Fratelli d’Italia, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia Delmastro, e il Comitato “Vota no” hanno esposto le loro motivazioni per rendere chiare le posizioni sul voto

Livorno, 5 marzo 2026 – Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo si avvicina. A Livorno, due diverse conferenze stampa hanno appena chiarito le posizioni in campo. Da una parte c’è chi vuole cambiare la magistratura. Dall’altra, chi difende l’assetto attuale.
Il fronte del Sì: “Più equilibrio nel processo”
Fratelli d’Italia ha lanciato l’offensiva per il “Sì”. All’incontro ha partecipato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Insieme a lui c’erano Marcella Amadio, Alessandro Perini, Diego Petrucci e Chiara La Porta.
I promotori vogliono separare le carriere tra chi accusa (PM) e chi giudica. Marcella Amadio ha spiegato che la riforma non riguarda il Governo Meloni. Serve invece a far funzionare una giustizia in crisi. Anche Vinicio Vannucci, presidente della Camera Penale di Livorno, sostiene il progetto. Vannucci ha ricordato che gli avvocati penalisti chiedono questo cambiamento da anni.
Infine, Delmastro ha citato Falcone e Borsellino. Secondo il sottosegretario, i due magistrati avrebbero approvato la separazione dei ruoli.
Le ragioni del No: “Indipendenza a rischio”
Il comitato per il “No”, sostenuto in questo caso dall’avvocato Antonella Faucci e l’ex Procuratore Capo di Torino Armando Spataro, lanciano l’allarme. Insieme all’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), temono per la tenuta del sistema. Il rischio principale riguarda l’autonomia dei pubblici ministeri.
Secondo i critici, un PM lontano dai giudici potrebbe finire sotto il controllo della politica. Questa scelta romperebbe l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il fronte del No definisce la riforma “inutile e pericolosa”. Sostengono che i passaggi tra i ruoli siano già rarissimi. Inoltre, bocciano il sorteggio per il CSM e la nuova Alta Corte disciplinare. Questi strumenti indebolirebbero l’autorevolezza della magistratura.
Cittadini alle urne
La sfida entra nel vivo. Il centrodestra spiega la riforma con un linguaggio semplice. Il fronte del No difende invece il modello attuale come garanzia di uguaglianza. Il 22 marzo gli elettori decideranno il futuro della giustizia italiana.

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