Villa Porcelli: furto al centro pubblico per l’autismo

Rubati tablet per la comunicazione aumentata, pc e altro: le parole dell’assessora Monni

Livorno, 25 gennaio 2026 – Tablet per la comunicazione aumentata, computer e altri strumenti da lavoro, questo è ciò che è stato sottratto l’altra notte al centro pubblico per l’autismo. Materiale necessario per gli oltre 200 frequentatori della struttura, molti dei quali minori.

I ladri si sono introdotti all’interno della struttura, forzando una porta d’ingresso e, una volta dentro, hanno messo a soqquadro i locali e sono fuggiti con la refurtiva.

A denunciare l’accaduto l’assessora regionale alla sanità Monia Monni, che nella seguente nota ha espresso tutta la rabbia e l’amarezza per quanto successo:

“Villa Porcelli, a Livorno, è un centro pubblico per l’autismo. È uno spazio fondamentale per 156 minori e 54 adulti che lì costruiscono, giorno dopo giorno, la possibilità di comunicare, di orientarsi, di stare nel mondo.

È un lavoro importante, serio, preciso, fatto di competenze, continuità e rispetto. Stanotte Villa Porcelli è stata violata. Una porta forzata, spazi messi a soqquadro. Sono stati rubati tablet per la comunicazione aumentativa, computer, strumenti di lavoro”.

Non solo strumenti, ma parole

“Non erano oggetti. Erano parole. Erano ponti. Erano possibilità concrete di relazione. Senza quegli strumenti, per qualcuno parlare diventa impossibile, il mondo torna muto e la vita molto più faticosa.

Ero lì pochi giorni fa ed ho visto cosa significa lavorare in quel posto.

Ho visto operatrici ed  operatori competenti, attenzione reale alle persone, un servizio pubblico che funziona perché è costruito con tempo, cura, responsabilità”.

Tanta rabbia e amarezza

“Oggi sono arrabbiata, tanto. Sentire la voce affranta di Claudia, una mamma il cui figlio frequenta il centro, è stato un pugno nello stomaco.

Purtroppo non stiamo parlando “solo” di un furto. Questo è un colpo inferto a chi è più fragile. È violenza su un servizio pubblico che serve a garantire diritti essenziali.

È togliere strumenti a chi già combatte ogni giorno per farsi capire. È qualcosa di crudele e incomprensibile, che ferisce profondamente.


Ma a Claudia e a tutti gli altri genitori, alle ragazze e ai ragazzi, alle operatrici e agli operatori voglio dire solo che ci rialzeremo e lo faremo presto. Prestissimo”.

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