“Le statue inquiete”: monumenti pubblici livornesi traslocati dalla loro sede originaria

Domenica 15 marzo se ne parla al Museo di storia naturale del Mediterraneo con l’intervento del prof. Giorgio Mandalis a cura dell’associazione “Livorno come era”

I monumenti pubblici sin dall’antichità sono stati innalzati per raffigurare e celebrare un determinato personaggio o un importante evento storico, talora come espressione tangibile del potere dominante all’epoca della loro realizzazione.

E nel tempo possono essere rimasti intatti, ma pure abbattuti, danneggiati o semplicemente spostati altrove allo scopo di renderli più visibili o, al contrario, per farli dimenticare poiché legati a un passato divenuto ingombrante.

La conferenza

Di questo aspetto con particolare riguardo a Livorno si parlerà nella conferenza dal titolo emblematico “Le statue inquiete” in programma domenica 15 marzo (ore 17) al Museo di storia naturale del Mediterraneo (via Roma, 234) con l’intervento del prof. Giorgio Mandalis.

Nell’incontro odierno, che rientra fra le attività divulgative dell’associazione “Livorno come era” di cui il relatore è presidente, saranno presi in esame otto casi di monumenti pubblici che nel tempo hanno subito trasferimenti dalla loro sede originale ovvero i “Quattro Mori”, Vittorio Emanuele II, Pietro Leopoldo, Leopoldo II, il Villano, Giovanni Fattori, Amedeo Modigliani e Benedetto Brin: «I monumenti pubblici – spiega Mandalis – esprimono il desiderio di tramandare un momento della storia nei cui valori l’intera comunità si riconosce. 

Spesso sono incarnati in un personaggio esemplare che si ritiene degno di memoria, altre volte sono solo espressione del potere in quell’epoca.

Comunque il monumento pubblico viene commissionato e posizionato in uno spazio per cui viene pensato, che grazie alla sua presenza si carica di significati simbolici ed estetici. Spostarlo dalla sede originale in assenza di cause di forza maggiore può costituire un atto di leggerezza».

I Quattro Mori

Fra i monumenti livornesi dall’esistenza più tormentata spicca quello dei “Quattro Mori” realizzato nel ‘600 per celebrare la figura del granduca Ferdinando I de’ Medici vittorioso sui corsari barbareschi. Il monumento recante i quattro mori incatenati rischiò infatti di fare una brutta fine durante l’invasione napoleonica del 1799 con i Francesi intenzionati ad abbatterlo e che infine si limitarono a sottrarne gli ornamenti in bronzo del basamento. 

Nel 1888 il complesso marmoreo fu quindi arretrato collocandolo al centro della piazza dinanzi alla darsena del porto, mentre alla fine degli anni ’30 del ‘900 fu avanzata l’idea di posizionarlo nella Piazza delle adunate ricavata davanti al Palazzo del Governo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, per salvarlo dai bombardamenti, fu poi trasferito per la parte marmorea alla Certosa di Calci, mentre i Quattro Mori dapprima furono trasportati al Cisternino di Pian di Rota e infine presso la Villa medicea di Poggio a Caiano. Il tutto fu poi ricollocato a Livorno nel 1950.

Granduca Leopoldo II di Lorena

Anche il monumento al granduca Leopoldo II di Lorena, noto col nomignolo di “Canapone”, ha conosciuto una sorte piuttosto movimentata: la statua fu commissionata verso il 1840 dal Comune al valente scultore livornese Paolo Emilio Demi per essere collocata nell’odierna piazza della Repubblica (all’epoca piazza dei Granduchi). 

Con i moti popolari del 1849 la statua fu parecchio danneggiata (rotto il naso e mozzate le mani), quindi rimossa e sepolta nel porto mediceo dove rimase per oltre un secolo. Difatti solo il 22 marzo 1956 la statua di Canapone venne finalmente riportata alla luce e in seguito collocata stavolta in piazza XX Settembre (dapprima fu ipotizzata la piazza del Cisternone) dove tuttora si trova venendo quindi, nel 2018, ripulita da sporco e graffiti e munita di una recinzione metallica con un intervento finanziato dal Comune insieme al Soroptimist di Livorno.

Info: ingresso a offerta libera – tel. 0586-266711

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