Intervista a Alessandro Cosimi, risposte sul perché di una ricomparsa politica inaspettata
Intervista a Alessandro Cosimi, risposte sul perché di una ricomparsa politica inaspettata.
Dando un’occhiata alle liste elettorali delle regionali ormai prossime, i nomi noti in città non mancano. Personalità, professionisti, consiglieri uscenti, ex politici cittadini e non solo.
Nella grande coalizione a sostegno di Eugenio Giani, però, spicca il nome di una figura che a Livorno tutti conoscono, controversa e divisiva, fra sostenitori e detrattori.
Il nome è di per sé una presentazione, si chiama Alessandro Cosimi ed è stato il primo cittadino di questa città per dieci anni, due mandati.
Incontriamo l’ex sindaco di Livorno in una nota strada del centro, è lì che ci ha dato appuntamento. Ha l’aria rilassata ed informale, di chi è lontano dalla politica da ben sei anni.
Appena accomodati, iniziamo ad incalzarlo con alcune domande, quesiti che forse, scorgendolo nelle lise elettorali, sono venuti in mente ad un gran numero di persone.
La prima domanda è la più naturale, quella che si sono fatti tutti: da quando Alessandro Cosimi è renziano?
Alessandro Cosimi non è renziano, Renzi è un amico e questo non è un segreto, detto ciò, non si deve credere che allora io consideri Matteo il guru o il salvatore della patria.
Ha fatto degli errori ma ha combattuto per riforme assolutamente valide che ho sempre condiviso in pieno, mi viene in mente, per esempio, il “Dopo di noi”.
La mia convergenza in Italia Viva nasce da una visione comune, una progettualità che Renzi e questo suo partito hanno saputo fare, con un fattore di modernità e di equità non indifferente.
E questa è sempre stata la politica per me, un mezzo per la modernità e per l’equità, spesso assenti nel partito (PD, ndr).
Questo non è assolutamente un rinnegare la mia storia, o il partito stesso, ma la ricerca di un qualcosa in cui credo a prescindere dal mio passato politico, in un partito che ho contribuito a fondare e che sono fiero di aver rappresentato.
Cosa ti ha portato a staccarti dal PD e candidarti come capolista in Italia Viva?
Premetto che è stata una scelta non semplice, non certo fatta con leggerezza o superficialità.
Mi è stato proposto ed io ho accettato.
Vi è stata una specifica volontà da parte di questa nuova realtà politica di propormi come candidato al consiglio regionale ed io ho valutato e reputato di potermi mettere al servizio della mia comunità.
Ho sempre rispettato il partito da cui provengo, nonostante gli eventi del 2014. Ho scelto in questi anni di dare un contributo fondamentale, non porre per sei anni una serie di questioni che si sarebbero potute porre.
Lasciar lavorare lungo un percorso senza intromettermi. Anche questo lo considero un enorme contributo.
In Italia Viva, ci tengo a sottolinearlo, il contatto non è stato meramente elettorale, non sono qui a rincorrere una poltrona, il mio lavoro ce l’ho e sono riuscito a non mutare la mia vita nonostante l’assenza della politica.
L’impegno politico per me è una passione, un fuoco dentro che mi spinge a mettermi in gioco in prima persona.
Ma in Italia Viva ho trovato di più di un posto in lista, ho trovato contributi e idee per il futuro, libertà all’interno del gruppo, checché si tacci Renzi di essere una specie di dittatore.
A questo punto sorge spontaneo domandarsi cosa ti porti dietro di dieci anni da sindaco in questa esperienza elettorale:
Mi porto dietro un metodo e una volontà di studiare e cercare di tramutare speranze in progetti. Ma mi porto dietro anche la durezza del lavoro.
Perché un elettore allora dovrebbe scegliere Italia Viva al posto del Partito Democratico?
Italia Viva propone una cosa in più, fresca e frizzante: il tentativo concreto di risolvere dei problemi, la ricerca di un sociale costruttivo che segna la fine di un’epoca paternalistica della politica.
Una sua sfidante ci ha fatto notare come in questi anni i presidi ospedalieri in Toscana siano stati quasi dimezzati, cosa vuole rispondere da candidato della maggioranza uscente nonché dirigente Asl?
Questa è un attacco del tutto insignificante, che denota una mancanza di conoscenza della materia. Il tema del numero dei presidi ospedalieri non è pregnante, quanto invece lo è la qualità di ciò che offriamo.
Il modello Toscana lo ha dimostrato, reggendo benissimo l’urto della pandemia. Il numero dei presidi non è un indicatore.
Abbiamo raddoppiato i posti letto e abbiamo creato presidi d’eccellenza; se un parrucchiere esegue un taglio al giorno, non avrà una grande manualità e la possibilità di errore sarà molto alta.
Se un collega di questi esegue cento tagli giornalieri, avrà una capacità diametralmente più alta e un margine di errore rasente lo zero.
Questo esempio credo serva a chiarificare la questione e annientare polemiche inutili.
Come ultima cosa le chiediamo perché un elettore dovrebbe accordarle la sua preferenza, nonostante sia un volto già noto della politica, con anni di carriera alle spalle, quindi facilmente attaccabile?
Proprio per l’esperienza che ho, tutti mi conoscono, sanno cosa ho fatto e come lavoro, non ci sono segreti sul mio modus operandi.
Come ho detto conosco un metodo e sono disposto a studiare laddove si presenteranno delle ovvie e naturali lacune.
La questione che io sia un poltronaro credo sia incommentabile, sono stato fuori dalla politica per anni ed ho lavorato liberamente senza aver bisogno di rincorrere niente, io ho la mia professione alla quale torno con passione anche dopo un’eventuale sconfitta, il problema se lo dovrebbe porre chi non ha una propria storia professionale al di fuori della politica, la critica su di me è totalmente priva di fondamento. Avere una professione al di là della carica istituzionale consente di essere politici liberi, io mi ritengo tale.
Dopodiché la conversazione sfuma su aspetti personali e storici, mettendo in luce un Alessandro Cosimi del tutto sconosciuto, quello appassionato di filosofia che parla di politica con l’arte del filosofare.