Hotspot a Livorno: protesta contro la decisione del Governo

Nel mirino il nuovo centro per richiedenti asilo previsto dal Governo: associazioni e attivisti denunciano rischi per diritti e libertà personali

Cresce la mobilitazione contro la decisione del Governo di realizzare un nuovo hotspot per richiedenti asilo anche a Livorno, in vista dell’entrata in vigore – prevista per giugno 2026 – del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.

A sollevare critiche è il collettivo Azione Livorno Antifascista, che denuncia le conseguenze delle nuove normative europee e delle misure nazionali di recepimento. Secondo quanto previsto, nelle strutture hotspot le persone appena arrivate in Italia – spesso soccorse in mare dopo naufragi nel Mediterraneo – saranno identificate e potranno essere trattenute fino a tre mesi.

Un termine, quello di “trattenimento”, che secondo i promotori della protesta nasconderebbe in realtà una condizione di detenzione e privazione della libertà personale.

Al centro delle contestazioni c’è anche la cosiddetta “procedura accelerata” per l’esame delle domande di asilo, prevista dalla riforma europea e anticipata in parte dal decreto Cutro. Tale procedura riguarderebbe i richiedenti provenienti da Paesi con un basso tasso di riconoscimento delle richieste – inferiore al 20% – o le cui domande vengano considerate infondate.

Tra i Paesi citati rientrerebbero anche Nigeria, Somalia e Sierra Leone.

In questi casi, i richiedenti asilo potrebbero essere trattenuti in strutture di frontiera per un periodo massimo di tre mesi, in attesa della valutazione della domanda.

Secondo i critici, questo sistema comporterebbe una riduzione delle garanzie e delle tutele, oltre a un’estensione delle forme di detenzione amministrativa.

Nel mirino anche la gestione degli sbarchi: dal dicembre 2022, viene sottolineato, le navi delle ONG impegnate nei soccorsi sarebbero state indirizzate verso porti lontani dalle aree di intervento, tra cui anche Livorno. Una scelta che, secondo i contestatori, avrebbe contribuito a trasformare alcune città portuali in nuove “zone di frontiera”.

“Il rischio – si legge nella nota – è che Livorno diventi sempre più teatro delle politiche di contenimento dell’Unione Europea”, con conseguenze sia per i migranti sia per il tessuto sociale locale.

Nel documento si richiama anche un episodio recente, la morte di due giovani tunisini avvenuta in porto nei mesi scorsi, indicata come esempio delle criticità già presenti.

Viene inoltre espressa preoccupazione per l’eventuale apertura di un CPR (Centro di permanenza per il rimpatrio) sul territorio o nelle aree limitrofe. Strutture che i promotori della protesta definiscono “detentive”, evidenziando episodi di violenza e criticità già segnalati in altri centri italiani.

Secondo il collettivo, la trasformazione di Livorno in area di frontiera potrebbe avere ricadute anche sul piano sociale ed economico, aumentando condizioni di precarietà e sfruttamento lavorativo, in particolare per la popolazione migrante.

Da qui l’appello a contrastare quelle che vengono definite politiche di “detenzione preventiva e disumanizzazione” e a promuovere, invece, libertà di movimento e regolarizzazione dei lavoratori migranti.

La presa di posizione si inserisce in un dibattito destinato ad intensificarsi nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore delle nuove norme europee.

FONTE: COMUNICATO STAMPA POTERE AL POPOLO LIVORNO

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