Sabato 14 marzo il secondo appuntamento di “Kosmos 2026” a cura di ALA (Associazione Livornese Astrofili)

Le civiltà precolombiane ovvero i Maya, gli Aztechi e gli Inca praticavano un’attenta osservazione del cielo e degli eventi astronomici, tutto ciò creando una strettissima connessione con le fasi della produzione agricola, i riti religiosi e il potere politico.
Di questo si parlerà sabato 14 marzo (ore 16,30) al Museo di storia naturale del Mediterraneo (via Roma, 234) con l’intervento di Carlo Lera nell’ambito di “Kosmos 2026”, la serie di incontri divulgativi organizzata da ALA “Associazione Livornese Astrofili” e intitolata “Sol Invictus – il potere del Sole” facendo riferimento alle implicazioni di ordine economico, politico e religioso a cui nell’antichità era legata l’osservazione della stella più vicina al nostro pianeta.
Implicazioni che, come accennato in apertura, ritroviamo anche nelle civiltà precolombiane: «L’astronomia per le civiltà precolombiane – spiega Carlo Lera – non era solo una scienza, ma il cuore pulsante della loro visione del mondo. Maya, Aztechi e Inca non guardavano il cielo per pura curiosità: lo leggevano come un calendario agricolo, una guida spirituale e uno strumento di legittimazione politica.
Sacerdoti-astronomi misuravano con precisione i cicli solari, lunari, di Venere e le eclissi, costruendo templi allineati agli astri per calendari complessi, usati per seminagioni e rituali divinatori.
L’astronomia era teocratica: prevedere eclissi e posizioni planetarie conferiva ai sacerdoti potere politico e religioso». Lo studio dei fondamenti di astronomia di quegli antichi popoli è stato possibile attraverso alcuni dei pochi documenti giunti sino a noi e, in particolare, da uno dei tre maggiori codici Maya ovvero il cosiddetto “Codice di Dresda”, un manoscritto di settantotto pagine risalente al XIII secolo, riccamente illustrato, dove di parla, fra l’altro, del moto orbitale di Venere, delle eclissi lunari e solari e della Luna con riferimento al suo influsso sulle malattie e sulle nascite.
Una preziosa fonte di studio in relazione all’astronomia sono inoltre i resti delle loro città e i monumenti tutti visibili che dominano il panorama circostante. Come, ad esempio, nel celebre sito di Chichén Itzà, con la grande piramide a gradoni di Kukulkan, in Messico, nella penisola dello Yucatàn, innalzata dai Maya-Toltechi attorno al XI-XIII secolo e nota anche come “El Castillo”. Sulla scalinata nord della piramide agli equinozi di primavera e d’autunno, all’alba e al tramonto, si forma un’ombra raffigurante un serpente piumato ovvero il Kukulkan (che per gli Aztechi assume il nome di Quetzalcoatl), una delle più importanti divinità del Centro America.
La serie di incontri per Kosmos 2026 si concluderà sabato 21 marzo con “Eclissi di Sole: il potere celato” a cura di Enrico Giorgi.
Info: ingresso libero – tel. 0586-266711

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