Toscana, allarme Ires-Cgil: 20mila posti a rischio e rischio stagnazione

Nel report cresce la cassa integrazione: Livorno pesa per il 17,3% delle ore di Cigo. Raddoppia la Cigs e aumentano i salari sotto i 1.000 euro

Ph. Kateryna Babaieva

Un rischio occupazionale che vale 20mila posti

Firenze, 04 Febbraio 2026- In Toscana aumentano il lavoro povero e la cassa integrazione. Nel focus Ires-Cgil sull’economia regionale, presentato a Firenze, l’allarme è chiaro: senza un cambio di modello di sviluppo il rischio è una stagnazione di lungo periodo, con circa 20mila posti in bilico considerando chi è in cassa integrazione straordinaria.

Il presidente Maurizio Brotini parla di trasformazione con “i caratteri della crisi”. E avverte che, esauriti gli effetti di strumenti come Pnrr e bonus edilizi, si potrebbe arrivare a un “collasso del sistema”.

Cigs raddoppiata e investimenti in frenata

Tra i segnali più pesanti c’è la dinamica degli ammortizzatori: nei primi nove mesi del 2025 le ore di Cigs risultano raddoppiate rispetto al 2024 e superano quota 16 milioni.

Sul fronte degli investimenti, la Toscana cresce poco: +0,7% contro una stima nazionale del 2,4%. Un divario che, nel report, viene collegato a un circolo vizioso fatto di bassa produttività, salari deboli e crisi industriale.

Pil debole e lavoro stabile che arretra

Nel 2025 l’aumento del Pil è stimato allo 0,3%, sotto la media nazionale. Nel lungo periodo, inoltre, la crescita resta appena sopra i livelli del 2007. Intanto aumenta il tasso di occupazione, ma diminuiscono i lavori stabili e ben retribuiti.

Lavoro povero: 200mila sotto i 1.000 euro

Il report fotografa anche il peso del lavoro povero. Nel settore privato il salario medio mensile viene indicato in 1.403 euro. Ma per 115mila persone, concentrate nei servizi di ristorazione, la media scende a 738 euro. Nel complesso, in Toscana, 200mila persone guadagnano meno di 1.000 euro al mese.

La mappa della cassa integrazione: Livorno tra le prime province

Per la cassa integrazione ordinaria nel 2025 si registra una crescita del 29%, con il 90% delle ore nell’industria. La distribuzione territoriale vede Firenze e provincia al 36% delle ore. Subito dopo c’è Livorno, che pesa per il 17,3%. Seguono Pisa (13,1%) e Arezzo (8,9%). La crescita più marcata, invece, è indicata a Siena.

È un passaggio importante anche per il territorio livornese, perché racconta quanto la pressione sugli ammortizzatori sia già concreta lungo la costa e quanto il tema lavoro resti centrale, soprattutto nei comparti industriali.

I rischi del 2026

Guardando al 2026, Andrea Cagioni indica tre fattori di rischio principali: il prolungamento della crisi manifatturiera, la centralità della rendita immobiliare e finanziaria e le incertezze geopolitiche, che potrebbero trasformarsi in nuovi aumenti dei costi energetici.

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