Le prospettive di ripartenza per il settore economico da parte del Centro Studi di Confindustria
Le prospettive di ripartenza per il settore economico da parte del Centro Studi di Confindustria.
Secondo una stima di Confindustria il Pil nel 2020 calerà del 10%; “Siamo indietro di 23 anni” questo, in estrema sintesi, dice l’analisi della situazione fatta dal Centro Studi di Confindustria.
Analizzandola, si legge che l’emergenza dovuta al Covid-19 sta bruciando, in Italia, 23 anni di Pil. Un uragano, iniziato a marzo, con un doppio shock di domanda e offerta che ha collassato l’economia italiana.
Il report arriva, appunto, dal Centro Studi Confindustria; il dato che balza agli occhi è quello relativo al calo del Pil italiano del -10% nel 2020 e del suo recupero parziale del +4,8% nel 2021.
La stima non integra per, il 2021, le risoluzioni di come il Governo utilizzerà le risorse europee previste dal Recovery fund.
Il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, costituisce un bivio cruciale per l’ Italia, a patto di coniugare un utilizzo appropriato delle risorse finanziarie con le riforme, una condizione ineludibile perché l’ Italia risalga la china.
Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sul rapporto del Centro studi Confindustria , ne ravvede la solidità e la condivisibilita’ sia nella sua parte analitica, che nella proposta delle policy”, ed è in sintonia con l’impostazione data dalla Nadef e che si intende dare al Recovery Plan.
All’Italia, si legge nel rapporti, serve un “cambio di paradigma”, per “risolvere i problemi infrastrutturali, come il Pil, la produttività e l’occupazione”.
Continuando la lettura dei dati, si rileva che nel 2020 si perderanno 410.000 posti di lavoro.
La caduta del Pil nel 2020 per effetto della pandemia si abbatterà sull’occupazione con un forte calo dell’1,8%, vale a dire che andranno in fumo 410 mila posti di lavoro nel 2020.
Nel 2021 con uno scenario incerto e critico a causa del PIL, la richiesta dell’offerta di lavoro resta insufficiente e l’occupazione calerà ulteriormente dell’1% (-230 mila persone).
I primi sei mesi del 2020 hanno registrato un calo del monte ore annuo lavorate del 15,1%. La causa,- spiega lo studio – dipende dal calo di ore pro-capite, del 13,5%), mentre l’ occupazione è scesa dell’1,5%, un dato contrastato dal ricorso alla cassa integrazione in deroga.
La stabilità occupazionale dei prossimi mesi “è garantita dall’estensione della cassa integrazione a condizioni favorevoli fino a fine anno” e “dal contemporaneo blocco dei licenziamenti”.
Fonte: Centro Studi Confindustria