Nel testo firmato da Massimo Braccini FIOM Livorno critica i decreti “sicurezza”: “colpiscono conflitto e organizzazione collettiva”

Il quinto decreto “sicurezza” e il cambio di paradigma
Livorno, 06 Febbraio 2026- Il governo continua a emanare decreti cosiddetti “sicurezza”. Siamo al quinto.
Un accumulo di norme che non intervengono sulle cause dell’insicurezza sociale. Colpiscono le manifestazioni: il conflitto, la protesta, l’organizzazione collettiva del lavoro.
È un cambio di paradigma evidente.
La sicurezza non si costruisce più attraverso diritti, lavoro stabile, salari dignitosi, coesione sociale.
La impongono attraverso il controllo, la prevenzione repressiva, la limitazione delle libertà.
Quando il dibattito partiva dalla dignità
Non è sempre stato così.
Ci sono stati anni in cui, nel dibattito pubblico e parlamentare, si usavano parole alte.
Anni in cui si partiva dalla dignità umana come fondamento della persona. Un principio da tutelare contro l’alienazione e lo sfruttamento.
Anni in cui il lavoro non era considerato un problema di ordine pubblico, ma il cuore stesso della democrazia.
Oggi il linguaggio è cambiato.
Alla dignità si è sostituita la paura.
Ai diritti, l’emergenza.
Alla persona, il sospetto.
La dignità concreta che chiedono i lavoratori
Noi non facciamo leggi.
Ma tutto ciò che i lavoratori ci chiedono, da anni, è esattamente questo: la tutela della loro dignità.
Una dignità concreta. Fatta di salario, diritti, tempi di vita, sicurezza reale nei luoghi di lavoro.
Una dignità che rifiuta di essere compressa dal ricatto, dalla precarietà, dallo sfruttamento.
Per noi questa dignità non si invoca. Si conquista democraticamente.
Con lo sciopero, con la manifestazione, con l’organizzazione collettiva.
Conflitto non è violenza
Lo diciamo con assoluta chiarezza: siamo contro ogni forma di violenza.
Contro le persone, contro le cose, contro gli animali.
La violenza non ci appartiene e non fa parte della nostra storia.
Ma respingiamo con forza l’idea che il conflitto sociale venga confuso con la violenza.
Perché senza conflitto non c’è progresso. E senza conflitto il lavoro resta subordinazione.
Contratti e tutele nascono dalla forza collettiva
Il rinnovo del nostro contratto nazionale non è stato un regalo.
È stato il risultato di scioperi, mobilitazioni, cortei, picchetti.
È stato il frutto della forza collettiva di lavoratrici e lavoratori che hanno costretto chi non voleva negoziare a farlo.
Questa è democrazia reale, non una sua deviazione.
I nuovi decreti sicurezza vanno nella direzione opposta.
Non si tratta di punire singoli comportamenti isolati. L’obiettivo reale è colpire l’organizzazione sindacale e la capacità collettiva di difendere i diritti dei lavoratori.
Introducono sanzioni sproporzionate e responsabilità preventive.
Rendono rischioso coordinare scioperi e manifestazioni.
Scoraggiano l’azione collettiva.
“Una tassa sulla democrazia”
È una vera e propria tassa sulla democrazia.
Le regole e le sanzioni rendono rischioso e costoso organizzare scioperi e manifestazioni.
Colpiscono chi vive del proprio salario.
Colpiscono chi deve lottare collettivamente per difendere i propri diritti.
Limitano la libertà di organizzazione e mobilitazione.
Noi non accettiamo questo arretramento.
Continueremo a manifestare pacificamente, a scioperare, a lottare democraticamente.
Abbiamo già attraversato una fase storica in cui scioperare era considerato un reato e non si poteva manifestare.
Oggi non possiamo permettere che la storia si ripeta.
Senza manifestazioni pacifiche non c’è democrazia
Senza libere manifestazioni pacifiche non c’è democrazia.
C’è un brutto vento che tira dall’America. Repressione che spesso sfocia in violenze contro cittadini inermi.
E noi non vogliamo che simili logiche vengano importate nel nostro Paese.
Perché senza sindacati forti non c’è lavoro dignitoso.
E senza lavoro dignitoso non esiste sicurezza che tenga.
Massimo Braccini, Segretario generale FIOM Livorno

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