CRONACA bruno crocchi

Intervista esclusiva all’ex direttore di Porto 2000 Bruno Crocchi

BRUNO CROCCHI E FIGLIO
Bruno Crocchi insieme al figlio Alessandro (foto tratta da Facebook)

Dopo 13 anni il lungo calvario giudiziario di Bruno Crocchi è terminato con l’accettazione, da parte della Corte di Cassazione, del suo ricorso; abbiamo scambiato due parole con l’ex direttore di Porto 2000

Dopo 13 anni il lungo calvario giudiziario di Bruno Crocchi è terminato con l’accettazione, da parte della Corte di Cassazione, del suo ricorso; abbiamo scambiato due parole con l’ex direttore di Porto 2000.

Come ha vissuto questa situazione?

“Sono situazioni che si vivono male. Quando hai accuse gravissime come queste, perdi il lavoro, com’è successo a me, vedi il mondo caderti addosso ed hai il senso della distruzione delle tue certezze di una vita.

Se hai “carichi pendenti”, cioé un procedimento penale in corso, hai preclusioni importanti alla vita di tutti i giorni, anche le più banali; faccio un esempio, diventa difficile anche un contro corrente o compiere atti quotidiani.

Bisogna avere forza d’animo ed un ambiente intorno che senti solidale e partecipe per non venire schiacciati dal peso delle accuse. Per me, e per la mia famiglia, sono stati 13 anni famiglia che non auguro a nessuno.

Adesso è la fine di un incubo, è finita, sono stato assolto dalla Corte di Cassazione e ho salvato il mio onore, ma nessuno può ridarmi indietro questi 13 anni, nè a me nè alla mia famiglia”.

Ci traccia un bilancio della sua esperienza sul porto ?

“Un bilancio della mia esperienza in porto è difficile da farsi; sicuramente il lavoro mio e del mio team è stato gratificato dagli importanti risultati, raggiunti con professionalità, determinazione ed indubbia capacità del mio staff. Del resto, quando i risultati di acquisizioni di traffici portuali sono ampiamente superiori ai trend del mercato del settore in cui operi, significa che il merito deve sicuramente essere ascritto al lavoro del tuo gruppo ed a te che ne sei il team leader.

Tutto questo probabilmente ha scatenato invidie, gelosie, e probabilmente la paura che questa società così arrembante turbasse lo status quo consolidato nel porto dell’epoca, tanto che sono diventato una specie di capro-espiatorio.

La storia di questi 13 anni ed il suo epilogo di pochi giorni fa ne sono la testimonianza.

Comunque, lavorativamente, è stata un’esperienza molto bella e gratificante”.

Come si sente dopo 13 anni?

“Il peso di questi 13 anni si fa sentire eccome.

Credo che, per alcuni versi, le cose siano mutate anche in positivo, come il riassaporare il gusto per le tante piccole cose quotidiane che avevo perso; sicuramente sono diventato più calmo e riflessivo ed ho avuto più tempo per dedicarmi alle mie passioni ed ai miei interessi, e questo mi ha sicuramente giovato.

Francamente, comunque, dopo questi 13 anni di medioevo, mi trovo pronto ad una nuova ripartenza, un rinascimento, determinato a riscattare tutto quello che ho perso in questo periodo buio”.

Cosa pensa dell’attuale gestione del porto ?

“L’attuale gestione, francamente, non ha avuto ancora modo di operare fattivamente; praticamente da un anno è tutto fermo per il Covid-19, quindi non è possibile dare giudizi.

I giudizi si possono invece dare sulle gestioni che ci sono state dopo la mia e prima dell’attuale.

Tutte gestione che hanno fatto la fortuna dei porti limitrofi, come La Spezia, con errori gestionali, commerciali e proprio di valutazione di rapporti umani; errori evidenti a tutti coloro che sono esperti della questione e conoscono il mondo delle crociere e dei traghetti.”

La famiglia le è stata vicina?

“Certo la mia famiglia mi è stata sempre vicina, i miei figli sono stati un esempio di come con dignità bisogna adeguarsi ai cambiamenti che “esplodono” quando si viene coinvolti in una vicenda come la mia; sono stati sempre al mio fianco, mi hanno dato una grande forza per andare avanti”.

Che pensa di fare adesso?

“In questo momento sto ancora assaporando la fine positiva di questo incubo, durato la bellezza di 13 anni.

Poi, certamente, consapevolmente, placata l’euforia, mi piacerebbe rimettermi in gioco finché sono ancora “giovane”. Vediamo, Never Give Up, mai mollare!”

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