Una location che, con il suo fascino storico e la vista sul mare, ha reso l’evento ancora più speciale

Il 14 settembre la Fortezza Vecchia di Livorno si è trasformata in un palcoscenico suggestivo per il concerto dei Nomadi, tappa del loro tour nazionale. Una location che, con il suo fascino storico e la vista sul mare, ha reso l’evento ancora più speciale. Sul palco, la band più longeva d’Italia ha dimostrato ancora una volta di saper unire passato e presente, memoria e rinnovamento, offrendo uno spettacolo intenso e genuino.
Eppure, nonostante la qualità del concerto e l’energia degli artisti, qualcosa è mancato: Livorno non ha risposto come ci si aspetterebbe davanti ai Nomadi. Il pubblico era numeroso, la Fortezza gremita, ma in gran parte composto da spettatori seduti e di età medio-alta, poco partecipativi e lontani dallo spirito che un live dei Nomadi porta con sé. Al concerto dei Nomadi non si va solo per ascoltare, ma per cantare, condividere, vivere insieme la musica e i concetti che vengono espressi grazie alla musica.
La band, da parte sua, non ha deluso. Anzi. Ha regalato emozioni anche grazie alle proiezioni visive, una novità per un gruppo da sempre legato alla dimensione più folk e popolare, meno artefatta nei concerti. La scaletta ha unito classici intramontabili e brani di epoche diverse, con un’apertura forte e simbolica affidata a “Contro”, seguita da capisaldi come “Ma che film la vita”, “Noi non ci saremo”, “Cartoline da qui”, “Marinaio di vent’anni”, “La mia terra”, “Dove si va” “Canzone per un’amica”, “Sangue al cuore” ed altre tra le più famose e datate.
Negli anni, molti dopo la formazione nel lontano 1963, tanti artisti hanno arricchito la storia dei Nomadi, se si può dire tra i più “recenti”: Cico, Massimo, Sergio e prima di loro Elisa, Francesco, Daniele e dopo Danilo, Cristiano… non solo nomi di una grande famiglia musicale ma energie in condivisione di ideali. Oggi la nuova formazione con Yuri Cilloni e Domenico Inguaggiato funziona bene. Yuri è empatico e coinvolgente, capace di scendere tra il pubblico per cantare con la sua voce nuova ed opportuna che non ricorda nessuno (se non Yuri) , portando la sua personalità autentica ed innatamente “Nomade ”.

La dimensione del progetto Nomadi perfettamente rappresentata anche dal “nuovo” batterista, che a fine serata è senza metterlo in mostra, dona con un gesto bello e simpatico, ben due paia di bacchette ad alcuni fan. Entrambi i “nuovi“ contributi portano avanti un progetto che non dimentica le origini ma guarda al futuro.
A quasi ottant’anni, Beppe Carletti resta il cuore pulsante dei Nomadi: traduce in musica i temi universali scritti e cantati da Augusto Daolio, anima eterna del gruppo. Attorno a lui, la band rinnova con entusiasmo e convinzione quell’idea di libertà e umanità che ha reso i Nomadi una realtà unica nel panorama musicale italiano.
Ma se sul palco i Nomadi hanno confermato la loro grandezza, tra il pubblico non si è respirato lo stesso spirito. Un concerto dei Nomadi non è un evento “da una volta nella vita”: dopo averne vissuto uno, se ne desiderano altri, perché ogni volta è un’esperienza che unisce e trascina. Stavolta, però, Livorno ha applaudito ma non ha cantato, non ha ballato … perdendo l’occasione di vivere davvero la magia di un gruppo che, malgrado il passare degli anni, resta genuino, vero e sempre vivo: Sempre Nomadi!

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