particolar modo in materie scientifiche, sono previste agevolazioni.
Tuttavia sarà molto più complicato arrivare a Londra per cercare un posto come camerieri o commessi, come successo per tanti giovani italiani finora.
Per motivi turistici non è richiesta il visto, ma per visitare il Paese sarà necessario il passaporto e non si potrà restare per più di tre mesi.
I cittadini europei che vivono nel Regno Unito potranno ottenere lo status di residente permanente (settled status) o di residente provvisorio (pre-settled status), se vivono nel Paese da meno di 5 anni. Il pre-settled status è valido per 5 anni, dopo i quali è possibile fare domanda per il settled status.
Per ottenere la residenza provvisoria o permanente è necessario registrarsi all’Eu Settlement Scheme, allegando alla domanda i documenti che comprovino la propria identità e la residenza nel territorio britannico.
La domanda è gratuita e ad oggi le richieste hanno già superato i 4 milioni.
Qualifiche professionali:
Non ci saranno più riconoscimenti automatici per medici, infermieri, architetti, ingegneri e altri titoli professionali.
Aiuti di Stato:
L’accordo prevede che il Regno Unito possa istituire il proprio regime di sussidi.• Standard ambientali e lavorativi: le due parti hanno raggiunto un accordo su standard minimi.
Aggiornamenti potranno essere discussi dalle due parti.
Corti europee:
La Gran Bretagna, essendo uscita dall’Unione europea, non sarà più sottoposta alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione europea, potendo pertanto perseguire liberamente le proprie politiche.
Pesca:
La quota comunitaria del pescato diminuirà del 25% su un periodo di 5 anni e mezzo.
Università:
Tra gli effetti più importanti c’è il forte aumento delle tasse universitarie.
Gli europei che vorranno studiare nel Regno Unito dal 2021 dovranno chiedere il visto e pagare rette universitarie fino al doppio di quanto previsto finora, al pari degli studenti extra-europei.
Ma questo non vale per gli studenti già iscritti nelle Università britanniche prima del 31 dicembre 2020.
Erasmus:
Altra conseguenza fondamentale nel campo dell’istruzione è la rinuncia del Regno Unito al programma Erasmus: non solo gli studenti britannici non potranno accedervi ma dall’anno prossimo anche i loro colleghi europei, attualmente 150mila, dovranno richiedere il visto per studiare e pagare la retta universitaria come gli studenti non britannici.
Pertanto per i giovani studenti che vogliono andare in vacanza studio sarà più complicato in quanto servirà un visto “breve”, il passaporto e un’assicurazione sanitaria.
Lavoro:
Manager e specialisti possono rimanere fino a 3 anni, gli altri hanno bisogno di un permesso di lavoro e possono rimanere fino a 90 giorni su un periodo di 12 mesi.
Come è possibile intuire, vi sono ancora alcuni ed importanti aspetti che non sono stati affrontati con tale accordo e che saranno auspicabilmente oggetto di future trattative: a titolo di esempio è possibile citare la questione di Gibilterra, piccola porzione di territorio britannico sul suolo europeo, su cui ogni giorno transitano migliaia di lavoratori e turisti europei che, ad ogni effetto, verranno trattati come stranieri con ovvi problemi di gestione dei controlli alle frontiere; oppure alla questione dei servizi finanziari offerti dalla City in favore delle molte società europee che hanno investito nella capitale britannica o che con essa intrattengono rapporti d’affari.
Chiaramente, data la necessità di raggiungere un’intesa entro il 31 dicembre, non era possibile affrontare e risolvere ogni aspetto. Ciò che importa è aver raggiunto un punto di intesa evitando gli immediati effetti negativi di un’uscita senza accordo, cioè i dazi doganali.
Per il resto, Regno Unito e Unione europea avranno il tempo di meditare soluzioni ai nodi ancora irrisolti con la certezza che le due sponde della Manica continueranno ad essere due partners commerciali e culturali molti importanti l’uno per l’altro.
SEGUITE IL NOSTRO GIORNALE ANCHE SU TWITTER
I nostri altri canali social:
VENITECI A TROVARE ANCHE SU YOUTUBE
AGGIORNATEVI ANCHE SU FACEBOOK
Vi potrebbero interessare anche i seguenti articoli:
M5S, PD da l’ordine di scuderia: bocciati tutti i nostri emendamenti
Al via la vaccinazione anti-Covid nelle RSA
Violenza sessuale di gruppo su una 20enne: 4 arresti
Quartiere “Origine”: ecco il progetto di riqualificazione dell’amministrazione comunale